giovedì 16 luglio 2026

LO STATO METAFISICO NON È LO STATO EMPIRICO

La conferma in Cassazione della condanna a una lunga reclusione del gioielliere astigiano non ha purtroppo sorpreso nessuno. Prescindendo dai profili strettamente giuridici di quella che sarà la motivazione della sentenza, probabilmente incardinata sul concetto di attualità dell'offesa, occorre considerare come la cultura liberale attribuisca valore alla proprietà privata dei cittadini solo quando questa sia correlata agli interessi del mondo finanziario e mai alla cosiddetta "rendita di posizione", ovvero al controllo di una risorsa esclusiva. In termini molto semplificati il mondo borghese, figlio di una cultura mercantile, tutela la proprietà privata solo quando è generata come prodotto finanziario e non come bene primario ed esclusivo di un cittadino. La prima rivoluzione industriale ha gettato sul lastrico gli artigiani che vivevano senza necessità di prestiti bancari e ha favorito la crescita di fabbriche che invece richiedevano finanziamenti necessari all'esercizio dell'attività di impresa, dando vita al ciclo economico del prestito e della successiva restituzione del capitale maggiorato degli interessi, attraverso la ricerca di una plusvalenza tra il costo del lavoro e il ricavo. Il sistema liberale, a differenza del mondo pre-moderno della Tradizione, non tutela in alcun modo le proprietà private esclusive, piccole o grandi che siano, dei Cittadini e la sentenza odierna della Cassazione avalla tale impostazione culturale. Mentre in un sistema sociale e valoriale metafisico viene data primazia all'Etica, in un sistema sociale empirico - borghese solo la logica finanziaria finisce col trovare tutela. Da ciò consegue che un galantuomo che ha difeso i propri averi venga ristretto in un carcere alla stregua di un volgare delinquente.

Claudio Berrino

domenica 7 giugno 2026

L'ENUNCIATO NUCLEARE È UNA TESI INNATURALE

Correvano gli anni '70 e il FUAN di Torino, accogliendo con entusiasmo le tesi ambientaliste del GRECE francese (Groupement de recherche et d'études pour la civilisation européenne), costituiva territorialmente un Gruppo di Ricerca Ecologica esprimendo una rigorosa opposizione nei confronti dell'ipotesi di ricorso all'energia nucleare, considerata pericolosa e innaturale espressione di una tecnologia moderna che ben poco aveva a che vedere con la Téchne tradizionale. È purtroppo di questi giorni la notizia di una diffusa volontà di utilizzo del nucleare, presentato mendacemente quale forma di "energia pulita". Un lavaggio del cervello mediatico volto a generare confusione anche nei pochissimi osservatori critici presenti nel tessuto sociale italiano. In particolare, il "nucleare pulito " non esiste poiché se da un lato non produce gas serra durante la generazione di energia, dall'altro genera scorie radioattive che restano pericolose per migliaia di anni. La promessa di un'energia pulita e inesauribile viene impropriamente associata alla fusione nucleare. Tuttavia si tratta di una tecnologia ancora in fase sperimentale che, per una sua realizzazione e per l'accertamento di una effettiva assenza di pericolosità ambientale, richiederà numerosi decenni. E ancora, le centrali a fusione generano comunque scorie radioattive, sia pure in quantità inferiori rispetto al nucleare tradizionale a fissione. Dalla prima rivoluzione industriale a oggi abbiamo assistito ad una progressiva dequalificazione della vita umana che ci è stata presentata sotto il falso nome di "progresso ". L'uomo viveva in armonia con sé stesso e con la Natura anche senza una industrializzazione selvaggia, computer, reti digitali, telefonia portatile, energia nucleare e altre espressioni volgari di un mondo moderno votato alla sua progressiva entropia.

Avv. Claudio Berrino

venerdì 27 marzo 2026

MENSUR - La scelta di non scegliere

Il male è difficile da definirsi, in quanto si traduce contemporaneamente nella violazione della morale collettiva, dell'etica individuale, nell'empietà o nella nocività di una persona, di un sodalizio di persone o di una cosa. In questi giorni si sentono molte persone che, nella scelta tra gli schieramenti politici, invocano "il male minore", quasi che una negatività in ragione della sua minore misura possa o debba essere scelta. Il percorso logico di costoro è carente in quanto mentre in una condizione di patologia biologica è preferibile scegliere l'inevitabile male minore in una dimensione politica si è facoltizzati a non scegliere. Per essere maggiormente chiari, tra andare a votare tra due differenti "mali" è sicuramente più dignitoso scegliere di non scegliere, ovvero di far propria quella che Nietzsche definisce la prima virtù di un aristocratico: "il senso della distanza" (Mensur).

Avv. Claudio Berrino

giovedì 12 marzo 2026

"TERTIUM DATUR"

Stiamo assistendo in questi giorni agli ultimi interventi  a favore del Sì oppure del No al quesito referendario relativo alla separazione delle carriere dei Magistrati.  Reputo opportuno soffermarmi sul "tertium datur" ovvero  il pensiero di quegli italiani favorevoli al Boh, quella esclamazione primaria, usata nel linguaggio informale per esprimere incertezza, dubbio, incredulità o disinteresse. Pare infatti del tutto evidente che la maggioranza numerica degli italiani, che già non vota in occasione delle elezioni politiche o amministrative in ragione dell'inadeguatezza dell'offerta, non si recherà a votare nemmeno per il quesito referendario. Ciò avverrà non per negligenza ma per la maturata consapevolezza che nel nostro sistema di democrazia rappresentativa (che non è certamente il modello ateniese) il diritto di voto serve esclusivamente a un fine di legittimazione del sistema anziché a suo indirizzo. Secondo Ernst Jünger l'atto di votare nelle democrazie moderne è del tutto  inutile perché il sistema elettorale è diventato un automatismo tecnico che annulla la vera libertà individuale e la capacità di incidere sulla realtà. Il passaggio dai sistemi elettorali proporzionali puri a quelli con premio di maggioranza, che vanifica il rapporto tra voti raccolti ed esercizio del potere politico, attesta la correttezza di questa analisi.

Le elezioni moderne non sono del resto un esercizio di libera volontà, ma processi manipolati dalla tecnica e dalla propaganda. Il cittadino crede di scegliere, ma in realtà risponde a meccanismi mediatici prestabiliti dal potere crogiolandosi nell'illusione di una scelta in realtà indotta dalla pressione mediatica che l'ha generata. La verità o il valore di un'idea pare del resto  illogico dipendano dalla quantità di voti ricevuti. Questo "automatismo del numero" sacrifica l'eccellenza e l'autonomia spirituale del singolo. Nello Stato moderno l'apparato burocratico e tecnico è così pervasivo che il voto non può realmente cambiare la direzione della "nave del progresso". La politica istituzionale è vista come una maschera che nasconde il dominio della tecnica sulla vita umana. Jünger contrappone al "voto" ed agli acefali votanti la figura del Ribelle (o colui che "passa al bosco"). La vera libertà, afferma, non si esercita nell'urna, ma nella capacità del singolo di sottrarsi al condizionamento collettivo e di mantenere una propria sovranità interiore inviolabile. In sintesi, per Jünger il voto è un rito di legittimazione di un sistema che ha già deciso la propria rotta con modalità autoreferenziali quando non eterodirette. La vera azione politica e spirituale risiede oggi nella resistenza culturale individuale e nel rifiuto di farsi "catalogare" dalle statistiche elettorali ignorando politiche di convincimento degne dei peggiori piazzisti. Il "Passaggio al Bosco" jüngeriano, l' "Apolitia" evoliana o l' "Esilio Interiore" debenoistiano  in talune situazioni celano un significato etico e un valore politico maggiore di quello esercitato nelle loro tecniche affabulatorie dai professionisti (o meglio, stipendiati) della politica o dagli aspiranti tali.

Avv. Claudio Berrino

mercoledì 17 dicembre 2025

IL SACRO, IL PROFANO E LA PROFANAZIONE DEL SACRO

Più vivo e meno mi riconosco nei miei contemporanei. È di oggi lo sdegno mediatico e politico espresso nei confronti di un provvedimento giudiziale di scarcerazione dell'Imam di Torino, che precedentemente era stato ristretto nel CPR di Caltanissetta in virtù di un provvedimento amministrativo rivelatosi illegittimo. I parallelismi tra la cultura Islamica e il terrorismo paiono viziati da grossolana grettezza se non da crassa ignoranza. Paragonare un intellettuale arabo o un ministro di culto islamico a un "maranza" è esattamente come comparare il misticismo Sufi, Avicènna o Averroè a Don Alì. Premettendo e precisando che non sono un seguace di nessun culto monoteistico abramitico, sia esso il cristianesimo, l'Islam o l'ebraismo, in quanto profondamente affascinato dalle antiche religioni, non posso non osservare come la cultura "moresca" abbia condizionato favorevolmente molte regioni ispaniche nella musica e nelle arti, arricchendole significativamente. Per non parlare dei preziosi apporti alle scienze matematiche. Così pure un intellettuale di alto profilo come René Guénon, pietra miliare del Tradizionalismo primordiale, si è convertito in età matura all'Islam andando a vivere, condurre studi e a morire a Il Cairo. E ancora mi risulta che il Presidente della Fondazione Biennale di Venezia si sarebbe convertito negli scorsi anni alla religione Islamica. Tanto premesso il problema reale del terrorismo, che nulla ha a che vedere con la cultura araba e la religione Islamica, è che questo viene originato da condizioni di degrado umano e culturale di quelle generazioni che sono state indotte dai fautori del globalismo a stabilizzarsi in aree geografiche diverse da quelle di origine, perdendo i riferimenti spirituali e culturali necessari per condurre una vita equilibrata e degna di essere vissuta. Il mezzo migliore per evitare contrasti religiosi e sociali è che ognuno viva serenamente nella terra che ha dato i natali ai propri avi, rifuggendo le lusinghe di quanti vedono nel meticciamento culturale e nell'indistinto il destino ultimo dell'umanità.

Avv. Claudio Berrino

lunedì 17 novembre 2025

IL FATO RENDE LIBERI

Attraverso il sorteggio, nella democrazia ateniese, venivano assegnati gli incarichi pubblici all'interno della Bulé. Il sorteggio con la riforma della Giustizia indicherà i componenti dei differenti organi di autogoverno della magistratura inquirente e requirente. Sarebbe dunque logico ipotizzare il sorteggio tra i cittadini anche nella composizione del sistema parlamentare. In questo caso i potenziali candidati, ovvero tutti i componenti del popolo, verrebbero eletti non su indicazione delle segreterie dei partiti, non sulla base di quanto investono nella campagna elettorale, non in forza del possibile "aiutino" proveniente dalla malavita organizzata o dal sistema economico ma in quanto prescelti tra i cittadini italiani dal Fato. Un ineluttabile, non contrastabile, non corruttibile e superiore potere, sicuramente più affidabile da quello originato dagli insaziabili appetiti politici. Una simile dinamica consentirebbe lo smantellamento della enclave dei politici di professione, restituendo gli attuali parlamentari alla loro condizione sociale originaria e permetterebbe a ogni singolo Civis di avere la potenziale aspettativa di svolgere quella funzione pubblica che, in un sistema sociale non corrotto, costituisce appannaggio di ogni uomo libero.

Avv. Claudio Berrino

giovedì 23 ottobre 2025

LA PENSIONE DI MATUSALEMME

Apprendo che il Governo Meloni vuole innalzare l'età pensionabile oltre alla attuale  soglia "matusalemmica" dei 67 anni adducendo, quale ragione, l'allungamento della vita media. Penso quando, ormai quasi mezzo secolo fa, il Professor Golzio, Ordinario di Statistica, ci parlava a lezione dell'allungamento della vita media come esempio scolastico di "menzogna statistica", in quanto derivato unicamente dal crollo della mortalità neonatale, passata da oltre il 20% a meno del 2%. In breve gli ottuagenari esistevano nel medioevo quanto nel XIX secolo, ma la media statistica considera oggi il venir meno delle morti neonatali e quindi "allunga" statisticamente la durata della vita media. Sorrido. Penso poi che ai tempi di quel vituperato Regime che non si può nemmeno nominare perché siamo in democrazia, altrimenti si viene processati e condannati, gli uomini andavano in pensione a 60 anni e le donne a 55 in virtù della legge 6 luglio 1939 n.1272 avente titolo "Riduzione dell'età di accesso alla pensione di vecchiaia" . Sorrido ancora, ma non dovrei.


Avv. Claudio Berrino.