martedì 7 febbraio 2017

VENDETTA PRIVATA

Nei giorni scorsi, a Vasto, il marito di una giovane donna morta alcuni mesi prima, a seguito di un investimento pedonale determinato da guida pericolosa, ha ucciso l’uccisore. L’evento, oggettivamente tragico e doloroso, può costituire spunto per alcune riflessioni in materia di Vendetta Privata.
Un istituto che in epoca moderna appare, nel sentimento comune, “barbaro” (nel senso proprio del termine), antigiuridico (viene penalmente sanzionato), contrastante con il principio di devoluzione integrale allo Stato dell’esercizio di quel diritto di vendetta che nelle Società Tradizionali era demandato al parente superstite o al suo gruppo agnatizio.
Con la formazione degli Stati Nazionali, a partire dal XVI secolo, e successivamente con le elaborazioni filosofiche e giuridiche della “Teoria Generale dello Stato” viene soppressa la possibilità, per un privato, di ottenere soddisfazione per la lesione di un proprio diritto ricorrendo all'uso della forza, dovendo obbligatoriamente demandare al Leviathano, nuova sorta di “Divinità Laica”, la tutela del torto subito.
Ovviamente, nella Storia dell’Uomo, non sempre è stato così. Secondo il diritto germanico, antico ed intermedio, la tutela del diritto spettava in primo luogo al singolo, alla sua famiglia e al suo gruppo gentilizio e solamente in caso di necessità allo Stato – inteso come Stato Collettività ovvero all'intero popolo - o ai suoi capi e rappresentanti.
Il gruppo parentale superstite aveva il diritto di vendicarsi, e di dare inizio di propria mano ad una faida, così da costringere chi gli aveva procurato danno a espiare la propria colpa. Per questa ragione, nella tradizione germanica, la faida aveva dignità di istituto giuridico.
Ma poiché esso metteva in discussione la sicurezza del più debole rispetto al più forte, si faceva in modo – per equità - di intervenire a favore del danneggiato qualora questi non volesse o non potesse avvalersi del suo diritto di faida. Chi aveva provocato il danno veniva portato di fronte ad un tribunale e costretto a dare soddisfazione al danneggiato. Generalmente tale soddisfazione consisteva nel pagamento di una determinata somma di denaro (guidrigildo), ed in questo modo si ripristinava la pace tra le parti. Nel regno dei Longobardi la sostituzione della faida con il guidrigildo venne sancita con l'Editto di Rotari (643).
La differenza sostanziale rispetto agli ordinamenti giuridici odierni, è che il ricorso a una procedura di tipo processuale era facoltativo ed alternativo alla possibilità di tutelare il proprio diritto autonomamente, facendo anche uso della forza. Uso della forza che in questo caso era considerato pienamente legittimo - a differenza del diritto moderno, nel quale esiste la figura del reato di ragion fatta.
Questa digressione storica-giuridica mi conduce ad esprimere perplessità su una forma di riparazione del torto giuridico subito demandata in termini “monopolistici” allo Stato, in quanto “terzo” rispetto alla sfera giuridica ed affettiva violata dall’azione delittuosa, quindi minormente sensibilizzato rispetto a chi ha subito in prima persona lo strazio conseguente al torto giuridico stesso.
Il demandare al Leviathano l’esercizio del “monopolio della giurisdizione e della vendetta“ sconta gli effetti di impostazioni egualitaristiche, in forza delle quali si giunge alla considerazione assurda dell’eguaglianza della misura del dolore personale prodotto dall’evento delittuoso, ed ancor più al principio della uguaglianza di fronte alla Legge.
In virtù di questo principio il Santo, il Genio, il Filantropo o anche semplicemente il probo cittadino quando commettono un reato vengono considerati - e giudicati - dalla propaggine giurisdizionale del Leviathano alla stregua del criminale abituale, del pervertito o della peggiore feccia umana.
Così pure viene istituita una sorta di “omologazione del dolore” quando le stesse persone subiscono un torto giuridico, che ha la conseguenza di fare soggiacere ad una pena predeterminata l’autore dell’illecito, a prescindere dalla misura reale della devastazione effettiva della sfera giuridica ed affettiva del destinatario dell’illecito, di volta in volta prodotta.
Tutto ciò quale tributo votivo offerto sull’Ara della Divinità di una innaturale eguaglianza.



                                                                           Presidente Circolo culturale Synerghein
                                                                                          Avv. Claudio BERRINO



venerdì 13 gennaio 2017

MORIRE DI STATO



L’Avv. Claudio BERRINO con l’On.le Giancarlo GIORGETTI

Nei giorni scorsi, nell’indifferenza mediatica più assoluta, si è spento nel reparto di malattie infettive dell’Ospedale Molinette di Torino un ragazzo di 25 anni, colpito da meningite.
Da un successivo accertamento condotto presso il laboratorio dell’ Istituto Superiore della Sanità è emerso che il povero giovane avrebbe contratto un’ infezione batterica  prodotta da “meningococco di tipo W”.
Un batterio non esistente alle nostre latitudini ma diffuso nei paesi centro-africani.
L’evento privato di per sé tragico, ovvero la morte di un ragazzo di 25 anni, diviene, alla luce delle risultanze cliniche, un evento pubblico e, in senso lato, politico.
Il fenomeno della migrazione incontrollata, favorita dai servizi di “soccorso in mare” realizzati dalla Marina Militare di Stato a spese, e contro il volere, dei contribuenti che di fatto finanziano forzosamente detta non richiesta attività, sta riverberando effetti letali sui cittadini italiani.
Vi sono responsabilità umane, personali e politiche, gravissime che, con ogni probabilità, verranno ricordate quando la dissoluzione del tessuto sociale italiano lascerà spazio al redde rationem.
   

                                                                                   Avv. Claudio BERRINO


martedì 13 settembre 2016

DEMOCRAZIA DIRETTA vs E-DEMOCRACY



Intervista al Presidente del Circolo culturale Synerghein sul tema della
Democrazia Diretta Vs E_Democracy



STATO COLLETTIVITA' vs STATO APPARATO




Intervista al Presidente del Circolo culturale Synerghein sul tema dello
Stato Collettività Vs Stato Apparato


http://youtu.be/R13Rwkgt0dI

IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA'




Intervista al Presidente del Circolo culturale Synerghein sul tema del Principio di Sussidiarietà


http://youtu.be/nvLLHOesoLs

mercoledì 13 luglio 2016

Boomerang per la sinistra. Da Dallas a Fermo. Solidarietà cieca pronta assoluta per chi non è italiano



Notizie da Dallas. Corteo pacifico di afroamericani: uccisi cinque poliziotti, feriti altri sette. C’è da domandarsi cosa sarebbe successo se il corteo non fosse stato pacifico…

“Pochi morti ha detto Obama non possono condizionarci”. Per lui, come al solito, la colpa è delle armi, che, come sanno tutti i buoni democratici, sono brutte e cattive. Concorda con lui anche la peppietta isterica che aspira alla sua successione.


Le prefiche che leggono i telegiornali mediaset, e con loro il Cecchi Paone, parlano di due fazioni contrapposte pei i fatti di Dallas. Da una parte la fazione delle forze dell’ordine che sono lo Stato. Dall’altra la fazione di tutti i buoni afroamericani. Due fazioni a confronto, come i tifosi di due squadre di calcio.


Il filosofo libanese Gadolernice è l’ideatore di un moderno teorema che recita: se un africano uccide con un piccone tre italiani, è raptus. Se un italiano colpisce con un pugno un africano è razzismo.

Sia la RAI, nelle mani di Renzi, che Mediaset del buon figliolo di Berlusconi,  hanno gareggiato tra loro nel fornire agli italiani una interpretazione democratica e quindi falsa dello scontro stradale in cui ha trovato la morte un africano mantenuto dalla caritas. Mai tanto spazio e tanto nauseante delirio è stato dedicato dalle due reti ad una vicenda come quella di Fermo.

Boldrine e Boschine. La prima, nominata senza elezioni dai vendolini. L’altra, figlia di un babbo per bene. Insieme, vestite di nero, come due cornacchie, si sono presentate al funerale dell’africano di Fermo. Non hanno invece ritenuto degni della loro augusta attenzione i funerali dei nove italiani massacrati in Bangladesh. Il loro più o meno pregiato lato B, era in altre faccende affacendato. E poi c’è chi dice che i renziani non sono razzisti.

Con il sorriso ebete che manifesta nelle interviste, don Vinicio il prete, fa trasparire il suo rimpianto per il mancato introito che la sua associazione, subisce con il decesso di uno degli assistiti. Non ha visto nulla, ma accusa senza “cristiana pietas”, il suo concittadino. E scopre solo ora che la maggior parte degli abitanti di Fermo, a conoscenza dei contributi statali che incassa ogni mese, non stava affatto dalla sua parte.

Ancora mediaset. Non ha dimostrato vergogna, a far vedere più volte nei suoi telegiornali l’italiano di Fermo, trascinato, piegato in due ed a testa bassa, proprio come un bue al macello, all’interno del carcere. Talmente terrorizzato dagli inquirenti, da donare i suoi poveri averi (mezza casa ed un piccolo appezzamento agricolo) alla compagna dell’africano. Tutto per un pugno sferrato per difendersi.

Torino, 14 luglio 2016

                                                                                                   
                                                                               Prof.  Gian Carlo Pavetto



mercoledì 23 marzo 2016

CUI PRODEST ?


Chi è l’effettivo beneficiario di una determinata azione ? Qualunque persona raziocinante si pone questo quesito analizzando quanto di grave è accaduto, ed ancora potrebbe accadere, intorno a sé.
E’ il quesito che ci si pone di fronte a fatti terribili e straordinari, per comprenderne l’origine, la portata, gli sviluppi.
E’ quanto non sta avvenendo in Italia e negli altri Paesi europei dopo l’attentato terroristico condotto ieri a Bruxelles.
Un attentato meticolosamente preparato, non improvvisato, posto in essere da professionisti in due differenti siti sensibili: l’aeroporto e la metropolitana.
Gli attentati, da quello di Giulio Cesare, a quello di  Sarajevo, a quello delle “Torri Gemelle”, od ancora a quello recentissimo del “ Bataclan”, non rispondono a “spontaneismo” ma sono strutturati in maniera tale da offrire la possibilità di consentire reazioni di natura politica diversamente non giustificabili.
Una “regia”, più o meno occulta,  utilizza i consueti “utili idioti” per realizzare eventi devastanti, offrendo finanziamenti e protezioni.
Il sistema mediatico, a sua volta controllato, offre una chiave di lettura banalizzante finalizzata a convincere gli inconsapevoli lettori della sussistenza di  una non meglio precisata azione islamista finalizzata ad assoggettare con la violenza il civile, democratico e libero Occidente.
Purtroppo la questione non si pone in questi termini.
L’Islam non ha bisogno di ricorrere ad attentati terroristici, spontanei o meno che siano, per sottomettere un’area territoriale che ormai ha capillarmente infiltrato, favorita da politiche migratorie non ostacolate, quando non volutamente determinate, dal sistema politico dell’unitarismo europeo.
Un sistema che si prefigge la distruzione delle sovranità nazionali e ricorre ai flussi migratori per disgregare le resistenze culturali e politiche di chi non condivide la sottomissione all’ Eurocrazia.
Moschee , “centri culturali islamici” e  interi quartieri a composizione islamica sono sorti nell’indifferenza generale in tutte le città europee.
La comunità islamica “moderata”, ammesso che esista, non ha alcun interesse a vedere compromessa la sua conquista latente e progressiva del territorio europeo da attentati terroristici, temendo invece di venirne danneggiata.
Nulla di più semplice di ricorrere alla strategia di portare la popolazione degli Stati membri dell’UE al convincimento della necessità di essere “difesi” da una forza di polizia europea, che sostituendosi alle forze di polizia territoriali e nazionali, rappresentate mediaticamente come “inadeguate” o “ non sufficientemente coordinate”, possa compiutamente controllare ogni minima resistenza opposta al disegno della realizzazione di una Dittatura Burocratica Europea.
Una forma di “superstato” destinato a realizzare definitivamente il progetto della creazione del Leviatano Hobbesiano, attraverso il superamento e la disgregazioni di tutte le libertà individuali.
Purtroppo questa forza armata” speciale” è già esistente.
Nell’aprile 2010 la Camera dei Deputati ratificava all’unanimità (legge 14 maggio 2010, n.84),  l’accordo europeo per la costituzione di una “forza armata speciale” denominata Eurogendfor.
Eurogendfor è attualmente costituita da da 800 gendarmi, mobilitabili in 30 giorni, oltre ad una “riserva” di altre 1500 unità.
Il “sistema di polizia difensiva europea” è gestito da due organi centrali, uno politico ed uno tecnico.
Il primo è il comitato interdipartimentale di alto livello, chiamato CIMIN, acronimo di Comité Interministériel de haut Niveau, l’altro è il PHQ (quartier generale permanente) composto da ufficiali e sottufficiali.
In un contesto come quello descritto assistiamo a iniziative politiche nazionali assolutamente inquietanti, che vanno nella direzione del possibile scioglimento dell’Arma dei Carabinieri, in quanto una direttiva dell’UE imporrebbe la smilitarizzazione della quarta Forza Armata ed il suo accorpamento alla Polizia di Stato, in vista di un possibile ulteriore accorpamento degli organi di polizia degli stati membri nell’Eurogendfor (EGF).
L’EGF si collocherebbe alle dirette dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, godendo di piena autonomia, in quanto non sottoposta al controllo dei Parlamenti Nazionali ed, ai sensi dell’art.29 del Trattato di Velsen i gendarmi non potranno subire procedimenti giudiziari  a loro carico a seguito di una Sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.
Potranno quindi svolgere qualunque azione di rappresaglia armata nei confronti dei cittadini degli stati membri godendo dell’assoluta impunità.
In questo contesto l’immagine lugubre dell’ISIS sbiadisce e si depotenzia.
La verità alle volte è come Medusa, orribile da guardare in volto.

Torino 23 marzo 2016

                                                                                      Avv. Claudio BERRINO