lunedì 20 aprile 2015

Articolo pubblicato da Civico 20 News sul Convegno "L’aggressione dello Stato alle Libertà fondamentali della Persona"


Riportiamo l'articolo di Francesco Rossa, Vicedirettore di Civico 20 News - rivista On line di Torino, che parla del Convegno recentemente organizzato dal Circolo Culturale Synerghein:

Nei giorni scorsi si è svolto un interessante e partecipato convegno all’Hotel Ambasciatori di Torino, organizzato dal Circolo Culturale Synerghein.
In apertura, il Presidente, l’avvocato Claudio Berrino ha presentato i numerosi relatori, anticipando il significato e le finalità del consesso. L’analisi della storia economica del nostro Paese, ha proseguito Berrino, é intimamente collegata alle scelte politiche che, negli ultimi secoli hanno progressivamente limitato la libertà del cittadino, attraverso la vessazione fiscale sotto diverse forme e contenuti.

Il parassitismo burocratico ha costituito l’elemento negativo per eccellenza. Situazione aggravatasi dopo l’Unità d’Italia ed ancor più con la proclamazione della Repubblica e l’introduzione nella Costituzione, ad opera del connubio nefasto tra i comunisti di Togliatti ed i cattocomunismi capeggiati da Dossetti, Moro, Fanfani, La Pira, i cosiddetti professorini, del principio della progressività  delle imposte.

 Sono poi seguite relazioni specifiche sui singoli aspetti predativi ed aggressivi della fiscalità, ad opera del notaio Daniele Minussi sulle insidie e le prospettive delle imposte di Successione. Seguito poi da altri professionisti (l’Avv.Riccardo De Caria, ed i commercialisti Paolo Barrai e Paolo Luigi Borlone) sulle eventuali difese possibili ancora a disposizione dei cittadini, a tutela dei patrimoni  immobiliari, di famiglia e aziendali.

Tra i primi interventi, più marcatamente politici, citiamo quello del Professor Giancarlo Pavetto presidente dell’Associazione del Buongoverno. Pavetto ha tracciato un profilo attualissimo e drammatico sui rischi e le conseguenze insite nell’immigrazione selvaggia favorita dallo Stato e sui rapporti tra immigrazione selvaggia ed economia.

Il vice segretario confederale della Lega Nord, Riccardo Molinari ha cercato di spiegare, nel corso de suo intervento, la” Delegittimazione del Federalismo attraverso l’aumento della pressione fiscale”, come l’impegno che avrebbe dovuto caratterizzare la presenza della Lega Nord, al Governo del Paese, sia stato di fatto vanificato da situazioni ben riconducibili.

In primis, a causa degli arretramenti operati da Prodi quand’era al Governo contro le basi del Federalismo fiscale introdotto dal Governo Berlusconi – Bossi. Fino al golpe che ha portato alla defenestrazione di Berlusconi, quale ultimo atto che ha rappresentato la pietra tombale sul Federalismo, ad opera dei tre Governi non eletti dal Popolo.

Vasto consenso è stato poi riservato al presidente dell’associazione Terre Insubre, avv. Andrea Mascetti.

Mascetti ha enunciato i principi cardini del federalismo inserito, da secoli, nella Costituzione Svizzera, tracciando un parallelo impietoso e veritiero, di parte della Lombardia e del Piemonte, quali territori di “Terra Insubre”, che a differenza di Grigioni e Ticino si trovano sotto il giogo della legislazione e le consuetudini negative della repubblica italiana.

In chiusura, il Professor Giacomo Zucco, rappresentante italiano del Thea Party ha efficacemente sintetizzato le finalità del movimento di donne e uomini di tutte le età che condividono l’obiettivo di uno stato più leggero, meno invasivo che sia strumento utile e non ostacolo per il raggiungimento dei fini individuali. E’ un movimento politico, ha proseguito Zucco, che non aspira a diventare partito, quanto piuttosto ad imporre dei punti chiave nell’agenda della vita politica italiana, in una direzione liberale e di buon senso. 

Chiedere la realizzazione di tali obiettivi, altro non significa che favorire la crescita della responsabilità individuale del cittadino, mentre in Italia la politica fiscale rappresenta, purtroppo una minaccia ai Patrimoni individuali e delle famiglie. 

 Di seguito alcune immagini raccolte nel corso dell'evento:








giovedì 19 marzo 2015

CONVEGNO “ L'aggressione dello Stato alle Libertà Fondamentali della Persona ”



Nell'ambito delle proprie attività istituzionali, il Circolo Culturale Synerghein ha organizzato, a favore dei propri associati e simpatizzanti, il Convegno “L'aggressione dello Stato alle Libertà Fondamentali della Persona ”, che avrà luogo lunedì 13 aprile p.v., dalle ore 17,30 alle ore 21,00, presso l' Hotel NH Ambasciatori - C.so Vittorio Emanuele II 104 - Torino.


Di seguito la locandina dell'evento con il relativo programma:



giovedì 27 novembre 2014

ASSOCIAZIONE CULTURALE SYNERGHEIN - PROGRAMMA ECONOMICO



Premesse:



Nell’anno 2013 le Amministrazioni Pubbliche hanno speso il 54% del PIL, ovvero più della metà di tutto ciò che gli italiani hanno prodotto è stato “redistribuito” in base a criteri politico-burocratici.

Perché il settore “pubblico-politico” possa spendere il 54% del PIL lo stato deve svolgere un’ attività sistematica si spoliazione coercitiva del patrimonio dei privati, ovvero prelevare i denari coattivamente  dalle tasche dei cittadini.

Il concetto può essere posto ancora diversamente, in modo più “crudo” e realistico, affermando che ognuno di noi ha dovuto lavorare nell’anno 2013 oltre duecento giorni per finanziare il settore “politico-burocratico” e quindi dall’inizio del mese di Gennaio sino alla fine del mese di Luglio ha lavorato per lo stato e solo da Agosto a Dicembre ha lavorato per sé stesso e per la sua famiglia.

Ne consegue che tra fiscalità e libertà degli individui corre un rapporto inversamente proporzionale nel quale il superamento di una certa soglia di prelievo coincide con la fine della libertà personale, della dignità dell’Uomo, e dell’esistenza stessa dei fondamentali di uno stato democratico.

L’Associazione Culturale Synerghein ritiene quindi, alla luce delle suesposte considerazioni, di articolare un programma economico finalizzato a limitare l’ingerenza del potere burocratico nella vita dei cittadini e la conseguente spoliazione sistematica  delle loro ricchezze, fondato sui seguenti punti programmatici:

1) LIMITAZIONE DELLA POTESTA' DI PRELIEVO FISCALE AD UNA ALIQUOTA MASSIMA PREDETERMINATA CON NORMA DI RANGO COSTITUZIONALE.

La Costituzione di un Paese è il patto sociale da cui traggono origine i Diritti ed i Doveri fondamentali dei suoi cittadini.

La spoliazione dei beni dei Produttori di Ricchezza, ovvero di quanti tra i cittadini concorrono con il loro lavoro, i loro sacrifici. il loro denaro, il loro rischio personale a formare il prodotto interno lordo, ovvero l’insieme della ricchezza effettiva del paese, di cui tutti  indirettamente si beneficiano, deve essere limitata, nella sua aliquota massima, da una norma di rango costituzionale che non sia suscettibile di modificazioni da parte del potere legislativo, né da parte di quello esecutivo.

L’obiettivo è realizzabile attraverso una riserva di legge costituzionale che ponga un tetto massimo al prelievo fiscale e lo predetermini in una aliquota inviolabile che non sia superiore ad un terzo della ricchezza prodotta. Pochi sanno che vi sono precedenti autorevoli in altri sistemi normativi europei, primo tra tutti quello della Germania, nella cui Costituzione è posto un vero e proprio tetto di intangibilità da parte dell’ordinamento nei confronti di persone e famiglie. Il principio della limitazione al prelievo fiscale complessivo è stato recentemente confermato da una sentenza pronunciata dalla Corte di Karlsruhe, che è l’equivalente della nostra Corte Costituzionale, in forza della quale nessun meccanismo automatico europeo verrà accettato dalla Germania senza passare attraverso il voto del Parlamento tedesco.

Voto che sarà comunque condizionato dal limite costituzionalmente statuito.

L’insipienza e le carenze di conoscenza in materia economica e gestoria dei governanti italiani devono essere superate da un atto di indirizzo politico che introduca un limite, in Costituzione, ai suoi abusi.

2) EDOZIONE DEI CITTADINI IN ORDINE ALLA DIFFERENZA CONCETTUALE INTERCORRENTE TRA TASSA E IMPOSTA.
L’abuso del potere dello stato molte volte si giova dell’inconsapevolezza dei cittadini in ordine all’aneticità di “pretese” che, a seguito di “lavaggi del cervello” mediatici, vengono prospettate come dogmi indiscutibili ed immodificabili. Dogmi generati e celebrati da una sorta di “liturgia dello stato” che arriva a spacciarli per verità scientifiche ed a nobilitarli ammantandoli di un’aura di eticità.

Gli adolescenti della vicina svizzera, nelle ore di lezione di educazione civica apprendono , in giovane età e grazie ad un sistema scolastico adeguato che si pone l’obiettivo di creare dei cittadini e non dei sudditi, la fondamentale distinzione, in materia tributaria, tra il concetto di tassa e quello di imposta.

La prima è un corrispettivo per un servizio prestato dallo stato o dalle sue amministrazioni territoriali, ovvero il “prezzo” di una prestazione che deve essere utile per il cittadino e adeguata all’ammontare del tributo versato.

L’imposta, come indica il termine, è tutt’altra cosa, ovvero una imposizione volta a coprire i costi della burocrazia dello stato, ottenuta coercitivamente attraverso quello che Max Weber definiva come una delle forme dell’ “esercizio del monopolio della violenza “dello stato.

La storia dei sistemi statuali ci evidenzia come l’imposizione fiscale, a differenza della tassazione, non sia appartenuta , in termini significativi, alla condizione dell’umanità.

In epoca classica i sudditi conoscevano esclusivamente la tassazione, in forma di capitazione, che aveva valenza di corrispettivo per i servizi prestati alla collettività. Così pure in epoca feudale non vi era imposizione fiscale, ma esclusivamente tassazione, espressa nelle forme delle c.d. “Decime”, ammontanti ad un massimo della decima parte del reddito prodotto in un anno, laiche o ecclesiastiche a seconda che venissero versate ad un Feudatario oppure ad un Abate, quale corrispettivo per l’esercizio dei diritti di “legnatico”, ovvero di raccogliere liberamente la legna dai boschi del feudo, di “acquatico”, ovvero di approvvigionarsi di acqua dalla fonte o dai pozzi del feudo, di utilizzo del mulino feudale per macinare il grano, e naturalmente del “diritto di protezione” garantito dagli armigeri  e dalle milizie feudali.

Medesimo criterio e natura avevano i tributi corrisposti da sudditi e cittadini in epoca comunale.

L’imposizione fiscale, in epoca moderna, nasce intorno al 1740 in Francia, ove Jean Baptist Colbert convince Luigi XIV a “sollevare” dalla gestione amministrativa del reame i feudatari, che non costavano nulla alla corona, ed a sostituirli  con gli “intendenti”, ovvero i primi burocrati della storia moderna. Da quel momento la popolazione viene colpita dall’imposizione fiscale, finalizzata a pagare e mantenere questa nuova “casta” di potenti.

Vi è da dire, per amore di verità, che in quel periodo storico, come anche nel secolo successivo, il numero dei burocrati ed i relativi oneri gravanti sui sudditi in materia di corrispondente imposizione furono relativamente modesti.

La burocrazia però, in Europa con il XIX secolo, ed in Italia segnatamente con la sua unificazione nel 1861, inizia la sua inarrestabile crescita esponenziale , nel numero e nei poteri. Una dinamica inquietante che porta Max Weber in Economia e Società a definire la burocrazia come “anomalia totalitaria delle democrazie rappresentative”, ed a delinearne l’intrinseca pericolosità osservando come mentre i rappresentanti del potere politico sono eletti dal popolo i burocrati, una volta incardinati nella loro funzione, sfuggono ad ogni controllo popolare. La burocrazia tende a perpetuarsi ed annacquare le proprie responsabilità crescendo smodatamente nel numero dei suoi funzionari, che nel nostro paese superano i quattro milioni, contro il milione della Germania, ed il milione e settecentomila unità della Francia.

Il numero elefantiaco dei dipendenti pubblici fa sì che nel nostro paese la pressione fiscale non possa scendere al livello delle aliquote sensibilmente più basse adottate dagli altri paesi europei.

Ogni giorno, in Italia, per ogni funzionario pubblico che esercita una attività del tutto improduttiva di ricchezza un lavoratore autonomo , un imprenditore, un professionista, un lavoratore  subordinato del settore privato deve svolgere un doppio quantitativo di lavoro destinato a mantenere sé stesso ed il suo omologo parassita. Un parassita che, specularmente, forte dell’arroganza che trae dal suo status sociale e dimentico della fonte del suo sostentamento, lo disprezza, giudicandolo “un evasore” e considerandolo alla stregua di un “paria”.

I cittadini, giovani e meno giovani, devono essere sempre nelle condizioni di percepire la liceità di ciò che viene loro chiesto e quindi di sapere distinguere tra quello che è il corrispettivo di una prestazione, (ovvero tassa contro servizio) e quella che è una spoliazione legalizzata volta al mantenimento di una casta ricca di privilegi e improduttiva di ricchezza.

La percezione di questa fondamentale differenziazione non è del resto percepita dai nostri governanti, i quali, parlando indistintamente di tasse e imposte, o peggio utilizzando i due termini come sinonimi dimostrano una profonda ignoranza in materia tributaria e, quel che è peggio, un totale disprezzo dei diritti fondamentali di quei cittadini che, senza averne capacità e cultura, pretendono di amministrare.

3) RIDUZIONE DELLA BUROCRAZIA ITALIANA NEI SUOI NUMERI E NEL COSTO PER I CONTRIBUENTI.

Nel capo precedente abbiamo evidenziato come in un sistema democratico sia indispensabile svolgere un’ azione didattica sulla cittadinanza, volta a consentire la percezione di quelli che sono illegittimi strumenti di compressione dei suoi diritti fondamentali, e segnatamente ad attribuire alla popolazione delle corrette “lenti di lettura”, idonee a discernere tra le richieste lecite (le tasse) e gli abusi (le imposte).

Riteniamo ora sia utile illustrare come sia indispensabile ridurre a numeri fisiologici l’organico delle pubbliche amministrazioni per potere ridurre la pressione fiscale e consentire una ricostruzione del sistema produttivo del nostro paese.

Molti uomini politici , o meglio molti politicanti che intendono la politica come strumento per lucrare indennità attraverso l’acquisizione dei favori elettorali di taluni ceti sociali, nel momento in cui viene loro prospettata l’”anomalia italiana”, ovvero la presenza ingombrante di un ceto burocratico-parassitario strutturato in numeri non fisiologici per una economia di mercato e la conseguente necessità di una sua drastica riduzione “sviano” l’attenzione dell’opinione pubblica da quello che è il problema “cardine” proponendo, più semplicemente, criteri di “maggiore efficienza” e di “semplificazione burocratica”.

Quasi che una maggiore efficienza della burocrazia potesse determinare una riduzione dei suoi costi e trasformarla da organismo “erogativo” delle ricchezze prodotte da altri in un organismo generatore di ricchezza.

Una simile prospettazione offende l’intelligenza e ripugna a chiunque si accosti, in buona fede, ad una soluzione di un problema di eccesso redistributivo che ha generato la distruzione del sistema produttivo italiano.

Pare quindi indispensabile ridurre di tre milioni di unità il numero dei dipendenti pubblici italiani, portandolo al numero fisiologico dei dipendenti pubblici degli altri paesi europei.

Questo per consentire la sopravvivenza del “Sistema-Italia”. Non dimentichiamo che Max Weber definiva la burocrazia “una cappa pesante come il piombo, ma fragile come la ghisa”, in quanto la contrazione del gettito tributario conseguente ad una crisi di produttività industriale ne determina sempre la distruzione, non essendo organismo produttore di ricchezza economica .

I casi- e le sorti - della burocrazia argentina nel 2003 e di quella greca oggi sono eloquenti.

Si rende necessario riconvertire la struttura burocratica, ormai insostenibilmente onerosa per i contribuenti, in una struttura agile di agenzie private di servizi destinate ad operare secondo schemi di mercato ed in condizioni di economicità.

Questo prima che uno shock economico renda necessaria l’applicazione della “cura greca”.

4) RITORNO AD UNA IMPOSIZIONE FISCALE PROPORZIONALE CON ABBANDONO DELLA PROGRESSIVITA’.

Il principio della progressività dell’imposta è frutto culturale del ventesimo secolo e precipitato storico della filosofia marxiana.

Gli argomenti  a suo sostegno si fondano sulla considerazione che “è normale chiedere di più a chi possiede (e produce ) di più”, e questo in un’ottica di “etica” redistribuzione della ricchezza. Il principio, apparentemente condivisibile, se attuato porta a risultati perversi, se si pensa che , già con la tassazione proporzionale, chi guadagna di più paga proporzionalmente più tributi.

Il primo è quello “disincentivante”, il secondo è quello della “distorsione delle scelte individuali”.

L’effetto disincentivante della eccessiva fiscalità, espressa anche attraverso la progressività dell’imposta, è dimostrato graficamente dalla “curva di Laffer”, infra riportata, la quale evidenzia chiaramente che più una imposta aumenta, più si restringe ,oltre ad una certa misura, il gettito tributario.

Se, ipoteticamente ,il tasso raggiunge il 100% non c’è più materia imponibile, né gettito.


In altri termini, lo stato che aumenta l’imposizione oltre un certo limite perde introiti, come un imprenditore privato che aumenta troppo i prezzi.

Per non parlare poi della distorsione delle “scelte individuali”.

Come evidenzia la mala sorte economica del nostro disastrato paese un tasso di imposizione elevato diventa confiscatorio, sopprimendo l’incentivo a creare risorse o a mantenere quelle esistenti.

Sono del resto sempre più numerosi gli imprenditori italiani che scoraggiati dal peso di una eccessiva fiscalità , riducono o cessano la loro attività, rinunciano ad ampliare l’impresa, o addirittura si trasferiscono all’estero, dove l’imposizione è minore.

Da ultimo pare lecito osservare, a sostegno di una imposizione che vada nella direzione della esclusiva proporzionalità, come i percettori dei redditi più elevati normalmente ricorrono in forma minore ai servizi pubblici, potendo esercitare liberamente la scelta di servizi privati (scuole, cliniche ecc. )

5) ABOLIZIONE DELL’IMPOSTA SULLE SUCCESSIONI IN QUANTO IMMORALE E NOCIVA.

L'imposta di successione e donazione fu ridotta nel 2000 con la legge n. 342/2000 e fu abolita nel 2001 dal governo Berlusconi con la legge n. 383/2001. L'imposta è stata ripristinata nel 2006 dal secondo governo Prodi con il decreto-legge n. 262/2006, convertito con la legge n. 286/2006.

la vessazione dello stato non risparmia il cittadino nemmeno di fronte all’evento tragico e conclusivo della sua esistenza: il fisco, braccio armato della burocrazia, è ancora là, pronto ad approfittare della morte per prendere la sua parte.

Tassare un’ eredità è anetico in quanto il patrimonio lecitamente costruito dal defunto è già stato assoggettato a tassazione in ogni sua fase formativa e la trasmissione libera dei beni è uno degli strumenti attraverso i quali si realizza la crescita e l’evoluzione dell’umanità.

Negare queste verità significa legittimare un potere espropriativo finalizzato al mantenimento di una casta improduttiva e parassita, con compressione e pregiudizio di diritti che in ogni epoca storica sono stati reputati sacri e inviolabili.

6) LIBERAZIONE DEL RISPARMIO E  USCITA DALLA CRISI.

La crisi che il nostro paese sta attraversando, o meglio sarebbe dire, sta vivendo in forma cronicizzata, è conseguenza diretta di un eccesso impositivo che ha impedito, negli ultimi anni, la costituzione del risparmio.

Abbiamo ampiamente spiegato le ragioni che inducono lo stato a svolgere una attività sistematica di spoliazione della ricchezza prodotta dai cittadini non appartenenti alla “casta” della burocrazia. analizzeremo ora le conseguenze di questa azione scellerata.

In primis, l’eccesso di fiscalità porta a due elementi di disturbo, per l’economia, che sono:

-la limitazione della crescita, conseguenza della impossibilità di un necessario afflusso di capitali, indispensabile all’esercizio di una attività di impresa;

-la destabilizzazione di una fisiologica economia di mercato, in quanto sostituisce al finanziamento tramite il risparmio un finanziamento tramite il credito.

Per uscire dalla crisi e “ricostruire il paese “ è necessario rimuovere gli ostacoli impositivi alla formazione del risparmio. e questo può avvenire esclusivamente attraverso una riduzione della pressione impositiva compensata dalla minore spesa determinata da una azione mirata sui costi –e sulla dimensione- della struttura burocratica.

Non sono necessari né “incentivi al risparmio” né “incentivi alle assunzioni”. I posti di lavoro e la crescita economica si realizzano solo attraverso il rispetto delle regole fisiologiche del Mercato, e non con misure “per decreto”, magari realizzate attraverso ulteriori spoliazioni dei beni dei produttori di ricchezza di questo paese.

Il resto è malafede o utopia.

Torino, 12.02.2014.

Avv. Claudio BERRINO.


sabato 10 maggio 2014

ALESSANDRO ALBANO E’ IL CANDIDATO DI SYNERGHEIN AL CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE




 
Giovedì otto maggio, a due settimane di distanza dalle Elezioni, l’amico Flavio Tosi , Sindaco di Verona e personaggio politico di rilevanza mediatica nazionale, è stato  graditissimo ospite della nostra Associazione Culturale.

L’evento si è svolto nel parco della splendida villa di un nostro associato, sulla collina torinese, ed ha avuto un “parterre” di assoluta eccezione.

Erano presenti, tra i numerosissimi ospiti:

-   il Console della Svizzera in Piemonte, Prof. Giacomo Buchi, Docente alla Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Torino

-   il Prof. Sid Berrone, già Direttore della Cattedra di maxillo-facciale dell'Università degli Studi di Torino

-   il Prof. Vittorio Bottoli, Avvocato e Docente alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Verona e alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Padova

-   il Prof. Mario Airoldi, Direttore del Dipartimento di Oncologia all'Ospedale San Giovanni Battista(Molinette) di Torino

-   il Dott. Carlo Picco, Direttore Sanitario dell’Ospedale San Luigi di Orbassano

-   l'Avv. Nicoletta Spelgatti, Presidente della Lega Nord della Valle d'Aosta

-   Sergio Ferrero, Segretario Nazionale della Lega Nord della Valle d'Aosta

-   Giacomo Zucco, portavoce nazionale del Tea Party Italia.

Dopo un ventennio di leadership  espressa nell’ambito del Centro-Destra da Silvio Berlusconi  con le forme ed i riti dell’auto acclamazione, e che in queste ore parrebbe addirittura esprimersi nelle forme della partenogenesi dinastica con la figlia Marina, Flavio Tosi ha portato l’attenzione dei presenti sulla necessità di tornare alla fisiologia dell’azione politica, andando nella direzione di quella che dovrà essere la libera elezione del Leader della coalizione del Centro-Destra attraverso elezioni primarie.

E lo ha fatto con la trasparenza e la determinazione che gli appartengono, candidandosi a questo importante ruolo ed accompagnando la propria candidatura ad un programma politico che possiamo definire di altissimo profilo.

Un programma che partendo da un’analisi di quella che è l’attuale patologia dell’azione politica, ridotta ormai ad una “guerra tra bande” che la allontana sempre di più dal cuore e dalla stima del Corpo Elettorale, giunge ad importanti riflessioni tematiche, che vanno nella duplice direzione dell’ introduzione di nuove regole alla Politica, e in quella dell’applicazione di misure di moralizzazione alla vita pubblica.

Un programma che, se realizzato, consentirà alla Politica di tornare ad essere quella importante Funzione che era in un lontano passato, ovvero la gestione rigorosa degli interessi dei Cittadini, e di cessare di essere ciò che è oggi, volgare esercizio di clientelismo e violenta ingerenza quotidiana del sistema politico-burocratico nella vita delle persone, con compressione inammissibile di Diritti Fondamentali che in ogni epoca storica sono stati considerati sacri e inviolabili.

Al termine del suo intervento, Flavio Tosi ha evidenziato il duplice scopo della sua presenza a Torino, ovvero l’investitura ufficiale dell’Associazione Culturale SYNERGHEIN quale referente della Fondazione “Ricostruiamo il Paese” sul territorio piemontese, e la designazione di Alessandro Albano, associato e componente del Comitato Direttivo di SYNERGHEIN, quale candidato al Consiglio Regionale del Piemonte.

Rappresenterà dunque un nostro stringente ed inderogabile impegno associativo consentire un’affermazione elettorale “fortissima” di Alessandro Albano nell’ambito della LISTA CIVICA PER IL PIEMONTE in vista del perseguimento di un obiettivo –quello della sua elezione nel Consiglio Regionale- che deve essere considerato per tutti noi comune e vincolante.

Il “FARO di TORINO” è ormai da considerarsi acceso !

 

                                             Avv. Claudio Berrino

                    ( Presidente del Circolo Culturale SYNERGHEIN

           Referente Territoriale per il Piemonte della Fondazione

                          RICOSTRUIAMO IL PAESE ).

martedì 10 settembre 2013

Relazione del Presidente del Circolo Culturale Synerghein all' "UNIVERSITA' D'ESTATE 2013" - 24.08.2013



L’EUROPA DALLA LOTTA DI CLASSE
       ALLE TENSIONI ETNICHE

Amici buongiorno, prima di affrontare le tematiche enunciate nella mia relazione, desidero ringraziare gli organizzatori del Convegno per avere ospitato in Terra Insubre un Subalpino come relatore.
I popoli alpini e i popoli padani debbono conoscersi ed interagire intellettualmente . Le attività culturali, indispensabili per percepire il senso di appartenenza e la condivisione valoriale, debbono essere di supporto all’azione politica, unico strumento e leva per creare il cambiamento .
Il Mahatma Ghandi, in un suo celebre discorso sull’Indipendenza dell’India, sosteneva che le idee, per quanto belle ed elevate, quando non sono accompagnate dall’azione politica sono come le perle false : non valgono nulla.
Circa trent’anni or sono, quando ho condotto per la prima volta la mia analisi sulla Lotta di Classe, devo confessarvi che ero fortemente prevenuto nei confronti dell’argomento in quanto la mia formazione culturale ed appartenenza politica, non propriamente di sinistra,  mi portava a considerare la materia che stavo esplorando come emanazione culturale di quella parte politica che, ora come allora, ponevo all’ultimo gradino della mia scala valoriale.
In realtà, approfondendo l’esame, apprendevo  come la “Lotta di Classe “ appartenesse ad una corrente di pensiero sociologico molto ampia, e non necessariamente marxista, denominata “Prospettiva del Conflitto” o “Prospettiva Conflittualista”, ovvero un “modello complessivo” che descrive il funzionamento della Società, assumendo come la stessa si trovi in uno stato di costante cambiamento in cui il conflitto è una caratteristica permanente.
Secondo questo “modello complessivo”, la Società è composta in “Gruppi Distinti”, o “Classi sociologiche” ciascuno dedito al perseguimento del proprio interesse.
L’esistenza di “interessi distinti” comporta la costante presenza di un conflitto.
Quelli che prevalgono nel conflitto diventano “Gruppi Sociali Dominanti”, quelli che soccombono diventano “Gruppi Sociali Subordinati”.
Ciò premesso, dobbiamo ora analizzare il concetto di “Conflitto”, che assume carattere baricentrico della nostra analisi.
Sotto un profilo sociologico il Conflitto è una interazione sociale nella quale gli attori assumono la consapevolezza di una reciproca incompatibilità.
Sotto un profilo semantico il Conflitto è un sostantivo che deriva dal
verbo fligere  (e quindi urtare, percuotere, abbattere ), e può determinare, nell’ordine decrescente di intensità le seguenti figure sintomatiche del conflitto:
A)      Violenza aperta ( rivoluzione, sommosse, guerra civile ).
B)      Contrapposizione ostile.
C)      Tensione ( consapevole . inconsapevole).
D)      Dissenso valoriale ( etica – morale): rapporto con sistema valoriale / sistemi valoriali.
Corrente filosofica idealista e concetto di Morale
Corrente filosofica Nietzschiana ( Spengler ) e Etica
Max Weber e teorizzazione del conflitto di classe fondato su conflitto valoriale.
La cosa importante è percepire la reale “natura” del Conflitto, che non costituisce un “evento occasionale che interrompe il funzionamento generalmente armonioso della Società “  oppure una semplice “soluzione di continuità “ del fisiologico svolgimento della vita Sociale, ma è , al contrario, una parte costante e necessaria della vita sociale.
La Prospettiva (sociologica) Conflittualista si contrappone a quella Funzionalista , che richiamando allegoricamente la sinergia tra gli organi del corpo umano idealizza l’esistenza di una “equilibrio generale fondato su un condiviso senso valoriale”.
Immagine sociologica realizzabile sicuramente nelle micro territorialità come le Polis, o nell’esperienza sociale della Civitas, clonata strutturalmente sulla organizzazione di Roma, ma dotata di assoluta autonomia gestoria, caratterizzata da una Umanizzazione del Diritto ( Arangio Ruiz ) che portava a sostituire un sistema sociale fondato (come il nostro attuale) sulla Sanzione e sulla Cogenza con quello fondato sulla Fraternitas,  sull’Idem Sentire, ma non certamente non nelle aree macro territoriali , dove il sistema valoriale non può, per evidenti ragioni connesse alle differenziazioni culturali, etiche ed antropologiche , mai essere condiviso.
Ma la Prospettiva Sociologica del Conflitto è tutt’altro che univoca, appartenendo, al contrario, a Scuole di Pensiero profondamente differenti tra loro.
Molti Sociologi ipotizzano che la Prospettiva del Conflitto nasca con Karl Marx, il quale, nel suo Materialismo Dialettico considera la lotta tra le classi sociali come il << motore della Storia >> e << la fonte principale del cambiamento >>.
Il pensiero di Marx, dal quale non siamo affatto affascinati, trae spunto dal pensiero di un Filosofo che, almeno per quanto mi riguarda, giudico ancora minormente affascinante.
Mi riferisco ad Hegel e, segnatamente, al capitolo Signoria e Servitù della Fenomenologia dello Spirito.
In essa Hegel evidenzia il (non) rapporto tra il Padrone, la Cosa ed il Servo. Il Padrone non riconosce la Cosa, perché si limita a consumarla desiderandola, e non riconosce il Servo. La Cosa, per sua natura, non conosce il Servo, e quest’ultimo non conosce se stesso, sin tanto che, acquisendo la consapevolezza di essere colui che incide sulla modificazione della Cosa, conosce se stesso e la sua importanza divenendo figura dominante.
Marx sostituisce la figura del Capitalista a quella del Padrone, quella del Proletario a quella del Servo, e la figura della Plusvalenza a quella della cosa.
E, attraverso la presa di coscienza del Servo che riconosce sé stesso nella propria attività sulla cosa Marx “costruisce” la sua Teoria della Coscienza di Classe del Proletariato (Materialismo Dialettico).
Attraverso la Rivoluzione Radicale (o Totale) Marx si pone l’obiettivo della Universale Emancipazione Umana.
Ma perché ciò avvenga è necessario che tutta la Società si senta rappresentata da una Classe, ed a questo scopo bisogna che un’altra classe sia considerata responsabile di tutti i mali della società stessa.
In altri termini, perché una Classe divenga la Classe della Liberazione “par excellence” bisogna, al contrario, che un’altra classe diventi, nell’immaginario collettivo, la Classe dell’Asservimento.
Ai tempi della Rivoluzione Francese l’importanza negativa generale della Nobiltà e del Clero determinò l’importanza positiva generale della Borghesia, classe immediatamente più vicina e contrapposta.
Possiamo ad ogni buon conto affermare che il Materialismo Dialettico, nella sua complessiva negatività, abbia avuto il merito di individuare la modalità sociologicamente corretta per condurre un conflitto alla sua massima efficacia.
Ma l’elaborazione Marxista della Prospettiva Conflittuale rappresenta solo una delle “scuole di pensiero” esistenti all’interno della più ampia figura sociologica delle prospettiva del Conflitto, e certamente non la più affascinante.
Già la Teoria del Conflitto sviluppata da Mills  non concentra l’attenzione sulla Lotta di Classe in senso Marxista, ma considera come un fatto che troviamo nella vita di ogni società il conflitto tra molti gruppi ed interessi.
Ad esempio, i vecchi contro i giovani, i produttori contro i consumatori, gli abitanti del centro contro gli abitanti della periferia.
Coser distingue tra il conflitto esterno e quello interno al gruppo sociale. Il primo non solo non  dannoso per il gruppo sociale, ma addirittura consolidante, il secondo è invece disgregativo.
Ma , tra i fautori della Teoria del Conflitto, la vera e significativa svolta nel passaggio dialettico è rappresentata  dall’Economista Belga Gustave de Molinary, per il quale il vero conflitto non sarebbe tra proletari e capitalisti, ma tra Produttori ( di ricchezza ) e Parassiti, offrendo una contrapposizione tra produttori di ricchezza (dipendenti, lavoratori autonomi, imprenditori, artigiani) e pubblici parassiti.
 (Burocrazia, origine, periodo imperiale, Imperatore Claudio, Burocrazia Bizantina, Burocrazia Napoleonica, Burocrazia Sabauda, Burocrazia Borbonica, Burocrazia italiana, Burocrazia Unione Europea Europea… omissis…tasse e imposte, origine storica della differenziazione…omissis….).
In altri termini de Molinary distingue tra tax payers e tax consumers, proponendo con forza la questione della redistribuzione della ricchezza e ponendo l’accento sulla necessità di alzare barriere sempre più alte allo spostamento di risorse da un’area territoriale ad un’altra. Una redistribuzione che danneggia chi perde ricchezza ma anche chi è destinatario dell’aiuto, in quanto riceve un messaggio pedagogico negativo che ostacola la formazione di una educazione all’autogestione e  lo conduce, in breve prospettiva, ad immergersi nella poco dignitosa categoria della mendicità molesta.
La redistribuzione di ricchezza è immorale e contro la natura dell’uomo. La psicologia infantile ci insegna che la prima parola che il bambino pronuncia non è “mamma” o “papà” ma “mio”. In altri termini il senso della proprietà, specie quando legittimamente conquistata, rientra nella natura più intima dell’uomo.
Pare eticamente corretto ipotizzare di destinare parte delle proprie ricchezze all’interno del nucleo familiare a favore di figli o congiunti in difficoltà, così come provvedere, nell’ambito di una piccola comunità territoriale al sostentamento delle persone più fragili economicamente o con problemi di salute, in quanto si conoscono direttamente o indirettamente e perché sono legate da una stessa identità valoriale e da una stessa compatibilità antropologica (fisiognomica), ma appare assolutamente innaturale essere deprivati delle proprie sostanze a beneficio di perfetti sconosciuti, che magari sono portatori di un modello valoriale incompatibile e contrastante.
Vorrei soffermarmi, infine, sulla importanza strategica che ha la Teoria del Conflitto di de Molinary della creazione sociologica di due sole classi conflittuali.
La suddivisione in molti gruppi conflittuali (ad esempio presente nella Teoria del Conflitto di Mills) determina un depotenziamento del conflitto, che viene, per così dire, annacquato e privato della sua potenzialità deflagrativa rivoluzionaria, che viene invece originata da una suddivisione in due gruppi totalizzanti e alternativi.
Esemplifichiamo­:
la terribile esperienza vissuta negli anni 70, ai tempi delle Brigate Rosse , ad esempio sotto un profilo sociologico non riuscì a produrre una “detonazione rivoluzionaria” perché nonostante le tensioni sociali fortissime in quel periodo, e – per chi lo ricorda la forte ideologizzazione marxista, la composizione sociale non era più inquadrabile nello schema ottocentesco “Capitalista- Proletario”, ma diversificata in tante appartenenze sociali differenziate (operai, impiegati, quadri, dirigenti, piccoli imprenditori, grandi imprenditori, artigiani ecc.) tutte portatrici di interessi particolari e sistemi valoriali paralleli.
Vengo alla conclusione osservando come in presenza di un conflitto territoriale come quello oggi in essere in molti stati europei, e segnatamente nei territori dell’italia del Nord, che ha tutte le connotazioni di una Lotta di Classe tra Produttori di Ricchezza e Deprivatori di Ricchezza, sia fondamentale la costruzione –nell’immaginario collettivo della Popolazione – attraverso una serrata azione di comunicazione politica, di una classe contrapposta, a cui attribuire un Valore Generale Negativo, la Classe dei Pubblici Parassiti.
E tutto questo può avvenire solo attraverso una attività politica di  sensibilizzazione dell’opinione pubblica in ordine al fondamentale principio etico , prima che economico, in forza del quale “ il frutto non deve mai cadere lontano dall’albero che lo ha prodotto “.


Avv. Claudio BERRINO – Presidente del Circolo Culturale SYNERGHEIN.


( Bibliografia: Les Soirées de Rue Saint Lazare – La Società del Futuro – G.De Molinari Ed. Liberilibri Milano – La Tirannia Fiscale, Pascal Salin, Ed.Liberilibri, Mi- Economia e Società, Max Weber , Donzelli Ed. – L’Anticristo, Friedrich Nietzsche, Adelphi Ed. -Il Tramonto dell’Euro, Alberto Bagnai, Imprimatur Ed.- Storia del Diritto Romano, Arangio Ruiz, Giuffrè Ed.).

lunedì 27 maggio 2013

TERRA INSUBRE e SYNERGHEIN

L’ Avv. Claudio BERRINO, Presidente del Circolo Culturale SYNERGHEIN, e l’On.le Giancarlo GIORGETTI, in una pausa del Convegno organizzato a Varese in data 25.05.2013 dall’ Associazione Culturale TERRA INSUBRE.




In data 25 maggio 2013,  l’Avv. Andrea MASCETTI, membro dell’Associazione Culturale TERRA INSUBRE, ha organizzato a Varese un Convegno avente ad oggetto riflessioni ed analisi sui rapporti tra le Territorialità Locali e l’Europa, al quale ha partecipato una delegazione del Circolo Culturale SYNERGHEIN.
Il Circolo Culturale SYNERGHEIN  condivide le tematiche, i programmi e le finalità perseguite dall’Associazione Culturale TERRA INSUBRE, e si pone come suo referente sul Territorio Piemontese, ricordando come Tito Livio già nel I secolo a .E.V.  ascrivesse alla Regio Insubre il territorio compreso tra il Po ed i Laghi Alpini e quindi anche il Territorio Pedemontano nella sua integralità.

domenica 19 maggio 2013