sabato 17 aprile 2021

DELAZIONI E TRADIMENTI

La delazione è stata da sempre, nella storia dell'uomo, giudicata un'azione spregevole, analoga al tradimento. I giuristi sanno che la prima deriva etimologicamente da "deferre" (deferire, denunciare) mentre il secondo deriva da "tradĕre", ovvero consegnare qualcuno (ai nemici). In questo momento di sovversione e sovvertimento culturale, in cui vi è l'esaltazione sistematica del sistema valoriale negativo, o meglio del sistema dis-valoriale, e il tentativo della sua sostituzione mediaticamente violenta con quello che è e resta l'"idem sentire" del Popolo italiano, non poteva certamente mancare l'elogio del comportamento miserabile per definizione, ovvero della delazione. Il Sistema colpisce senza misericordia alcuna ogni forma di aggregazione, sia essa umana o sociale, e non esita a disgregare ogni comunanza ponendo deliberatamente gli uni contro gli altri. Ed ecco allora che appare il "figlio d'arte" televisivamente noto e progressista che si vanta di avere "delato", ovvero denunciato, il proprio vicino di casa e pretende di fare apparire il proprio ignobile tradimento quale civico atto di responsabilità sociale. Con ogni probabilità il Sistema lo avrà compensato con trenta denari, ma i rami dell'albero del suo giardino dovrebbero indurlo alla riflessione.

Claudio Berrino

sabato 10 aprile 2021

RIBELLI E RIVOLUZIONARI


"Un idiota è un idiota. Due idioti sono due idioti.
Diecimila idioti sono un partito politico" - Frank Kafka
Nei giorni scorsi ho reso pubbliche alcune mie osservazioni in relazione ad un articolo “postato” da un amico dotato di eccellenti capacità di analisi nel quale evidenziava la differenza tra la figura del Rivoluzionario e quella del Ribelle giungendo alla conclusione che il secondo, al di là della sua pregevole dimensione estetica, rivestiva un ruolo inferiore  rispetto a quello del rivoluzionario e socialmente irrilevante a ragione della sua “individualità”, inidonea per definizione a svolgere quelle funzioni di “detonazione sociale” proprie del primo. Vorrei ritornare oggi su questo argomento in quanto l’analisi, lungi dal presentarsi come una forma di onanismo mentale, riveste una concretezza straordinaria in un momento in cui il tessuto economico e sociale del nostro Paese è in evidente fase implosiva. Assistiamo infatti a manifestazioni di legittima e diffusa insofferenza che non possono né debbono essere raccolte e strumentalizzate dalle forze politiche “tradizionali” in ragione della circostanza che si sta realizzando la situazione, descritta da Ernst Junger nelle sue opere, di controllo da parte del Sistema tanto delle forze di maggioranza quanto di quelle di opposizione, coessenziali alle prime e da queste fagocitate. Quanto avvenuto nelle scorse settimane, ovvero la formazione di una compagine di Governo comprendente gli “opposti” politici rappresentati da (pseudo)Sovranisti ed Europeisti, ovvero (pseudo)Destra e Sinistra più o meno radicale, il contenitore liquido ed indefinibile del M5S, tutti appassionatamente accomunati dal desiderio di sostenere il Premier designato dal Sistema bancario Internazionale e dai suoi servitori italiani deve fare riflettere quanti ancora credono alla chimerica figura del “Voto utile”, precipitazione politica della non differente figura  concettuale dell’ “Utile idiota”, coessenziale ad ogni strutturata espressione di sistema politico totalitario. Torniamo dunque al “thema” originario, ovvero alla figura (forse incompresa) del Ribelle, ovvero di colui che per ragioni di particolare acuzie e percezione intellettuale comprende, anticipando gli altri, come sia assolutamente impossibile modificare un sistema strutturato attraverso una attività politica svolta al suo interno e decide idealmente di ” passare al bosco” , ovvero di rifugiarsi in un inviolabile periplo sacro entro cui rimanere indenne dalla invasività di un  Sistema sempre più distopico e liberticida. La sua figura di Anarca è profondamente dissimile da quella -ben differente se non antitetica - rappresentata dall’Anarchico in quanto mentre quest’ultimo nega l’ auctoritas di qualunque aggregazione statuale il primo si contrappone ad uno Stato anetico ma riconosce il sistema valoriale di uno Stato Etico e Tradizionale. Il “Ribelle - Anarca” è solo inizialmente un individualista che “si cela tra il grigio delle pecore” ma diviene ben presto disponibile ad aggregarsi in un “branco” quando riconosce la sussistenza di un sistema valoriale condiviso, sconfessando l’innaturale dicotomia “Ribelle- Rivoluzionario” in quanto il Ribelle che si aggrega in un “branco” sociale diviene necessariamente un Rivoluzionario. Tanto premesso, la situazione politica del nostro Paese vanifica qualunque azione di natura oppositiva parlamentare in quanto il Sistema,  per come si è strutturato, tende a controllare contemporaneamente Maggioranza ed Opposizione, che cessano di essere fra loro alternative ma si aggregano in un unico polo spurio. Questo è quanto avvenuto nei giorni scorsi con l’opzione filogovernativa e filoeuropeista praticata dalla Lega e l’analoga scelta praticata oltre un anno prima da quell’indefinibile movimento (originariamente)  anti-sistema che nel volgere di breve termine ha rinnegato platealmente ogni suo punto programmatico originario. Così pure, per non essere da meno, l’unico movimento politico rimasto all’”opposizione” è confluito nell’alvo conservatore del Parlamento europeo e la sua leader ha aderito all’ Aspen Institute Italia – recentemente  visitato  e “legittimato” da Joe Biden - aggiungendo il proprio nominativo a quello di Giorgio Napolitano, di Paolo Mieli e dell’ex direttore UE per le “riforme strutturali” Mario Nava. Ne consegue che chi culturalmente si senta estraneo alla cultura “dominante” non abbaia altra alternativa che promuovere e  gestire, con modalità assolutamente pacifiche,  un movimento astensionistico di dissidenti “Ribelli” destinati nel volgere del tempo a trovare elementi aggregativi  identitari e diventare culturalmente “Rivoluzionari”. A chi fosse  ancora scettico sulla portata storica e politica del “ribellismo” mi sento di ricordare come sino alla data fatidica del 23 marzo 1919 Arditi e Futuristi fossero dei “Ribelli”, poi divenuti “Rivoluzionari” mercé il programma unificatore di Piazza San Sepolcro. L’astensionismo elettorale prodromico alla realizzazione di una progettualità politica comune è di facile attuazione in quanto non richiede un radicamento territoriale di tipo burocratico, raccolte di firme per la presentazione di liste, non è divisivo in quanto l’ ampiezza del dissenso tende a dissolvere personalismi disgregativi, è politicamente inclusivo in quanto produce una naturale vis attractiva  nei confronti dei ceti sociali maggiormente penalizzati a prescindere dalla loro provenienza culturale, e soprattutto è caratterizzato da una assoluta liceità giuridica in quanto l’art. 48 del della Costituzione stabilisce che “il voto è libero” ed il suo esercizio è un mero “dovere civico”. Vale la pena precisare che sin dall’ Assemblea Costituente si chiarì che non vi era contraddizione alcuna tra libertà e doverosità del diritto di voto in quanto il concetto di “doverosità” venne chiarito da Meuccio Ruini, all’ interno della Assemblea Costituente, precisando  che la formula prescelta non costituiva una obbligatorietà del diritto di voto, tant’è che il dovere di voto venne originariamente sanzionato esclusivamente con la menzione “non ha votato” nel certificato di buona condotta , ma la norma venne abrogata nel 1993 trasformando la doverosità del voto in piena libertà del suo esercizio. Auspico, con questo mio non breve ma, nella sua complessità, comunque relativamente sintetico “post” di stimolare riflessioni ed un eventuale dibattito tra quanti, appartenenti alla mia stessa comunità culturale ed umana, abbiano finalmente compreso che il Sistema si giova delle opposizioni istituzionalizzate in quanto ininfluenti alla modifica dello status quo e la politica di “entrismo” all’interno di forze politiche già inserite nel sistema politico istituzionale non produce altri effetti se non quelli della mortificazione dei propri ideali accompagnati ad una perdita di dignità.

Claudio Berrino

domenica 7 marzo 2021

LA DEMOCRAZIA È IL DIO CHE HA FALLITO.

Mi accade frequentemente di  riflettere sul periodo che stiamo attraversando. Leggo negli occhi di ogni mio interlocutore i segni della più profonda insoddisfazione. Se un sistema sociale deve rispettare la regola della ricerca del benessere collettivo possiamo serenamente concludere che il nostro ha miseramente fallito.  Gli uomini sono ormai privi di strumenti di autodeterminazione, non sono nelle condizioni di programmare la propria esistenza, non posseggono spazi privati in cui ritrovare la propria essenza e soddisfare i propri elementi vocazionali, sono assorbiti dall’imperativo categorico della ricerca della sopravvivenza. Ma il sopravvivere è limitativo se non è coniugato con la ricerca  della felicità individuale o di una sensazione che ad essa possa rassomigliare. Tutto deriva probabilmente dalla affermazione del principio della prevalenza del parametro della quantità, ovvero della legge del numero, su quello della qualità. Ma davvero siamo tutti convinti che la Democrazia rappresenti il migliore dei mondi possibili, e che la Meritocrazia sia ormai una figura teorica di organizzazione sociale relegata nel passato ?  “Gli Asini preferirebbero la paglia all’oro” ( Eraclito, frammento 9), ma gli uomini liberi esistono ancora.

Claudio Berrino

LA PROVOCAZIONE INTELLETTUALE E LA VOLGARITÀ

Negli anni '70, caratterizzati da benessere economico disgiunto, in molti casi, da formazione culturale esistevano ristoranti nei quali gli avventori venivano apostrofati con epiteti e toni insultanti dal personale di servizio. Uno di essi, a Trastevere, era noto come "il ristorante della parolaccia ". In pratica, accadeva che i "nuovi ricchi ", possedendo denari ma non la conoscenza delle regole comportamentali che disciplinano un vivere dignitoso, reputassero "divertente" essere offesi e svillaneggiati. Sono mutati i tempi, non vi sono più i "pervenus " in quanto l'effimero benessere economico di quegli anni è venuto ad affievolirsi, ma sono sopravvissuti socialmente quei poveretti privi di adeguate lenti di lettura che confondono la provocazione con l'insolenza e la villania. Il cattivo spettacolo offerto ieri sera da un gruppo di artisti che si esibivano al Festival di Sanremo con un pubblico virtuale che ne apprezzava il poco percepibile "profilo artistico" ha riproposto quell'imbarazzante fenomeno della inadeguatezza di chi confonde oggi l'arte con la volgarità come ieri confondeva l'umorismo con la maleducazione. Ieri sera sul palco di Sanremo un gruppo di guitti canori ha oltraggiato la bandiera nazionale e la comune percezione della morale invocando una scriminante culturale nei fatti inesistente, rivolgendosi e richiedendo protezione mediatica a quel gruppo di giornalisti e spettatori osannanti l'Lgbt e l'inclusione forzata che caratterizza il nostro presente storico. Probabilmente si tratta dei discendenti di quei "pervenus" che negli anni '70 acquistavano come opere d'arte gli escrementi in scatola di Manzoni intessendone lodi.


Claudio Berrino

mercoledì 10 febbraio 2021

IL COMPLESSO DI EDIPO DELLA DESTRA ITALIANA

Ogni cultura possiede specificità, individualità, caratteristiche differenti dalle altre. Il rispetto di ciò che è diverso nella comparazione con quello che siamo e con quanto valorialmente o religiosamente ci appartiene costituisce un dovere sacrosanto, che non deve però  essere confuso con il senso di compiacimento o, peggio, di sudditanza culturale. Un approccio rispettoso non deve essere degradato in un approccio servile perché il primo appartiene ad un uomo libero e costituisce una dignitosa espressione del suo modo di essere mentre il secondo tradisce quel tratto caratteristico di rigurgito plebeo che accompagna il “pervenu”, ovvero la persona che ha migliorato la propria condizione sociale ma conserva i limiti soggettivi comportamentali derivanti dalla sua condizione precedente. Le esemplificazioni di queste forme di defaillance comportamentale sono purtroppo frequenti e le ritroviamo tanto nella donna politica occidentale che si reca in viaggio ufficiale in un Paese islamico bardata come una odalisca o – peggio - come una fondamentalista religiosa,  oppure negli uomini politici che in visita ad Israele, al di fuori delle cerimonie di natura religiosa, ostentano una Kippah calata sul capo portata con una sussiegosa immedesimazione nel ruolo di “convinto sionista” tale da generare ilarità da parte degli ospiti e degli osservatori.
Mentre la prima esemplificazione appartiene normalmente alle donne politiche della Sinistra radicale, la seconda possiamo serenamente affermare che costituisca appannaggio pressoché esclusivo di uomini politici rappresentanti di quell’indefinito alvo rappresentato dalla Destra. Questi ultimi scontano un evidente “complesso di Edipo” che li conduce ad atteggiamenti degni degli auto flagellanti medievali, pervasi dal  desiderio di scontare colpe e responsabilità non proprie e di apparire ad ogni costo “graditi”. In alcuni di essi la dedizione nel compiacere l’ospite è tale da ricordare il noto personaggio felliniano della “Gradisca” e, in questi casi, gli effetti tragicomici sono amplificati al paradosso. In dette fattispecie si può percepire un complesso edipico tale da indurre nel viaggiatore politico di Destra un senso di ostilità nei confronti di quanti gli sono antropologicamente simili (Padre) accompagnato da un senso di smodata attrazione per quanti sono espressione antropologica della diversità culturale o religiosa (Madre). In altri casi il processo logico dell’adulatore è ancora minormente elaborato e trova ragion d’essere esclusivamente nella sua natura servile oppure opportunistica. 

Claudio Berrino

giovedì 4 febbraio 2021

IL SERVILISMO DEGLI UTILI IDIOTI

Leggo in queste ore sperticati elogi rivolti all'ex Presidente della BCE ed ex banker di Goldman Sachs proferiti da Colleghi, conoscenti ed ex militanti appartenuti - in un tempo fortunatamente remoto - alla mia stessa parte politica che, ostentando il tipico servilismo dell'acclamatore di professione, ufficializzano la loro submissio a colui che, dopo l'Uomo con il Loden, incarna il più fedele gregario degli interessi antinazionali e del mondo della finanza internazionale. Mi incuriosiscono particolarmente le incondizionate aperture di credito fondate sulla sussistenza di, non contestabili, titoli accademici, quasi che questi costituissero presupposto certo di una gestione ottimale della cosa pubblica resa nei confronti degli italiani anziché delle lobby mondiali, espresse nell'assoluta amnesia valutativa di chi svolge processi di rimozione mentale dei disastri sociali ed economici posti in essere da un grifagno ex rettore universitario - sodale di colui che viene inopinatamente descritto come attuale "salvatore della Patria " - che ha conseguito in pochissimi mesi l'inverecondo obiettivo di coprire con una "gelata economica" la produzione industriale di questo Paese. Per non tacere dei fenomeni di macelleria sociale posti in essere da un suo Ministro passato alla Storia per le lacrime fatte versare agli italiani prima che per quelle ostentate televisivamente in preda ad una forma di incontinenza emotiva comprensibilissima anche se presumibilmente insincera e tardiva nella sua manifestazione. Non mi sento di plaudere al Commissario dell'Unione Europea evocato dal Capo dello Stato a seguito di una crisi di Governo pilotata e dall'esito previsto, ma soprattutto provo un senso di antropologico disgusto ed una viscerale intolleranza nei confronti di chi, millantando una cultura identitaria e tradizionalista, si prostra oggi in una immorale genuflexio a favore del nemico storico di sempre della nostra appartenenza politica e dimensione umana.


Claudio Berrino

giovedì 28 gennaio 2021

DIRITTO DI RESISTENZA E LIBERTÀ CIVILI


Pierre Lagaillard ad una manifestazione dell'OAS
Situazioni lesive del comune sentire di un Popolo  possono generare forme di dichiarata ribellione nei confronti di chi le determina. La reazione popolare ad un fatto ingiusto nel diritto pubblico assume la denominazione di "diritto di resistenza" e trova, in alcune Costituzioni, adeguato riconoscimento. Cosi il Secondo Emendamento della Costituzione Americana recita testualmente " ....essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto». L'Assemblea Costituente italiana nel 1948 discusse a lungo in merito all'inserimento nel testo costituzionale del riconoscimento del Diritto di Resistenza. Nella sua bozza preliminare tale fondamentale principio giuridico venne introdotto su iniziativa di Dossetti e legittimato con l'articolo 50 secondo comma, avente il seguente letterale tenore: “Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione la resistenza all'oppressione è diritto e dovere del cittadino", ma nel testo definitivo tale articolo venne cancellato per volere della componente di Sinistra della stessa Assemblea Costituente che riteneva pericoloso il riconoscimento di un diritto di reazione popolare di fronte a provvedimenti lesivi della comune percezione del senso di giustizia. La Costituzione Elvetica del 1848, ancor oggi vigente, richiamandosi al testo di quella americana del 1787 riconobbe il principio di autodifesa dei cittadini nei confronti dei "nemici esterni ed interni", arrivando a consentire e prevedere la distribuzione di armi da guerra ad ogni nucleo familiare ed a considerare "una Popolazione armata una Popolazione civicamente educata". Prassi tutt'oggi rispettata. Del resto, nella Filosofia del Diritto il diritto di ribellione viene considerato come un fondamentale diritto naturale degli individui, in base al quale questi ultimi non solo possono ma debbono opporsi all'attività dello Stato o alle prescrizioni del diritto positivo che minaccino i diritti fondamentali dell'uomo. Diverso è l'orientamento dell'Unione Europea che, con l'intendimento di impedire ogni forma di reazione popolare tende, in tutte le sue direttive, a limitare la detenzione legittima delle armi, ostacolando ogni provvedimento autorizzativo in materia di porto e di detenzione delle stesse. In Francia, il 20 gennaio 1961, esattamente sessant'anni or sono, Jean Jacques Susini e Pierre Lagaillard fondarono l'Oas ( l'Organisation de l' Armée Secrète) ed iniziarono un confronto armato in Algeria e nella Francia metropolitana prima contro il Fronte Nazionale di Liberazione dell'Algeria e, dopo il trattato di Evian, contro lo stesso De Gaulle, accusato di tradimento. La vicenda si concluse con 44 condanne a morte, di cui solo 4 eseguite. Tutti i condannati superstiti, tra cui lo stesso Susini, ottennero nel 1968 l'amnistia generale da Charles de Gaulle. Susini si candidò nel 1997 con le Front National di Jean Marie Le Pen nel collegio di Marsiglia raccogliendo il 47 per cento dei voti. Il sentimento collettivo, definito dai giuristi romani come "idem sentire de re publica ", alle volte sa discernere la tensione morale e la generosità di quanti antepongono l' interesse generale a quello personale violando deliberatamente norme percepite come inique ed odiose da quel soggetto Politico- superiorem non recognoscens- chiamato Popolo.

Claudio Berrino