La conferma in Cassazione della condanna a una lunga reclusione del gioielliere astigiano non ha purtroppo sorpreso nessuno. Prescindendo dai profili strettamente giuridici di quella che sarà la motivazione della sentenza, probabilmente incardinata sul concetto di attualità dell'offesa, occorre considerare come la cultura liberale attribuisca valore alla proprietà privata dei cittadini solo quando questa sia correlata agli interessi del mondo finanziario e mai alla cosiddetta "rendita di posizione", ovvero al controllo di una risorsa esclusiva. In termini molto semplificati il mondo borghese, figlio di una cultura mercantile, tutela la proprietà privata solo quando è generata come prodotto finanziario e non come bene primario ed esclusivo di un cittadino. La prima rivoluzione industriale ha gettato sul lastrico gli artigiani che vivevano senza necessità di prestiti bancari e ha favorito la crescita di fabbriche che invece richiedevano finanziamenti necessari all'esercizio dell'attività di impresa, dando vita al ciclo economico del prestito e della successiva restituzione del capitale maggiorato degli interessi, attraverso la ricerca di una plusvalenza tra il costo del lavoro e il ricavo. Il sistema liberale, a differenza del mondo pre-moderno della Tradizione, non tutela in alcun modo le proprietà private esclusive, piccole o grandi che siano, dei Cittadini e la sentenza odierna della Cassazione avalla tale impostazione culturale. Mentre in un sistema sociale e valoriale metafisico viene data primazia all'Etica, in un sistema sociale empirico - borghese solo la logica finanziaria finisce col trovare tutela. Da ciò consegue che un galantuomo che ha difeso i propri averi venga ristretto in un carcere alla stregua di un volgare delinquente.
Claudio Berrino
