La morte dei due ragazzi in divisa che si è consumata ieri a Trieste dovrebbe pesare come un macigno sulla coscienza di coloro i quali stanno attuando un progetto di sostituzione etnica all'interno dell'Eurozona (non mi sento più di definirla Europa) e della nostra Nazione.
Assistiamo a lutti, al degrado delle condizioni di vita, ad un incremento esponenziale delle patologie sanitarie taciuto dagli organi di stampa, alla riduzione della durata della vita media, ad un disagio sociale in procinto di esplodere. Le parole di circostanza delle Istituzioni, ree di accondiscendere a quello che si palesa sempre più come un genocidio del Popolo Italiano a beneficio di un meticciato etnico diffuso, privo della coscienza di sé e destinato a costituire una forza lavoro priva di diritti sociali, ormai indispensabile alla sopravvivenza dei "cartelli" finanziari che hanno pianificato la progressiva distruzione dell'Ordine Naturale dell'Uomo, paiono un ipocrita esercizio di retorica.
Quanto accaduto ieri a Trieste non può pesare sulla coscienza di chi è ormai complice ed artefice di un progetto criminale.
Dio, se esiste, abbia pietà delle anime di quelle due vittime innocenti e del dolore delle loro famiglie.
Avv. Claudio BERRINO
sabato 5 ottobre 2019
lunedì 16 settembre 2019
Riflessioni sulla Dotta Ignoranza
Ignorante è colui che non conosce una determinata materia, o è privo in senso lato di nozioni.
I romani utilizzavano questo aggettivo per caratterizzare le popolazioni barbare, che non conoscevano le regole comportamentali di Roma ed il suo Diritto.
Oggi lo stesso aggettivo viene usato dalla galassia radical-chic, in primis dal Professor Cacciari, per indicare indifferentemente, leghisti, sovranisti, populisti, antieuropeisti, neo e veterofascisti.
In sintesi chiunque si sottragga al "pensiero unico " mondialista è tacciato di ignoranza e sottoposto a biasimo dai detentori della Cultura ufficiale.
Amici carissimi, dobbiamo riflettere sui nostri limiti, colmare le nostre carenze e soprattutto emendare le nostre imbarazzanti lacune sostituendo il nostro debito formativo maturato nei confronti di Evola, Guénon, Pound, Brasillach con l'esegesi del pensiero di Valeria Fedeli, di Nicola Zingaretti, di Teresa Bellanova, di Matteo Renzi, di Maria Elena Boschi.
Naturalmente senza perdere di vista la caratura didattica del filosofo per eccellenza Massimo Cacciari, rifulgente nel suo splendore intellettuale non meno delle nuances rossastre della tintura dei suoi capelli.
Avv. Claudio BERRINO
Avv. Claudio BERRINO
giovedì 23 agosto 2018
"Redde rationem" e Populismo: aspetti speculari
Il
"redde rationem" ed il Populismo sono i due aspetti speculari della
esigenza vitale dell'Uomo al perseguimento costante dell'equità e della
giustizia sostanziale. I
cattivi maestri di una Teoria Generale dello Stato puramente
rappresentativa hanno tentato negli scorsi anni di insegnarci che la
rappresentanza parlamentare senza vincolo di mandato, con cui il
Cittadino una volta ogni quinquennio elegge un Politico od un Partito
Politico e, a prescindere dal suo operato, debba ritenersi
soddisfatto, rappresenti la normalità della Democrazia.
Non
é così. Non é così per il singolo, né tantomeno é così per quella
collettività di Cittadini avente funzione politica naturale che prende
il nome di Popolo. Il Popolo Sovrano é ontologicamente Giudice
dell'operato dei propri delegati all'esercizio della Funzione
Politica, e quando questi sbagliano ha pieno titolo ad esercitare la
funzione critica e soprattutto punitiva che gli appartiene.
Il
"redde rationem " é quindi una naturale e sacrosanta resa dei conti che
deve essere tanto legittimamente quanto inesorabilmente esercitata nei
confronti di chi, attraverso un'azione politica inadeguata, ha cagionato
danni alla Collettività.
La
Politica e la storia dell ' Uomo ci insegnano che a grandi poteri
corrispondono grandi responsabilità e, quando si cade in errore per
colpa, o peggio per dolo, ne conseguono severissime punizioni. E ciò
corrisponde ad una logica di equità, non di volgare vendetta.
Questo
concetto, che ho sinteticamente rappresentato, costituisce la corretta
lente di lettura del fenomeno politico e sociale dei nostri tempi,
ovvero la raggiunta consapevolezza del Diritto del Popolo a giudicare
quanti lo hanno danneggiato, in termini di dequalificazione della
propria esistenza.
Il
Populismo, ovvero l'esercizio dell'azione Politica di un Popolo
Sovrano, é una diretta estrinsecazione del Sovranismo, ovvero della
riconosciuta Sovranità di una Etnia all'esercizio del Potere Politico su
un Territorio che le appartiene per ragioni di Tradizione, di Storia
Condivisa, di Cultura Identitaria, di Sangue.
E
quando un Popolo acquisisce questa consapevolezza sostituisce le scelte
eteronome imposte dai Poteri Politici e finanziari parassiti con
scelte autonome, finalizzate al perseguimento di legittimi interessi
propri.
Gli
eventi tragici di questi giorni hanno confermato questa nuova linea di
indirizzo politico - sociale, oggi perseguibile grazie al tanto
straordinario quanto innovatore risultato elettorale recentemente
conseguito dal Popolo Italiano, che ha sostituito il ripugnante fetore
della tirannide alla freschezza del nuovo corso della ritrovata
Libertà.
La
conclusione di questo processo storico dovrà però necessariamente
passare attraverso il lavacro del "redde rationem", che dovrà
estrinsecarsi auspicabilmente con l'azione giurisdizionale esercitata da
nuovi Magistrati, tanto integerrimi quanto implacabili, nei confronti
di quanti hanno violato la sacralità del patto sociale, ledendo i
diritti fondamentali della Cittadinanza attraverso la sua sottomissione
al potere politico e finanziario sovranazionale.
Solamente dopo questa importante operazione moralizzatrice l'iter storico di cambiamento potrà dirsi concluso.
I tempi, ad ogni buon conto, non saranno brevi, perché l'Idra non accetterà facilmente l'idea di essere in procinto di morire.
Avv. Claudio BERRINO
venerdì 27 ottobre 2017
L’ORIGINE DELL’ INQUINAMENTO CITTADINO : CAUSE E RESPONSABILITA’
E’ di questi giorni il provvedimento amministrativo di
divieto del traffico cittadino posto in essere dalle amministrazioni di
importanti Comuni italiani, tra i quali Torino e Roma, ai residenti proprietari
di autoveicoli diesel anche della tipologia Euro 3-Euro 4- Euro5, e della
previsione, in presenza di quantitativi elevati di quei residui inquinanti
denominati “particolati”, addirittura dell’estensione futura del divieto, per
quanto riguarda Roma, agli Euro 6. I divieti amministrativi paiono illogici e
liberticidi, in quanto i proprietari delle autovetture alle quali viene inibita
la circolazione hanno speso i loro denari al momento dell’acquisto confidando
nella conformità del proprio automezzo alla normativa vigente, attuale e
futura, ed hanno corrisposto all’Erario le relative imposte per l’ “immatricolazione” e per il “possesso” del mezzo acquistato.
Questo, in un Paese civile, darebbe titolo ai proprietari
di pretendere di usare liberamente un bene in loro titolarità e di essere
immuni da provvedimenti amministrativi dettati da scelte demagogiche
accompagnate da crassa ignoranza, e soprattutto, da quel volgare disprezzo per il Popolo e per
la sua dignità che invece caratterizza i sistemi politici che fondano il
proprio potere sulla autoreferenzialità.
Il mancato rispetto dei “limiti del mandato” ricevuto dal
Corpo Elettorale, e la sottoposizione a continui abusi trasforma purtroppo le
democrazie rappresentative, anche nei loro aspetti amministrativi e gestori, in
vere e proprie tirannidi.
Gioverà quindi soffermarsi sulla sussistenza o meno della
effettiva necessità di impedire o limitare la circolazione a liberi cittadini
con provvedimenti amministrativi che -ripeto - sarebbero degni di paesi di
“socialismo reale” centro-africani o sud-americani. I nostri “gestori politici” per prassi e strategia, confidando nella
incapacità di analisi delle persone sottoposte alla loro “tutela” omettono
abitualmente di rappresentare quelle verità sgradevoli che sono sotto gli occhi
di tutti e, forse per questa ragione, nessuno osserva.
Rappresenta infatti un espediente facilissimo tacere
circostanze costituenti l’origine
dell’inquinamento atmosferico cittadino, e contestualmente porre ulteriori
divieti amministrativi e limiti a cittadini che ormai non sono più nelle
condizioni di tutelare i propri Diritti Fondamentali, ovvero di portare armi
per difesa personale , di recarsi alle urne elettorali a scadenze periodiche,
di circolare sulla rete stradale con le proprie autovetture dopo avere assolto
all’onere fiscale relativo, di parcheggiare le medesime sotto la propria
abitazione senza versare il “taglieggiamento” derivante dalle “strisce blu”, di
non dovere corrispondere all’Erario un 70% circa di “accise” sul carburante, di
non vedere violati i propri “diritti quesiti” previdenziali da un “tratto di
penna” della allora Ministro Fornero, di non dovere subire le inefficienze di
un sistema sanitario caratterizzato da sprechi ed inadeguatezze dopo avere
corrisposto una tassazione avente una tra le aliquote più alte del mondo.
I motivi di insoddisfazione e legittimo risentimento contro
la “Cupola Politica” italiana sono innumerevoli, ma torniamo al tema della
nostra analisi, ovvero le cause dell’inquinamento atmosferico cittadino, ed
esaminiamo, sotto un profilo tecnico, le conseguenze delle centrali
termoelettriche insediate in prossimità del tessuto urbano, cercando di
comprendere il loro funzionamento ed i loro effetti.
In particolare <<…… La centrale termoelettrica produce energia elettrica sfruttando il calore fornito dai combustibili fossili (olio combustibile derivato dal petrolio, carbone gas naturale).
Il combustibile viene immesso in un bruciatore posto sotto una caldaia: il calore che si sviluppa riscalda l’acqua che scorre in tubi a serpentina. L’alta temperatura trasforma l’acqua in vapore surriscaldato (a circa 540 °C), che sotto forti pressioni fa ruotare le pale di una turbina collegata a un generatore di energia elettrica chiamato alternatore.
Il vapore già utilizzato viene convogliato in un condensatore, dove in appositi tubi circola acqua fredda, prelevata generalmente da corsi d’acqua vicini alla centrale. A contatto con i tubi freddi, il vapore si condensa in acqua che viene ripompata nel circuito della caldaia. Questo tipo di centrale inquina fortemente l'aria con i fumi della combustione.Il monossido di carbonio, l'anidride solforosa, gli ossidi di azoto, il piombo e gli idrocarburi sono detti inquinanti atmosferici primari.
In particolari condizioni climatiche, e cioè quando l'aria non circola e gli inquinanti permangono a lungo nell'atmosfera, si verificano reazioni chimiche, favorite dalla luce del sole, che danno luogo a un insieme di prodotti, denominati nel loro complesso "smog", e che rappresentano gli inquinanti atmosferici secondari.
Un discorso a parte va fatto per l'anidride carbonica, la quale è un componente naturale dell'aria, ed è indispensabile per tutti i processi biologici, ma è anche responsabile della regolazione della temperatura dell'aria.
L'anidride solforosa e gli ossidi di azoto, che si generano dalla combustione del carbone e dei derivati del petrolio, provocano il fenomeno delle piogge acide. Combinandosi con l'acqua piovana, l'anidride solforosa si trasforma in acido solforico e gli ossidi di azoto in acido nitrico, e poi ricadono al suolo. L'effetto di queste piogge è progressivo e insidioso, esse producono un accumulo di acidi nel terreno e nelle acque dei fiumi e dei laghi, danneggiando gravemente gli ecosistemi, a partire dalla vegetazione.
L'enorme immissione di CO2 nell'atmosfera impedisce alla Terra di reirradiare nello spazio l'energia che riceve dal Sole, provocando l'effetto serra, cioè il riscaldamento dell'atmosfera, che, a sua volta, provoca l'aumento della temperatura dei ghiacci, determinando un innalzamento del livello del mare, e quindi la sommersione delle regioni costiere, che, come è noto, sono le regioni più popolate della Terra.
Lo smog, il piombo e il monossido di carbonio agiscono in modo diretto sulla funzione respiratoria dei viventi, provocando gravi malattie polmonari.
Non trascurabili i danni all'ecosistema del corpo idrico utilizzato per gli scarichi termici dell'acqua.
L'impianto, come tutte le altre centrali del resto, occupando una certa superficie, normalmente recintata, allontana dalla zona la fauna e, i vari edifici connessi al suo funzionamento comportano sempre un certo impatto sull'ambiente dal punto di vista paesaggistico.
Nella sala macchine sia le turbine, sia i generatori di corrente producono un rumore costante di parecchi decibel che, a lungo andare, provoca danni all'udito degli operatori, per cui, questi, devono essere sottoposti a periodici controlli medici.
Le macchine elettriche, quali gli Alternatori e le Dinamo, per effetto dello strisciare delle spazzole sul collettore generano un certo scintillio. L'arco voltaico scompone l'Ossigeno dell'aria O2 in O, che legandosi poi ad altre molecole, forma Ozono O3, gas velenoso dal caratteristico odore di aglio.>>.
Possiamo quindi pacificamente affermare che l’attribuzione alle autovetture diesel dell’origine dell’inquinamento urbano costituisce una forma decettiva di sviamento dell’attenzione dei cittadini dalla reale natura del problema che stanno subendo e, soprattutto, dalle responsabilità politiche di chi ha consentito di insediare -una quindicina d’anni or sono a Moncalieri e cinque anni or sono nella periferia di Torino Nord- centrali termoelettriche ad elevato impatto ambientale.
Paradossalmente gli autori di quelle scelte amministrative oggi siedono all’opposizione, ed i novelli “ecologisti” che si sono recentemente insediati nelle municipalità di Torino e di Roma, anziché porre in discussione le impostazioni gestorie dei loro predecessori ed adottare i relativi rimedi, forse non avendo adeguate competenze, si limitano ad imporre ulteriori ed odiosi divieti.
Fondamentalmente la metodologia di gestione del potere amministrativo italiano è analoga a quella che caratterizza la gestione politica, ovvero considerare il Popolo Italiano alla stregua di un armento da mungere in termini elettorali e fiscali, e da annichilire nella propria dignità.
Avv. Claudio BERRINO
In particolare <<…… La centrale termoelettrica produce energia elettrica sfruttando il calore fornito dai combustibili fossili (olio combustibile derivato dal petrolio, carbone gas naturale).
Il combustibile viene immesso in un bruciatore posto sotto una caldaia: il calore che si sviluppa riscalda l’acqua che scorre in tubi a serpentina. L’alta temperatura trasforma l’acqua in vapore surriscaldato (a circa 540 °C), che sotto forti pressioni fa ruotare le pale di una turbina collegata a un generatore di energia elettrica chiamato alternatore.
Il vapore già utilizzato viene convogliato in un condensatore, dove in appositi tubi circola acqua fredda, prelevata generalmente da corsi d’acqua vicini alla centrale. A contatto con i tubi freddi, il vapore si condensa in acqua che viene ripompata nel circuito della caldaia. Questo tipo di centrale inquina fortemente l'aria con i fumi della combustione.Il monossido di carbonio, l'anidride solforosa, gli ossidi di azoto, il piombo e gli idrocarburi sono detti inquinanti atmosferici primari.
In particolari condizioni climatiche, e cioè quando l'aria non circola e gli inquinanti permangono a lungo nell'atmosfera, si verificano reazioni chimiche, favorite dalla luce del sole, che danno luogo a un insieme di prodotti, denominati nel loro complesso "smog", e che rappresentano gli inquinanti atmosferici secondari.
Un discorso a parte va fatto per l'anidride carbonica, la quale è un componente naturale dell'aria, ed è indispensabile per tutti i processi biologici, ma è anche responsabile della regolazione della temperatura dell'aria.
L'anidride solforosa e gli ossidi di azoto, che si generano dalla combustione del carbone e dei derivati del petrolio, provocano il fenomeno delle piogge acide. Combinandosi con l'acqua piovana, l'anidride solforosa si trasforma in acido solforico e gli ossidi di azoto in acido nitrico, e poi ricadono al suolo. L'effetto di queste piogge è progressivo e insidioso, esse producono un accumulo di acidi nel terreno e nelle acque dei fiumi e dei laghi, danneggiando gravemente gli ecosistemi, a partire dalla vegetazione.
L'enorme immissione di CO2 nell'atmosfera impedisce alla Terra di reirradiare nello spazio l'energia che riceve dal Sole, provocando l'effetto serra, cioè il riscaldamento dell'atmosfera, che, a sua volta, provoca l'aumento della temperatura dei ghiacci, determinando un innalzamento del livello del mare, e quindi la sommersione delle regioni costiere, che, come è noto, sono le regioni più popolate della Terra.
Lo smog, il piombo e il monossido di carbonio agiscono in modo diretto sulla funzione respiratoria dei viventi, provocando gravi malattie polmonari.
Non trascurabili i danni all'ecosistema del corpo idrico utilizzato per gli scarichi termici dell'acqua.
L'impianto, come tutte le altre centrali del resto, occupando una certa superficie, normalmente recintata, allontana dalla zona la fauna e, i vari edifici connessi al suo funzionamento comportano sempre un certo impatto sull'ambiente dal punto di vista paesaggistico.
Nella sala macchine sia le turbine, sia i generatori di corrente producono un rumore costante di parecchi decibel che, a lungo andare, provoca danni all'udito degli operatori, per cui, questi, devono essere sottoposti a periodici controlli medici.
Le macchine elettriche, quali gli Alternatori e le Dinamo, per effetto dello strisciare delle spazzole sul collettore generano un certo scintillio. L'arco voltaico scompone l'Ossigeno dell'aria O2 in O, che legandosi poi ad altre molecole, forma Ozono O3, gas velenoso dal caratteristico odore di aglio.>>.
Possiamo quindi pacificamente affermare che l’attribuzione alle autovetture diesel dell’origine dell’inquinamento urbano costituisce una forma decettiva di sviamento dell’attenzione dei cittadini dalla reale natura del problema che stanno subendo e, soprattutto, dalle responsabilità politiche di chi ha consentito di insediare -una quindicina d’anni or sono a Moncalieri e cinque anni or sono nella periferia di Torino Nord- centrali termoelettriche ad elevato impatto ambientale.
Paradossalmente gli autori di quelle scelte amministrative oggi siedono all’opposizione, ed i novelli “ecologisti” che si sono recentemente insediati nelle municipalità di Torino e di Roma, anziché porre in discussione le impostazioni gestorie dei loro predecessori ed adottare i relativi rimedi, forse non avendo adeguate competenze, si limitano ad imporre ulteriori ed odiosi divieti.
Fondamentalmente la metodologia di gestione del potere amministrativo italiano è analoga a quella che caratterizza la gestione politica, ovvero considerare il Popolo Italiano alla stregua di un armento da mungere in termini elettorali e fiscali, e da annichilire nella propria dignità.
Avv. Claudio BERRINO
mercoledì 11 ottobre 2017
SECESSIONE CATALANA
La secessione della Catalogna impone un’analisi sul concetto di
Stato e sulla sua compatibilità con una società di Tipo
Tradizionale. L’argomento, nell’ambito del Pensiero della Destra
normalmente non viene analizzato per il timore - assolutamente
legittimo - di risultare divisivo. L’atteggiamento è tanto
prudente quanto dannoso, in quanto la preoccupazione di creare
“divisioni”, se così possono essere intese le analisi
intellettuali, si pone in contrasto con la Cultura e lo Spirito della
Destra, antiegualitaria e selettiva per definizione. Solo attraverso
continui processi disgregativi con separazione di “corpi estranei”
al nostro Pensiero e successivi fenomeni di riaggregazione
intellettuale per affinità culturali (ed etniche) omogenee è
possibile costruire e formare quella “aristocrazia naturale” che
costituisce lo strumento ed il veicolo privilegiato della diffusione
della nostra concezione della vita. Normalmente la Teoria Generale
dello Stato non costituisce materia di approfondimento da parte di
alcuni militanti appartenenti al multiforme mondo della Destra, e il
difetto di analisi genera fraintendimenti pericolosi. Proprio nei
giorni scorsi abbiamo ascoltato personaggi aventi visibilità
politica, nell’ambito della Destra italiana, esprimere sentimenti
di solidarietà alla Spagna, e di avversione alla Catalogna, in virtù
di un non meglio precisato “senso dello Stato”, quasi che il
concetto stesso di Stato appartenesse al Pensiero Tradizionale. Altri
esponenti di area si sono spinti addirittura ad assimilare il
concetto di Stato a quello di Patria, generando un “meticcio
concettuale” destinato a generare orripilazione in qualunque
analista politico tradizionalista dotato di mediocre preparazione e
comune buon senso. Dobbiamo incessantemente ripeterci e ripetere a
chi ci è vicino nel nostro percorso politico che la Nazione non è
lo Stato. Etimologicamente il termine Nazione deriva da “natio”,
nascita, ed evidenzia una comunanza che deriva dalla medesima
cultura, dal medesimo territorio, dalla medesima etnia, dal comune
senso di appartenenza. E’ un concetto sovrapponibile a quello di
Patria, la “Terra dei Padri”, ovvero di “terra avita”, ed è
coincidente con il termine tedesco “Heimat”, la comunità di
origine. Nulla a che vedere con il concetto di “Stato”,
completamente sconosciuto alla cultura classica. Roma non era uno
“Stato” ma, nei suoi differenti momenti storici, una Res Publica
od un Impero. Il concetto di Stato non appartiene alla cultura di
Destra e si sviluppa in quel processo progressivo di “regressione
delle caste”, iniziato millenni prima, che al termine del periodo
feudale distrugge il concetto di identità e di etnia facendolo
precipitare nella aggregazione indifferenziata ed egualitaria. Si
tratta solo di una deriva storica dell’origine dell’indistinto e
dell’egualitarismo, l’affermazione delle tre ortoprassi di
origine giudaico cristiana, ovvero il Cristianesimo, l’Ebraismo e
l’Islam. Ortoprassi che hanno generato una sovversione valoriale
profonda, hanno annullato il senso spirituale e religioso originario
dell’Uomo e lo hanno precipitato in un percorso storico durato
oltre duemila anni nell’affermazione e nella primazia dell’
”indistinto”. Una dimensione storica e culturale in cui la
“genterella” è indotta a pensare che sia “normale”
ipotizzare che l’Uomo discenda dalla scimmia, che “il povero di
spirito” debba prevalere sul “migliore”, che la “legge del
numero” sia prevalente su quella della qualità. E in questa deriva
si inserisce e si afferma il concetto di “Stato”, che attraverso
una maliziosa deformazione concettuale porta i suoi degradati
cittadini a pensare che “lo Stato siamo Noi”. Una aberrazione
interpretativa che non considera che lo Stato non è la collettività
sacra, ovvero il Popolo, ma un agglomerato burocratico che vive alle
sue spalle. Ed in questa situazione di voluta imprecisione anche nel
mondo della Destra si scivola nell’equivoco e nel luogo comune
della donnetta politica a capo di un Partito che giunge ad affermare
che “si sente vicina a Rajoy perché crede nello Stato”. Per
venire al punto, dopo questa lunga ma necessaria digressione, la
vicenda Catalana deve essere analizzata non in forza di luoghi comuni
statalisti, o di simpatie od antipatie politiche connesse a chi in
questo momento governa la Catalogna, ma esclusivamente sulla base
della prevalenza identitaria esistente in quel territorio.
L’appartenenza non è determinata da quel pezzo di carta unto e
maleodorante che è la Costituzione di un Paese, ma da quei valori
sacerrimi che sono il Sangue e la Terra. Blut und Boden. Il resto è
nulla.
Avv. Claudio BERRINO
giovedì 14 settembre 2017
L'ICONOCLASTIA INCOLTA
Nei
giorni scorsi, in maniera frammentaria e spontanea, ho inserito sui
“social” brevi riflessioni in merito alla c.d. “Legge Fiano”,
evidenziandone la sua lesività di diritti individuali e collettivi.
Desidero ora dare una forma più “strutturata” al mio pensiero,
non finalizzata al “convincimento” di nessuno ma piuttosto allo
stimolo ad una analisi di buon profilo di questa brutta vicenda
italiana.
In
particolare, la legge approvata ieri dal Parlamento Italiano
denuncia, in primis, l’ignoranza quasi atavica dei nostri
rappresentanti politici, che approvando una simile mostruosità
normativa hanno dimostrato il loro imbarazzante profilo
intellettuale, caratterizzato da ignoranza giuridica e da ignoranza
storica. Come è noto ai più, ma evidentemente non a tutti, il tema
dell’ ”apologia di Fascismo” è normato dalla L.645/1952, nota
come “Legge Scelba”, che va a colpire << coloro che
promuovano o organizzino sotto qualsiasi forma la costituzione di
un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le
caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione
del disciolto regime Fascista >>. Questa norma,
pesantemente liberticida, legiferata e promulgata in un momento di
eccezionalità sociale, a pochi anni dalla fine di una guerra civile,
per le sue caratteristiche gravemente illiberali è stata oggetto di
numerosi interventi della Corte Costituzionale, la quale ne ha
limitato l’applicabilità, nel senso di andare a qualificare come
penalmente rilevanti solo quelle ipotesi di apologia concretamente
idonee alla riorganizzazione del Partito Fascista. E’ quindi
evidente, o almeno dovrebbe esserlo ad un Parlamentare medio e di
media cultura, come la limitazione sancita dalla Corte Costituzionale
rispetto alla Legge Scelba introduca un principio di rango
costituzionale cui le leggi ordinarie debbono adeguarsi, e con cui la
Legge Fiano è incompatibile. In altri termini, ancora più chiari,
quando le condotte si limitano alla sola propaganda rientrano
evidentemente nei limiti dell’art 21 della Costituzione che tutela
non solo la libertà di pensiero ma anche il diritto alla sua
manifestazione. Molti di noi ricorderanno un celebre aforisma di Ezra
Pound al riguardo, che così recitava :<<…la libertà di
parola senza libertà di diffusione è solo un pesce dorato in una
vaschetta sferica…..>>.
Ciò
premesso, acclarata l’ignoranza giuridica dei nostri Parlamentari,
possiamo svolgere brevi riflessioni sulla loro, non minore, ignoranza
storica. La “Legge Fiano” introduce l’art.292 bis del codice
penale nell’ambito dei delitti contro la personalità interna dello
Stato, articolo recante la “dicitura” << propaganda del
regime Fascista o del Partito Nazionalsocialista (n.d.r.dei
Lavoratori Tedeschi), ovvero delle relative ideologie, anche solo
attraverso la produzione , distribuzione, diffusione o vendita di
beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente
riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia (n.d.r. ad
es . Fascio Littorio) o la gestualità ( ad es. saluto romano) .
La
pena reclusiva prevista da questa legge “incredibile” è
compresa tra i sei mesi ed i due anni, ma sono previste aggravanti
ove i fatti siano commessi a mezzo di Internet. Si esclude quindi ,
in questa ultima ipotesi, l’autore del fatto dal beneficio della
sospensione della pena, ed al malcapitato si aprono le porte del
carcere. E questo in un paese in cui le porte del carcere non si
aprono più nemmeno per gli stupratori di fanciulle.
L’abominio
legislativo commesso dalla Camera dei Deputati con l’approvazione
della Legge Fiano ripercorre una perversione storico-religiosa,
probabilmente non nota all’On.le Fiano e neppure alla sua
Consulente Culturale, la “titolata” Ministra della Pubblica
Istruzione Fedeli, denominata Iconoclastia (da eikòn -immagine,
klào-rompo) sviluppatasi nell’impero Bizantino all’inizio dell’
VIII secolo, la cui base dottrinale era che la venerazione delle
icone sfociasse in una forma di idolatria (pagana) detta
“iconodulia”. Questa perversione religiosa provocò la
distruzione materiale di capolavori artistici, al pari di quanto
recentemente realizzato dall’ISIS a Palmira, a Mosul, a Nimrod, ed
al pari di quanto vorrebbero realizzare i nostri incolti e perversi
Governanti sui monumenti dei Fori Imperiali, sull’Altare della
Patria, sulle straordinarie opere d’arte realizzate dal Fascismo in
questo Paese in soli venti anni di azione politica. Qualora il Senato
approvasse il testo di questa Legge ed il Presidente della Repubblica
la promulgasse non resterebbe a, a questo Paese sfortunato, che
demandare la tutela del nostro patrimonio artistico ai terroristi
dell’ISIS. Per quanto concerne la difesa del Territorio Nazionale
dagli sbarchi dei migranti l’operazione è già stata realizzata,
nei giorni scorsi, con la Libia ……
Avv. Claudio BERRINO
martedì 12 settembre 2017
LA "BENEMERITA" ED I DIFENSORI DELL'INDIFENDIBILE

La
brutta vicenda dell’accusa di stupro rivolta nei confronti dei due carabinieri
fiorentini consente di analizzare l’atteggiamento di quanti, professandosi di
Destra, o richiamandosi ai valori della “Tradizione”, hanno visceralmente
difeso, oltre ogni logico dubbio, il comportamento dei due militari che, in
orario di servizio, in divisa, armati, su auto di servizio, hanno accompagnato
due ragazzine ubriache sino al loro domicilio ed hanno consumato con le stesse,
consenzienti o dissenzienti che fossero, nell’androne e nell’ascensore dello
stabile, atti di natura sessuale.
L’oggetto della mia analisi, si badi, non vuole essere il fatto in sé, che si commenta da solo nel suo squallore, ma l’atteggiamento palesato da genterella “sui generis” che invocando malintesi valori della Destra e della Tradizione ha “sposato” acriticamente una linea difensiva volta al tentativo di legittimare una vicenda che legittimazione non può certamente avere.
Taluni, in un atto di “lealismo” incondizionato ed infantile di difesa ad oltranza della “Benemerita”, che identificano, in virtù di processi e percorsi mentali quanto meno “singolari” come “emanazione” della Cultura di Destra, hanno addirittura minacciato di togliere “l’amicizia” virtuale a quanti, sui “social”, si fossero posti in atteggiamento critico nei confronti degli autori dell’episodio.
L’atteggiamento di questi paladini dell’indifendibile lascia certamente perplessi, ed alla perplessità si accompagna la preoccupazione di avere come “sodali di area politica” perfetti imbecilli che confondono il nero della divisa della “Beneremerita” con l’ analogo cromatismo dell’orbace, senza comprendere che l’Arma dei Carabinieri non è né di Sinistra, né di Destra, ma un organo burocratico-militare statale, con compiti statutariamente di Polizia Militare e di Polizia Giudiziaria, alle dipendenze del Ministero della Difesa e “di concerto” con il Ministero dell’Interno.
Niente di meno, nulla di più.
Al contrario, la Storia recente e meno recente, ci insegna che l’Arma dei Carabinieri non ha mai manifestato particolari “riguardi” nei confronti della Destra e dei suoi rappresentanti, a partire dall’omicidio premeditato di Ettore Muti, eseguito a Fregene dal Tenente Taddei, della “Benemerita”, su ordine di Badoglio e, via seguendo, all’omicidio di Stefano Recchioni, un adolescente ucciso con un colpo di pistola alla fronte davanti alla sede missina di Acca Larentia, eseguito dall’allora Capitano dei Carabinieri Eduardo Sivori, alla repressione brutale dei moti di piazza missini di Reggio Calabria, alle recenti manganellate elargite generosamente a Simone Di Stefano a Roma in occasione della recente manifestazione di Casa Pound, in opposizione allo Ius Soli.
Questo perché l’Arma dei Carabinieri, ripeto, non ha un ruolo o una cultura politica, ma è un’organo armato strumentale allo status -quo governativo.
Difendere l’indifendibile non significa essere “di Destra”, ma semplicemente avere dei limiti intellettuali e di analisi gravissimi. Ed un “minus habens”, con buona pace degli egualitaristi, non potrà mai essere un Uomo di Destra.
Avv. Claudio BERRINO
L’oggetto della mia analisi, si badi, non vuole essere il fatto in sé, che si commenta da solo nel suo squallore, ma l’atteggiamento palesato da genterella “sui generis” che invocando malintesi valori della Destra e della Tradizione ha “sposato” acriticamente una linea difensiva volta al tentativo di legittimare una vicenda che legittimazione non può certamente avere.
Taluni, in un atto di “lealismo” incondizionato ed infantile di difesa ad oltranza della “Benemerita”, che identificano, in virtù di processi e percorsi mentali quanto meno “singolari” come “emanazione” della Cultura di Destra, hanno addirittura minacciato di togliere “l’amicizia” virtuale a quanti, sui “social”, si fossero posti in atteggiamento critico nei confronti degli autori dell’episodio.
L’atteggiamento di questi paladini dell’indifendibile lascia certamente perplessi, ed alla perplessità si accompagna la preoccupazione di avere come “sodali di area politica” perfetti imbecilli che confondono il nero della divisa della “Beneremerita” con l’ analogo cromatismo dell’orbace, senza comprendere che l’Arma dei Carabinieri non è né di Sinistra, né di Destra, ma un organo burocratico-militare statale, con compiti statutariamente di Polizia Militare e di Polizia Giudiziaria, alle dipendenze del Ministero della Difesa e “di concerto” con il Ministero dell’Interno.
Niente di meno, nulla di più.
Al contrario, la Storia recente e meno recente, ci insegna che l’Arma dei Carabinieri non ha mai manifestato particolari “riguardi” nei confronti della Destra e dei suoi rappresentanti, a partire dall’omicidio premeditato di Ettore Muti, eseguito a Fregene dal Tenente Taddei, della “Benemerita”, su ordine di Badoglio e, via seguendo, all’omicidio di Stefano Recchioni, un adolescente ucciso con un colpo di pistola alla fronte davanti alla sede missina di Acca Larentia, eseguito dall’allora Capitano dei Carabinieri Eduardo Sivori, alla repressione brutale dei moti di piazza missini di Reggio Calabria, alle recenti manganellate elargite generosamente a Simone Di Stefano a Roma in occasione della recente manifestazione di Casa Pound, in opposizione allo Ius Soli.
Questo perché l’Arma dei Carabinieri, ripeto, non ha un ruolo o una cultura politica, ma è un’organo armato strumentale allo status -quo governativo.
Difendere l’indifendibile non significa essere “di Destra”, ma semplicemente avere dei limiti intellettuali e di analisi gravissimi. Ed un “minus habens”, con buona pace degli egualitaristi, non potrà mai essere un Uomo di Destra.
Avv. Claudio BERRINO
Iscriviti a:
Post (Atom)




