Più vivo e meno mi riconosco nei miei contemporanei. È di oggi lo sdegno mediatico e politico espresso nei confronti di un provvedimento giudiziale di scarcerazione dell'Imam di Torino, che precedentemente era stato ristretto nel CPR di Caltanissetta in virtù di un provvedimento amministrativo rivelatosi illegittimo. I parallelismi tra la cultura Islamica e il terrorismo paiono viziati da grossolana grettezza se non da crassa ignoranza. Paragonare un intellettuale arabo o un ministro di culto islamico a un "maranza" è esattamente come comparare il misticismo Sufi, Avicènna o Averroè a Don Alì. Premettendo e precisando che non sono un seguace di nessun culto monoteistico abramitico, sia esso il cristianesimo, l'Islam o l'ebraismo, in quanto profondamente affascinato dalle antiche religioni, non posso non osservare come la cultura "moresca" abbia condizionato favorevolmente molte regioni ispaniche nella musica e nelle arti, arricchendole significativamente. Per non parlare dei preziosi apporti alle scienze matematiche. Così pure un intellettuale di alto profilo come René Guénon, pietra miliare del Tradizionalismo primordiale, si è convertito in età matura all'Islam andando a vivere, condurre studi e a morire a Il Cairo. E ancora mi risulta che il Presidente della Fondazione Biennale di Venezia si sarebbe convertito negli scorsi anni alla religione Islamica. Tanto premesso il problema reale del terrorismo, che nulla ha a che vedere con la cultura araba e la religione Islamica, è che questo viene originato da condizioni di degrado umano e culturale di quelle generazioni che sono state indotte dai fautori del globalismo a stabilizzarsi in aree geografiche diverse da quelle di origine, perdendo i riferimenti spirituali e culturali necessari per condurre una vita equilibrata e degna di essere vissuta. Il mezzo migliore per evitare contrasti religiosi e sociali è che ognuno viva serenamente nella terra che ha dato i natali ai propri avi, rifuggendo le lusinghe di quanti vedono nel meticciamento culturale e nell'indistinto il destino ultimo dell'umanità.
Avv. Claudio Berrino





