domenica 10 maggio 2020

LE "CENTO RAGIONI " DI PULCINELLA

In una celebre commedia di Eduardo de Filippo, Pulcinella trova cento scuse per non mangiare, la prima di queste è che "mancano i soldi ". Il Governo Conte, probabilmente in virtù delle suggestioni culturali tratte dalla sua componente partenopea, incarnata da un celeberrimo ex venditore di bibite presso lo stadio San Paolo di Napoli, dichiara che "mancano i soldi" necessari per realizzare aiuti adeguati agli imprenditori gettati sul lastrico a seguito delle "serrate "delle loro attività decretate con una copiosa pioggia di DPCM, peraltro di dubbia legittimità costituzionale, in un clima irreale di limitazioni delle libertà fondamentali e volte a "fronteggiare " l'emergenza epidemiologica Covid 19. Probabilmente se il nostro Premier si fosse dilettato nella lettura della Commedia dell'Arte prima e dei testi delle opere di Eduardo De Filippo dopo, avrebbe compreso come la "mancanza di soldi" produce ineluttabilmente miseria e disperazione. I servili baciamano ad Angela Merkel e gli abbracci etilici al lussemburghese Jean Claude Juncker non rappresentano strategie salvifiche delle sorti del nostro Popolo, al pari della sottoscrizione di accordi internazionali destinati a gettare le attuali e le future generazioni tra le braccia degli usurai dell'Unione Europea. La liquidità finanziaria necessaria per risollevare la nostra economia può trovare origine esclusivamente dal conio di valuta sovrana. Diversamente i lacchè dell' Eurousura, quando il Popolo italiano,a breve, li rincorrerà per dimostrare loro fattivamente la propria riconoscenza, potranno tentare di sedarlo intonando le note dell' "Inno alla Gioia".

Claudio  Berrino

lunedì 27 aprile 2020

LA SATURAZIONE DEI LIQUIDI E LA SATURAZIONE SOCIALE

Ricordo una mia bellissima insegnante di chimica che, mille anni or sono, parlandomi del processo di saturazione mi indicava come fosse la "massima concentrazione di soluto in una soluzione " ed esemplificava, percependo la mia totale incapacità - già allora - di fare proprie le nozioni di carattere scientifico, descrivendomi la sorte dello zucchero sciolto in acqua.
Mi rappresentava pazientemente come la saturazione sarebbe avvenuta allorché nel liquido non fosse stato più possibile sciogliere un ulteriore quantitativo di zucchero. Mi chiedo oggi se lo stesso principio possa valere, oltre che per lo zucchero, anche per il fiele e se, per trasposizione concettuale, l'eccesso di fiele accumulato assistendo a reiterate manifestazioni di malafede frammiste a disarmante sprovvedutezza possa condurre, oltre che me stesso, quella collettività organizzata che è il Popolo Italiano alla saturazione.
Personalmente sono profondamente disgustato da quanto ho visto in questi ultimi mesi e francamente deluso dalla remissivitá dimostrata dai miei connazionali di fronte alla prova provata dell'incapacità del nostro sistema a regger le conseguenze di una emergenza sanitaria determinata, più che dalla diffusione di un virus malevolo, dalla inadeguatezza delle nostre strutture sanitarie distrutte dai "tagli" operati da un premier in Loden acclamato come "salvatore dell'Italia "nel 2012.
Posti in terapia intensiva dimezzati, 8000 medici e 13.000 infermieri in meno, riduzione del numero delle autoambulanze : queste le "glorie " conseguite dai collaborazionisti di Bruxelles.
La scure assistenziale è poi stata seguita dalla devastazione delle libertà individuali e collettive, accompagnata dalla illogicità di provvedimenti di ingiustizia manifesta che hanno regalato la libertà a fior fiori di criminali e l'hanno sottratta ad onesti cittadini.
Per non citare vicende assolutamente opache e inspiegabili, quali la scomparsa di farmaci indicati come salvavita quali la clorochina dalla rete di vendita.
La gestione di una emergenza sanitaria generatrice di morte e disperazione a ragione della inadeguatezza infrastrutturale voluta dall' Unione Europea è stata accompagnata da provvedimenti che hanno demolito l'economia del Paese relegando agli arresti domiciliari la forza lavoro "compensandola" con le stesse elemosine elargite dall'ex M5S (oggi MES) con lo sciagurato strumento del reddito di cittadinanza.
Torno quindi al mio quesito iniziale, ovvero mi interrogo sul "se" e sul "quando" il Popolo Italiano con una resipiscenza operosa comincerà ad acquisire la piena consapevolezza della propria infelice condizione e saprà sostituire una composta e dignitosa Reazione ad un indecente servilismo.
In fondo nulla caratterizza uno schiavo se non l'assenza di orgoglio e l'inconsapevolezza della sua naturale condizione di Uomo libero.

Claudio Berrino

mercoledì 1 aprile 2020

NULLA SARA' PIU' COME PRIMA

Oggi in Italia è stata superata la terribile soglia degli undicimila decessi e dei centomila contagiati. Il numero pare sia stato stimato per difetto in quanto è tratto dalle persone censite dal sistema sanitario come positive al Covid-19, quindi la statistica indica come il numero reale, verosimilmente, possa essere sensibilmente superiore. Viviamo nell'incertezza di quello che potrà essere il nostro futuro, biologico ed economico. Non abbiamo neppure la percezione dell'assetto geopolitico globale con cui ci confronteremo al termine dell' "Armageddon". Pare indubitabile che lo stress esistenziale al quale interi continenti sono sottoposti porterà le popolazioni a raccogliersi in territorialità dimensionalmente contenute, quelle che alcuni di noi chiamano Patrie. Ciò decreterà la fine della globalizzazione, del mondialismo, dell'indistinto a favore dell'identitario, del "caratterizzato " culturalmente, dell'etica di appartenenza anziché della ormai sconfitta morale universale. Siamo alla vigilia di uno snodo epocale che non dovrà però distoglierci, ad emergenza conclusa, dalla consapevolezza che l'ecatombe italiana non è stata frutto di un destino cinico e baro ma conseguenza di errori previsionali e di politica sanitaria che sono ascrivibili a ben precisi nomi e cognomi. Dovranno essere esaminate le singole responsabilità individuali ed i colpevoli chiamati a risponderne.
Lo dobbiamo ai nostri morti!!!

Claudio Berrino

lunedì 16 marzo 2020

LA "DIDATTICA "DELLA MORTE

Gli "arresti domiciliari " da Covid19 proseguono. Trascorro da alcuni giorni la mia vita tra studio professionale e casa. Sono state rinviate le udienze in Tribunale, si sono rarefatti i colloqui con i clienti, lo studio del contenzioso procede con una tranquillità e lentezza che precedentemente non conoscevo. Sono immerso in un microcosmo di cui riesco finalmente a scorgere le sfumature ed a percepire un silenzio ovattato a cui mi sto pericolosamente abituando. Nelle poche centinaia di metri che mi separano dal mio luogo di lavoro riesco addirittura a scorgere taluni aspetti psicologici delle persone che incontro. In questi giorni osservo che anche il loro abbigliamento è cambiato, diventando minormente formale e pretenzioso. Le giacche e le cravatte dei Colleghi hanno ceduto il posto ai maglioncini, le scarpe inglesi a piú confortevoli "polacchine" con suole in gomma. I loro volti tradiscono contemporaneamente paura e tranquillità, due sentimenti contrastanti ma che vedo stranamente coesistere. Percepisco un rallentamento del corso dell'esistenza in me stesso e negli altri e mi interrogo se sia davvero necessario un evento straordinario e gravissimo come quello che stiamo vivendo per spezzare la frenesia consumistica che ci pervade nei tempi normali dilatando patologicamente le nostre ambizioni ed accorciando i contenuti tempi della nostra esistenza. Mi chiedo se solo il pericolo della morte, presente ed avvertibile durante le epidemie e le guerre, possa rappresentare l'antidoto contro il veleno del consumismo e la psicosi dell'acquisire. Posseggo una raccolta fotografica di immagini di Torino scattate all'inizio dello scorso secolo e in esse scorgo che i viali ed i corsi del primo novecento sono sovrapponibili per maestosità e piacevolezza estetica a quelli che osservo oggi, poveri di frenesia, di auto e di persone. Razionalmente non posso ignorare che il rallentamento di una società consumistica determinerà a breve termine tensioni e disperazione sociale, ma mi chiedo se un evento traumatico non possa portare una intera collettività alla acquisizione della consapevolezza che i ritmi del "vivi, produci, consuma e muori" non rappresentano un corretto investimento esistenziale.

Claudio Berrino

sabato 14 marzo 2020

LIBERTA' E LICENZA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS


Sono "ristretto" in casa, come milioni di altri italiani. Non mi associo ai flashmob pseudo-patriottici sul balcone perché li percepisco come una deprimente pagliacciata suggerita da chi ci ha posto in questa situazione e che di "patrio sentire" non ne possiede affatto, ma utilizza dozzinali mezzucci di psicologia di massa per depotenziare il malumore ed il legittimo rancore di chi subisce, probabilmente senza rendersene conto, una immeritata compressione dei propri diritti fondamentali. Nei miei "arresti domiciliari " medito sul concetto di Libertà, un bene prezioso che da troppo tempo vedo vilipeso in ossequio ai valori del "Mercato", della finanza, della sovranazionalitá, della multiculturalità, della mortificazione dell'Ordine Naturale dell'Uomo, a favore dell'interesse di gruppi di potere che sfuggono ad una classificazione convenzionale e che oggi ci gratificano con guerre commerciali e, forse, innaturali pandemie. Penso di non potere uscire di casa senza necessità di una autocertificazione "su Modello Ministeriale" che qualora venisse disgraziatamente contestata nella sua veridicità mi esporrebbe ad una condanna penale per "violazione dell'ordine dell'Autorità". Penso ancora che per tutta la vita ho ascoltato sermoni noiosissimi impartiti da beceri alfieri di una malintesa "libertà" confusa con la licenza, che ho sempre valutato con estremo sospetto perché memore di quando i miei genitori e progenitori mi raccontavano che un tempo la Libertà esisteva veramente. Era una Libertà effettiva, mi chiarivano, anche se limitata da regole rigorose che la rendevano forse attenuata ma apprezzabile perché consentiva ad una persona onesta di programmare la propria esistenza, di creare una famiglia, di condurre una vita serena senza tutte le incertezze derivate da crisi finanziarie, tensioni sociali, conflitti multiculturali, prelievi fiscali al limite della rapina, impunità garantite a ladri, comuni ed istituzionali, che in questi anni abbiamo sperimentato. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno subito i disagi delle guerre, ma vi è da chiedersi se queste siano state davvero provocate dal desiderio di primazia nazionale oppure determinate da interessi esterni che giudicavano intollerabile una compressione del loro potere finanziario. La Libertà non può mai essere intesa come assoluta, perché altrimenti cessa di essere tale diventando lesiva delle altrui libertà e deve essere subordinata alla Legge, ma la Norma non è mai un frutto spontaneo. Viene generata da un Sistema sociale che quando non è improntato a regole etiche non è dissimile dalla peggiore malavita e produce norme criminali.

Claudio Berrino

domenica 23 febbraio 2020

GLI UNTORI GLOBALISTI

Gli effetti collaterali della Globalizzazione si stanno oggi palesando anche a quanti l'hanno voluta e predicata.
L'abbandono della difesa del territorio attraverso le barriere geopolitiche rappresentate dai confini ha determinato disordine sociale e gravi problemi di ordine pubblico nonché la veicolazione di malattie infettive che oggi si dimostrano essere incontenibili.
I gruppi bancari, dopo le fusioni societarie avvenute intorno al 2010, hanno realizzato "economie di scala " riducendo sensibilmente il proprio personale, marginalizzato socialmente, destinandolo all'elemosina del reddito di cittadinanza ed alla disperazione.
La situazione dell'ex ILVA è drammatica e rappresenta una bomba sociale in procinto di esplodere.
Le piccole e medie imprese sono strangolate dall'imposizione fiscale più elevata d'Europa e le loro cessazioni e cancellazioni dalle camere di commercio si succedono con quotidiana frequenza.
La produzione industriale italiana è crollata, al pari del Prodotto Interno Lordo.
L'assenza di Sovranità Monetaria impedisce un necessario e fisiologico indebitamento pubblico, indispensabile per garantire assistenza sanitaria, tutela previdenziale, formazione scolastica e difesa militare.
In questo contesto di generale dissesto viene predicata l'accoglienza di nuovi disperati, sentenziando che "il vero virus è il razzismo ", e che " il reale problema sociale del nostro Paese è il risorgere del Fascismo".
Forse in Italia meritiamo davvero l'estinzione. 

Claudio Berrino

sabato 15 febbraio 2020

L 'OLTRAGGIO ALLA LOGICA

È ufficiale. Un primo caso di Coronavirus è stato accertato in Africa. L'epidemia partita dalla Cina ha raggiunto il continente con il sistema sanitario più debole del mondo. L' Africa non è nuova a pandemie e in Sierra Leone, Liberia e Guinea l'Ebola ha falciato recentemente più di 11000 persone. Il Coronavirus potrebbe trovare in Africa, in ragione della precarietà del suo sistema sanitario, un centro di incubazione e proliferazione devastante. Gli scambi commerciali intensi con la Cina espongono poi il continente africano ad un moltiplicatore di rischio. È nella realtà dei fatti che i flussi migratori incontrollati che portano nella nostra Nazione quotidianamente uomini e donne di dubbia identità dal continente africano possano potenzialmente determinare un vasto ed incontenibile contagio. I confini, storicamente, hanno avuto la funzione di difendere le popolazioni autoctone dai pericoli esterni, di qualunque natura essi fossero. La loro sistematica violazione potrebbe essere prodromica a scenari tragici. In questo contesto di incertezza l'ex Ministro dell'Interno viene processato per avere difeso i confini nazionali da sbarchi di clandestini. Temo che in Italia si stia violando il primo postulato aristotelico. Quello della Logica.

Claudio Berrino