sabato 23 dicembre 2023

IN MORTE DI UN CATTIVO MAESTRO

Conservo una memoria storica intatta della mia “giovinezza politica” degli anni ’70. Ne provo frequentemente nostalgia, ne avverto talvolta il “richiamo”, percependo il profumo di un’ età vicina e contemporaneamente lontana che sento ancora come attuale. Il tempo talvolta agisce come una lente deformante che rende maggiormente bello il vissuto, edulcorato dal sentimento della nostalgia, ma non è questo il caso che ci occupa. I miei anni ’70 li ricordo come vissuti rincorrendo un ideale, a mia volta rincorso da quanti professavano una politica che definivano democratica dispensando colpi di Hazet 36, voluminoso e pesante modello di chiave inglese, a quanti non fossero allineati sul loro orientamento politico. Un orientamento edificato a copi di slogan, oltre che di spranghe,  e frequentemente privo di quell’analisi intellettuale che normalmente accompagna lo sviluppo del pensiero legittimandolo. Al di là delle innumerevoli e giovanissime vittime assassinate nell’intero territorio nazionale custodisco il ricordo nitido di giovani amici che sopravvissero nella mia città a quelle aggressioni, ma subirono, quale conseguenza di esse, oltre alle ferite nel corpo, lesioni nel loro  spirito tali da compromettere un armonioso prosieguo delle loro esistenze. Ricordo il caro amico Pietro, recentemente scomparso, aggredito in via Po da un drappello di criminali mentre rientrava dal liceo, inseguito sino all’interno di un tram ed orribilmente ferito al capo con tondini di ferro. Ricordo perfettamente il giubbotto di renna che indossava, intriso di sangue, che gli avevo prestato alcuni giorni prima dell’aggressione. Nutro un perfetto ricordo dell’amico Elio, aggredito in via Alfieri e ridotto ad una condizione di vita vegetale che, per sua fortuna, ebbe assai breve durata. Ricordo l’amico e Collega Aldo, che subì analoga sorte e venne ridotto in fin di vita all’uscita di una scuola ove, ancor giovane Avvocato,  insegnava Diritto. E’ vero che è trascorso mezzo secolo e che quei fatti vengono considerati “storicizzati” da quanti non hanno avuto la dignità ed il coraggio morale di impedirli prima e di stigmatizzarli dopo, ma la loro dimensione, per chi li ha vissuti, resta straordinariamente attuale e la Storia non li avvolge ancora nel suo mantello asettico e privo di emozionalità. Tanto premesso osservo come ancor oggi, in concomitanza con la dipartita di uno dei maggiori ideologi di quel pensiero che legittimava la distruzione fisica dei suoi oppositori, la sua figura viene nobilitata da quanti mezzo secolo fa ne seguivano le indicazioni e, dal loro pulpito insanguinato, benché “normalizzati” nella loro dimensione borghese, si sentono in dovere di intesserne le lodi e non si vergognano affatto di quello che sono stati.

Claudio Berrino

lunedì 11 dicembre 2023

LA VITTORIA DELLA DELINQUENZA

In questi giorni il dibattito è animato dal confronto tra gli estimatori ed i detrattori di quella sacrosanta reazione umana che ha condotto un pover’uomo di gioielliere a difendere sé stesso, la propria famiglia ed il proprio patrimonio da una aggressione di rapinatori, per poi vedersi condannare ad una pena detentiva elevatissima e ad un risarcimento danni per lui finanziariamente insostenibile.
Riassumendo sinteticamente i fatti, il gioielliere avrebbe ecceduto i limiti consentiti dall’ordinamento uccidendo due dei rapinatori nel tempo immediatamente successivo alla rapina, e pertanto sarebbe stato reo, secondo la magistratura di primo grado, del reato di omicidio volontario.
La vicenda è stata analizzata da Avvocati e Giuristi, ma inopportunamente in quanto non riveste valenza giuridica ma essenzialmente politica e sociologica.
Brevemente, in Italia il nostro codice penale non consente l’esercizio della legittima difesa per tutelare il proprio patrimonio ma esclusivamente la propria vita ed integrità fisica, senza considerare che il patrimonio legittimamente costruito richiede alle volte una intera esistenza dedicata al lavoro e diviene quindi null’altro se non una estensione della vita stessa.
In altri termini chi è artefice del proprio piccolo patrimonio, individuale o familiare, investe nella sua creazione aliquote della propria vita ed Etica e Logica vorrebbero una legittimazione giuridica all’esercizio della sua difesa da aggressioni criminali.
I nostri attuali uomini politici, prescelti dalla segreterie dei partiti, sono purtroppo caratterizzati da modesta formazione culturale, prima che didattica, e anche quando visceralmente sentono di esprimere condivisione per chi a giudizio dell’ordinamento eccede nell’esercizio del diritto di difesa non considerano di essere esosamente retribuiti dal Popolo italiano per svolgere una funzione legislativa, ovvero per modificare quelle norme di legge che non sono più percepite come eque dalla sensibilità collettiva.
Una sensibilità collettiva che oggi in larga misura ammette l’uso della più ampia espressione del diritto di legittima difesa nei confronti di quei criminali che attentano alla vita dei cittadini onesti ed al loro piccolo patrimonio.
Parliamo ovviamente di piccoli patrimoni o di patrimoni familiari perché i grandi patrimoni in Italia ricevono dal Sistema la più ampia tutela ed impunità.
Sintantoché la politica non interverrà per modificare le norme primarie e secondarie del nostro ordinamento ma resterà misera serva degli interessi stranieri, divenendo succube di quel sistema giuridico internazionale che non tollera più l’esistenza di un piccolo patrimonio individuale ma esclusivamente la presenza di aggregazioni finanziarie proprie del sistema capitalistico globale, le esternazioni di quei segretari di partito che dichiarano di “stare con il gioielliere” non avranno valore se non di demagogiche ed irritanti frasi di convenienza.

Claudio Berrino

mercoledì 6 dicembre 2023

LA PREVALENZA DEL CRETINO



Nella vita quotidiana benché massime di esperienza ci inducano a mantenere sempre una prudenziale distanza di sicurezza da quanti non siano avvezzi, per deficit cognitivi o formativi, a rispettare quei sacri principi elaborativi che la materia grigia dovrebbe sempre e comunque suggerire, inevitabilmente ci capita, presto o tardi, per ragioni professionali o politiche - soprattutto politiche - di "incrociare" un interlocutore che l'avarizia di Madre Natura condanna a seguire processi logici modesti, limitati, abnormi. È questo il momento iniziale della "krisis", della separazione del processo logico da quello irrazionale, della prevalenza patologica della parola in libertà sul logos. Accade infatti, in ogni epoca storica ed in ogni contesto sociale, che la fenomenologia di questa figura, assolutamente esistente in Natura, come diceva Flaiano "sia andata specializzandosi". In particolare dopo la Rivoluzione francese, nelle società liberali, l’individuo comune è stato portato a credere che avere un diritto comporti l’obbligo di esercitarlo ed il diritto di parola viene confuso con il diritto di vaniloquio. Nel “Dizionario della lingua italiana” Nicolò Tommaseo definisce il cretinismo “la scimunitaggine, accompagnata da grande gozzo, endemica in certe valli, che rende l’uomo prossimo al bruto”, ed ancora, “il nome che si dà ad alcune persone mutole o mal parlanti, insensate, con gran gozzo, che sono assai frequenti in certe zone di montagna”.  La definizione offerta dal Tommaseo appare oggi anacronistica  in quanto al cretino non è più riferibile l’aggettivo “mutole”, cioè muto, mentre gli si attagliano, oggi come allora, “mal parlante”,  “insensato”, "logorroico". Accade però talvolta che al quotidiano incontro, confronto e scontro con il cretino standardizzato si sostituisca l'interazione con il cretino eccezionale, ovvero con colui che dannunzianamente non possiamo che definire il "Cretino al Fosforo", la cui presenza si staglia per la sua fluorescenza nel grigiore della verbosità irrefrenabile media al punto da costringere alla necessaria e repentina interruzione di ogni possibile confronto intellettuale o anche semplicemente dialogico con quella patologica  esplosione di disfunzionalità cognitiva. Questo perché se dialoghi con un cretino, parafrasando Wilde, ti porta al suo livello e ti batte con l'esperienza.

Claudio Berrino

martedì 5 dicembre 2023

POLITICI PER CASO

Alcuni anni or sono seguivo con interesse un programma televisivo denominato "turisti per caso" i cui due simpatici protagonisti riferivano delle loro vacanze condotte all'insegna dell'approssimazione. Questa sera, ascoltando le reazioni maggiormente o minormente sdegnate degli uomini politici di Governo espresse in relazione alla sentenza agghiacciante che ha condannato un gioielliere di Asti, reo di essersi difeso da alcuni criminali stranieri che avevano tentato di rapinarlo, ho percepito la stessa approssimazione che mi trasmettevano i due disorganizzati turisti, tale da indurmi a reputarli "politici per caso". Quanti di essi "magnanimamente" affermano di essere dalla parte del gioielliere (usando in realtà il verbo "stare") dimenticano, o più probabilmente non comprendono per insipienza, di possedere una maggioranza parlamentare tale da poter agevolmente modificare le leggi demagogiche volute dai loro predecessori oggi all'opposizione, dimostrando di essere nei fatti identici agli stessi, e di possedere la stessa caratura morale. Tornano alla memoria le parole di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, ovvero "cambiare tutto per non cambiare niente ". La formazione del nuovo governo ha realizzato pienamente ciò che ha scritto Tomasi di Lampedusa, ingannando per l'ennesima volta gli italiani onesti, quelli che sono sempre andati a votare onestamente, quelli che lavorano onestamente, rispettano le leggi e pagano le tasse onestamente. Quelli che, altrettanto onestamente, sono giunti ai limiti della propria sopportazione.

Claudio Berrino

domenica 3 dicembre 2023

LA MACELLERIA DEL POPOLO ITALIANO

Abito ormai da decenni in quel Corso Oporto che la bizzarria toponomastica ha poi deciso di dedicare al socialista Matteotti e per lunghi anni la mia famiglia è stata cliente di una macelleria storica che aveva sede nel perpendicolare Corso Vinzaglio. Un piccolo capolavoro estetico dotato di un bancone in candido marmo di Carrara adornato di un bassorilievo raffigurante la testa di un bovino. Il titolare era il Signor Bartolomeo, un artigiano della macelleria che sapeva svolgere il proprio lavoro con capacità ed una attenzione estrema rivolta alla sempre elevatissima qualità dei prodotti venduti. Era peraltro uso indossare con orgoglio una berretta frigia, simbolo antico della Corporazione dei Macellai e rivolgersi ai propri clienti con quella sussieguosa deferenza che apparteneva ai commercianti torinesi. Venne a mancare improvvisamente alcuni anni or sono e l'attività venne proseguita dalla nipote con la stessa attenzione rivolta alla qualità del servizio ed al garbo relazionale nei confronti della clientela. Lo scorso anno, al rientro dalle vacanze estive, ebbi la sorpresa di trovare la macelleria inaspettatamente chiusa e nei giorni successivi mi giunse notizie di un sequestro disposto dall'Autorità. Apprendo oggi che la poverina era stata "blitzata " dai NAS che avevano rinvenuto delle "svizzerine" di colore verdastro e, inconsapevoli della circostanza che i medaglioni di carne trita con spinaci fanno parte della tradizione gastronomica piemontese le avevano contestato l'uso di non meglio precisati additivi alimentari denunciandola all'Autorità Giudiziaria. Il processo penale si è concluso nei giorni scorsi con la sua piena assoluzione e la distruzione della sua immagine ed attività di impresa. Mi sento di dare narrazione a questo episodio in quanto è paradigmatico della inciviltà contemporanea che, oltre a veder psicopatici in libertà intenti ad assassinare le proprie fidanzate e mogli, immigrati clandestini che spacciano droga e compiono impunemente efferatezze, è caratterizzata da abusi nei confronti dei cittadini italiani di gravità tale da far rimpiangere i tempi storici in cui i malfattori (di ogni specie) venivano affidati alle amorevoli cure del Boia.

Claudio Berrino

lunedì 20 novembre 2023

ELOGIO (DELLA CURA) DELLA FOLLIA

La recisione della ennesima giovane vita da parte di un fidanzato respinto merita una breve analisi che esuli dal luogocomunismo diagnostico della gelosia o del disagio sociale. Si deve infatti osservare come la gelosia rappresenti una condizione dell'uomo o della donna assolutamente normale, quando questi provino innamoramento od attrazione e, percependo una propria inadeguatezza fisica, culturale o sociale temano di poter perdere la persona amata.  La gelosia, in questi casi, costituisce una fisiologica forma di sofferenza psicologica, indice al più di un eccesso di sensibilità individuale. Evento ben  diverso è  invece l'omicidio passionale, o il compimento di atti persecutori, che subentrano esclusivamente in presenza di una mancanza di controllo del proprio agire dettato da una forma di patologia mentale. L'Italia è infatti uno dei pochi Paesi al mondo in cui l'ipocrisia ideologica del Legislatore lo ha indotto ad abrogare la follia con un tratto di penna, nel 1978, promulgando la legge Basaglia. Da quel momento persone assolutamente bisognose di cure psichiatriche sono state lasciate in balia di loro stesse o, al più, affidate alle inadeguate attenzioni delle loro povere famiglie o di disorganizzatissimi centri di salute mentale.  La follia è stata considerata una patologia politicamente non corretta e le azioni scellerate poste in essere da alienati mentali sono state reputate come rientranti nella normalità ed  edulcorate semanticamente con sostantivi come "femminicidio" o "azioni derivanti da disagio mentale". Sono certo che taluni luogocomunisti censureranno questa mia sin troppo sincera analisi, ma poco mi importa. Di questi tempi propugnare tesi veritiere è espressione di  rivoluzionario anticonformismo e declinazione di una libertà che non teme di produrre l'indignazione dei servi del sistema. 

Claudio Berrino

lunedì 6 novembre 2023

IL TRENO DEL RICORDO

Rientrando dalla Liguria percorro il Colle di Nava e, giunto all'altezza di Bagnasco, scorgo sulla linea ferroviaria un treno d'epoca su cui, sino ad una ventina di anni or sono, mi capitava frequentemente di viaggiare. La linea era la Ceva-Ormea e venne istituita negli anni '30 per consentire alla popolazione dell'alta Val Tanaro di raggiungere agevolmente la stazione di Ceva, luogo di coincidenza di tratte ferroviarie dirette a Torino ed a Savona. Era un periodo storico in cui la sensibilità sociale del governo dell'epoca favoriva i "treni popolari" su cui era possibile viaggiare ad un prezzo politico. La linea venne soppressa in occasione dei "tagli dei rami secchi " voluti nel 2012 dall'allora Premier Monti perché "era l'Europa a chiedercelo", in contemporanea con l'introduzione della "legge Fornero", che costrinse i lavoratori ad una età pensionabile invereconda. In breve, il "servizio sociale" garantito agli utenti negli anni '30 venne considerato antieconomico e quindi inattuabile, soprattutto perché sino all'introduzione dell'euro il welfare era garantito da un debito pubblico interno generato dal Ministero del Tesoro tramite Bankitalia anziché da un oneroso debito pubblico esterno maturato nei confronti di quelle banche private che costituiscono la BCE. La rievocazione storica di un servizio sociale basilare quale è il collegamento ferroviario mi ha generato una profonda tristezza ed un sincero rimpianto di quando vi erano quei treni e di quando questi viaggiavano in orario.

Claudio Berrino


domenica 22 ottobre 2023

LA CAMERA DELLA MORTE

La tonnara è costituita da un bacino di reti in cui i tonni rossi vengono intrappolati, per poi essere uccisi con la "mattanza". Quest'ultima è una tecnica che viene compiuta accerchiando le reti dell'ultima camera, quella della morte. In queste ore qualcosa di molto simile viene attuato nella "striscia" di Gaza da parte  dell'esercito israeliano, con il beneplacito della Comunità Internazionale. Non si può non osservare come, al di là dell'origine della responsabilità dell'eccidio compiuto nei giorni scorsi nell'Ospedale Battista, la popolazione civile di Gaza stia subendo  un assedio, vietato dalle convenzioni internazionali, che le impedisce di  essere rifornita di medicinali, cibo, acqua ed elettricità e venga bombardata con bombe al fosforo, anch'esse vietate dal diritto internazionale. I confini della striscia sono presidiati militarmente e l'invito a spostarsi verso l'Egitto è stato accompagnato da un cannoneggiamento sulle colonne dei civili sfollati. Quanto sta accadendo è di assoluta gravità perché l'inerzia della comunità internazionale legittima questo genocidio creando un pericoloso precedente di barbarie che in futuro potrebbe essere nuovamente invocato.

Claudio Berrino

lunedì 16 ottobre 2023

BEATA LA GENERAZIONE CHE NON VEDRÀ LA GUERRA ( PLATONE)

Sono italiano, mi preoccupo unicamente degli interessi della mia Nazione e di quelli del suo Popolo, che sono coincidenti con i miei. Mi pongo con prudente equidistanza dalle parti belligeranti in guerre che non mi appartengono né mi riguardano. Non comprendo, sicuramente per miei limiti personali, il clima diffuso da tifoseria da stadio rivolto nei confronti di fazioni di Popoli che hanno lingua, origini, tradizioni, etnie, o culture diverse da quelle che hanno segnato la mia appartenenza ed hanno concorso a formare i miei modelli comportamentali. Tanto premesso, non amo le grossolane analisi mediatiche e politiche che ci vengono gratuitamente somministrate ogni giorno ed a ogni ora. Ancor meno le scelte politiche che ledono palesemente gli interessi e la qualità della vita dei miei connazionali. Le guerre appartengono alla Storia dell'umanità e non vi è stata generazione che non le abbia, direttamente od indirettamente, conosciute.  Costituisce esercizio di pura ipocrisia sostenere di poterle prevenire, ma è doveroso ed etico tentare di fermarle. E ciò può avvenire esclusivamente attraverso l'esercizio di attività diplomatica,  certamente non armando una delle parti belligeranti o finanziandola con denari pubblici sottratti al proprio Popolo ed al suo benessere. Ancor meno svolgendo analisi incomplete che eludono le ragioni storiche della formazione delle conflittualità. Appare  assolutamente illogico a qualunque persona in buona fede anteporre gli interessi stranieri a quelli della propria nazione e degradante qualificare detta scelta come esercizio di "patriottismo". Le sia pur meritevoli ragioni di attenzione nei confronti dei diritti violati delle popolazioni straniere devono cedere il passo alla salvaguardia degli interessi nazionali, in termine di welfare, di gestione della sanità pubblica, di amministrazione della giustizia, di ricerca della qualità della vita. Raggiunti questi obiettivi avremo modo di spendere le eventuali energie residue a tutela degli altri, ma non prima di allora. E ciò non per grettezza ma per sano egoismo nazionale, espressione di quella  libertà perduta che risponde al nome di Indipendenza del Popolo italiano.

 Avv.   Claudio Berrino

sabato 24 giugno 2023

STORIA DI UNA FAMIGLIA. "I MUSSOLINI DOPO MUSSOLINI"

Talvolta mi percepisco come un uomo "fuori dal tempo", ovvero non legato ai parametri valutativi che appartengono a molti dei miei contemporanei. Mi rifugio frequentemente nelle certezze di un sistema valoriale antico, precedente, sconosciuto ai più e di cui sono permeato profondamente ed in modo inconsapevole, il cui cardine è sicuramente la famiglia. Provengo da una famiglia tradizionale che mi ha fornito modelli comportamentali assolutamente netti e, nel mio percorso esistenziale, ho frequentemente identificato l'aggregazione familiare come il "genoma" dello Stato, ovvero il nucleo interno della realtà sociale esterna. Non ho potuto dunque che apprezzare particolarmente l'opera scritta da Edda Negri Mussolini, la cui lettura ho completato in questi giorni, in quanto pone il focus della sua narrazione, attraverso un percorso diacronico, sulla storia antica e recente della sua famiglia. Quanto viene narrato in questo libro proviene dal cuore prima che dalla memoria ed ogni frammento di vita dei suoi protagonisti è descritto empaticamente, con emozionalitá profonda e coinvolgente, con affettività filiale. Il dramma subito dal nonno dell'autrice, barbaramente assassinato senza neppur essere stato sottoposto ad un regolare processo, a guerra ormai finita, ed esposto ad un barbaro vilipendio insieme ai suoi più stretti collaboratori, è lo "sfondo" tragico di una famiglia che con dignità ed equilibrio si è trovata a confrontarsi con condizioni di vita difficilissime, talvolta improntate ad una immeritata emarginazione, sapendo mantenere intatta l'affettività tra i suoi componenti. La lettura di questo libro nutre lo spirito e consente di maturare un giudizio umano consapevole e sereno su una famiglia che, al di là della propria dimensione pubblica, ha saputo mantenere intatti i legami dell'affetto e, soprattutto, l'armonia al suo interno, ed a rapportarsi con equilibrio con le istituzioni di un Paese che si è frequentemente dimostrato ingeneroso, quando non ingiusto, nei suoi confronti.

Avv. Claudio Berrino

domenica 18 giugno 2023

IL POTERE, IL SUO ABUSO, L'IMPUNITÀ CONCESSA.

Talvolta quanto viene deciso da altri determina in noi un acuto e persistente senso di avversione e di ripugnanza morale, accompagnato da un sordo malumore. E’ quanto accade in presenza di una compressione di un nostro diritto, rappresentata paradossalmente come iniziativa garantista, da chi si fa gioco della nostra intelligenza e capacità di analisi.

Il Legislatore del 1930, periodo storico in cui alle “libertà proclamate” ma mai realizzate venivano preferite le “libertà attenuate” ma attuate e garantite, contemplava il reato di abuso d’ufficio, noto anche come “abuso di potere” al fine di reprimere quelle condotte che si traducevano nell’agire di quei pubblici ufficiali che in modo arbitrario o discriminatorio, abusavano dei loro poteri o delle loro funzioni, al fine di ottenere un vantaggio personale o di arrecare un danno a un terzo o alla collettività.
Il “Codice Rocco”, per meglio intenderci, tutelava le “libertà garantite” dei cittadini qualora questi fossero occasionalmente vittime degli abusi posti in essere da rappresentanti infedeli delle Pubbliche Amministrazioni, con il duplice scopo di difenderli da soprusi e di rafforzare il necessario senso di fiducia che lo “Stato Collettività” – in una Nazione civile - deve nutrire nei confronti dello “Stato Apparato”.
Oggi i tempi sono cambiati e l’imminenza delle attività amministrative di gestione delle risorse del PNRR induce gli scodinzolanti servitori dell’Unione Europea ad abrogare le norme volte a ledere l’ impunità dei loro gregari che si occuperanno di detti flussi finanziari.
Se la “scusante” di tale linea di condotta è che una percentuale importante di processi per abuso d’ufficio si conclude con l’assoluzione degli imputati, e pertanto – secondo questa perversa logica - non varrebbe la pena di perseguire detta tipologia di illecito, si potrebbe obiettare come il ” numero oscuro” – ovvero la percentuale di delitti non perseguiti riguardi numerosi crimini di rilevante impatto sociale e, sulla base di questa impostazione concettuale, si potrebbe richiedere l’impunità penale anche per questi ultimi. 
Per intenderci meglio, magari seguendo lo schema che ha condotto alla non punibilità penale per i medici vaccinatori durante la pandemia.
Duole davvero rilevare come questo atto di analfabetismo giuridico promani da una forza politica che, in campagna elettorale, si professava “paladina” dei diritti della collettività, ma le promesse elettorali disattese sono oggi talmente ampie da inibire lo stupore anche del più ingenuo degli osservatori.

Claudio Berrino

lunedì 5 giugno 2023

STORIA PATRIA ?

Il 2 giugno è la ricorrenza di quelli che furono, a parere di molti storici, i probabili brogli elettorali del 1946, che consegnarono l'Italia ad una gestione parlamentare partitocratica, che di Democrazia ha posseduto connotazioni minime e che, tra scandali, tangenti, terrorismo di Stato degli anni '70, limitazioni della libertà personale attuate durante una pandemia di incerta (e mai indagata) origine ed abdicazioni di sovranità nazionale, ha posto il nostro Paese sotto tutela e giogo straniero. Non mi sento di festeggiare questa data non perché nutra simpatia nei confronti di una Casa Reale che ha screditato sé stessa e tradito i suoi Sudditi, dapprima alleandosi con la controparte belligerante e poi autoesiliandosi nell'accettazione supina di un esito referendario discutibile, ma in quanto non riesco a scorgere in questi 77 anni di "vita patria" una evoluzione migliorativa delle sorti dell'Italia, del suo prestigio, del suo benessere sociale, della sua Dignità di Popolo. Si dovrebbero celebrare gli eventi storici favorevoli, mai quelli infausti, se non quando -come nel caso di specie- non si voglia autocertificare il proprio fallimento.

Claudio Berrino

domenica 7 maggio 2023

FARE CHIAREZZA: RIFLESSIONI PER USCIRE DALL'EQUIVOCO

Quale errore profondo per gli uomini della Tradizione è il definirsi di "Destra", rincorrendo le categorie geopolitiche del parlamentarismo liberale ottocentesco.  La nostra origine culturale non è di Destra né di Sinistra ma riconducibile invece all'antiparlamentarismo. La democrazia parlamentare genera governi borghesi formati da bottegai, usi ad attuare un inverecondo “commercio” di ideali volgarizzando gli impulsi eroici che li sottendono. Nel secondo dopoguerra l’opera della Costituente ha rafforzato la centralità del Parlamento in un equilibrio di poteri che è venuto meno in ragione di una prevalenza della decretazione d'urgenza affidata al potere esecutivo a discapito della funzione propria di quello legislativo. Infine l'abdicazione alla sovranità, legislativa e valutaria, eterodiretta da forze economiche in conflitto di interesse con l'Italia e realizzata da quanti, tra gli italiani, hanno posto in essere comportamenti gravemente antinazionali ha totalmente delegittimato l'istituto parlamentare. La tragicomica vicenda di quel movimento che avrebbe dovuto "aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno" e da forza antisistema è divenuta espressione della peggiore sudditanza agli interessi antinazionali lo attesta, al pari dell'incoerenza di quanti hanno costruito il proprio successo elettorale su di un millantato e mai realizzato "blocco navale ", per poi esporre per servilismo nei confronti  di altri Paesi i propri  connazionali ai rischi propri di una  cobelligeranza, cui erano estranei, nei confronti  di una potenza nucleare. Occorre aggiungere che la politica di "entrismo"  attuata da chi non si riconosce in alcuna delle attuali forze politiche è una sterile ed inadeguata strategia perdente, il cui fallimento trova conferma continua nelle vicende storiche recenti e meno recenti, anche in considerazione della circostanza che un ruolo marginale nelle dinamiche istituzionali può essere al più di immeritata utilità economica per chi lo esercita, ma inidoneo a mutare minimamente lo stato delle cose. La politica deve cedere oggi il passo ad una azione culturale metapolitica, antiparlamentare ed extraistituzionale che possa indirizzare gli spiriti liberi di questa Nazione verso la riacquisizione delle consapevolezze e delle libertà perse.

Claudio Berrino

martedì 4 aprile 2023

Articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario: carcere duro e sospensione delle garanzie fondamentali, del recluso e del cittadino.

In questi giorni abbiamo ascoltato forbite e leziose disquisizioni in materia di art.41 bis dell’Ordinamento Penitenziario, in relazione al caso Cospito, impartite da politici e giornalisti, che hanno regalato momenti di assoluta perplessità, per le interpretazioni rese e per la passionalità con cui queste sono state rappresentate.


L’avversione o la propugnazione della bontà della misura restrittiva di rigore prevista dal Legislatore non è assolutamente riconducibile all’appartenenza politica ad uno dei due schieramenti parlamentari che oggi si contrappongono, ma è riferibile esclusivamente al dominio del buon senso e della civiltà di una nazione.

Abbandonando le considerazioni di carattere giuridico, che in una società normale ed  ordinata dovrebbero costituire appannaggio esclusivo dei Giuristi,  ritengo sia doveroso svolgere alcune considerazioni in ordine al significato sociologico del periodo “gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica” che il Decreto Martelli -Scotti nel 1992 sulla scorta dell’onda emotiva prodotta dalla strage di Capaci, in cui perse la vita il Giudice Giovanni Falcone, introdusse, modificando il testo originario dell’art.41 bis, come noto a sua volta  introdotto nel 1986 dalla Legge Gozzini  e limitato a fronteggiare “casi eccezionali di rivolta (carceraria) o altre gravi situazioni di emergenza” e “di durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto” aggiungendo un secondo comma del seguente letterale tenore “quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, anche a richiesta del Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia ha altresì la facoltà di sospendere, in tutto o in parte, nei confronti dei detenuti o internati per taluno dei delitti di cui al primo periodo del comma 1 dell'articolo 4-bis o comunque per un delitto che sia stato commesso avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione di tipo mafioso, in relazione ai quali vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un'associazione criminale, terroristica o eversiva, l'applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza”.  

Pare dunque lecito osservare come il Legislatore abbia utilizzato, in un contesto riferito ad una situazione di straordinarietà ed eccezionalità,  lo schema della sospensione delle normali regole di trattamento dei detenuti, motivato dalla necessità di ripristinare l’ordine e la sicurezza all’interno degli stabilimenti di detenzione e pena, peraltro “di durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto,” per un differente e più ampio fine di salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica, senza previsioni in merito alla durata del trattamento stesso, se non quelle di un periodo di “quattro anni con proroghe di due anni ciascuna”.

Un sistema di “sorveglianza particolare”, peraltro prorogabile indefinitamente, che non sia limitato a fronteggiare una situazione di transitoria eccezionalità lascia perplessi e genera preoccupazione in quanto un istituto di tale tipologia, in astratto, potrebbe essere adottato dallo Stato discrezionalmente nei confronti di tutti quei cittadini reclusi che dovessero essere, a torto od a ragione, giudicati socialmente pericolosi poiché  reputati idonei a produrre situazioni di pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica, andando a ledere macroscopicamente i diritti fondamentali dell’individuo.

Tanto premesso, chi conosce lo scrivente è perfettamente a conoscenza dell’orientamento culturale-politico che lo ispira, certamente non incline a simpatie “anarco-insurrezionaliste”, ma ragioni di onestà intellettuale dovrebbero indurre qualunque osservatore in buona fede a considerare come fatti anche di grave rilevanza  illecita commessi nell’esercizio di un pensiero politico vadano valutati con “lenti di lettura” differenti da quelle utilizzate per giudicare la criminalità comune o le consorterie mafiose.

La Storia recente e meno recente ci insegna come fatti, anche orribili, siano stati commessi in nome del pensiero politico o della Religione, ma a fondamento di atteggiamenti tanto radicali e negativi  vi è sempre stata una tensione morale che, senza certamente voler sottrarre gli autori di fatti illeciti alla giusta pena, dovrebbe indurre ad un approccio valutativo, per quanto riguarda il rigore del regime detentivo,  differente e di miglior favore rispetto a  quello adottato per i criminali  che hanno perseguito esclusivamente la logica dell’ingiusto profitto attraverso l’affiliazione a “società sceleri”, o magari commettendo – come forse avvenuto nei recenti casi di corruzione di alcuni Europarlamentari - i fatti  delittuosi nelle sedi istituzionali e nell’esercizio delle proprie pubbliche funzioni.

Le legittime ragioni di difesa sociale possono essere garantite attraverso un isolamento nei confronti della realtà sociale esterna al mondo carcerario, ma non devono travalicare i fondamentali principi di garanzia che debbono ispirare l’azione dello Stato, anche in considerazione della circostanza che qualunque cittadino in presenza di errori giudiziari, tutt’altro che infrequenti, può trovarsi in ogni momento esposto ad una immeritata situazione di tragedia personale.

Avv. Claudio Berrino