domenica 27 dicembre 2020

RITORNO AL PASSATO

La Fenice è simbolo di rinascita e cambiamento. Se la disfatta militare del 1945 ha determinato la temporanea morte degli ideali di Patria, Identità, Socialità, la fondazione del Movimento Sociale Italiano la mattina di 74 anni or sono ne ha rappresentato la rinascita e l'attualizzazione, sancita nel principio " Non rinnegare, non restaurare". Il MSI, sino al momento della sua eutanasia, compiuta in occasione del Congresso di Fiuggi nel gennaio 1995, incarnò i valori della Destra Sociale culturalmente erede del PNF e della Repubblica Sociale Italiana, assolvendo con onore e coerenza alla propria funzione di movimento antisistema. La sua disgregazione, avvenuta ad opera di agenti provocatori presumibilmente al soldo della finanza internazionale, non venne immediatamente percepita da molti militanti che, in perfetta buona fede, avallarono il cambiamento ipotizzando ingenuamente una mera modernizzazione del proprio "veicolo politico". L'insidiosità della metamorfosi venne percepita solo successivamente, quando il Partito divenne dichiaratamente antifascista e filo europeista. La triste vicenda disgregativa di Alleanza Nazionale ebbe compimento con la sua fagocitazione in Forza Italia attraverso la costituzione del "Popolo della Libertà "e l'ignominia di una indagine giudiziaria che condusse al rinvio a giudizio per riciclaggio il suo ultimo segretario. Seguirono anni di dissoluzione politica che portarono i militanti ad una diaspora verso differenti movimenti e partiti che nulla avevano a che spartire con la specificità culturale della Destra Tradizionale. Il vuoto politico lasciato dalla disgregazione venne riempito dalla Lega Nord che si trasformò da movimento territoriale secessionista in un partito a vocazione nazionale ma caratterizzato da una totale assenza di riferimenti culturali specifici. Venne poi costituito, ad opera di alcuni ex rappresentanti di Alleanza Nazionale un nuovo partito denominato Fratelli d' Italia, caratterizzato dagli stessi riferimenti conservatori ed europeisti che avevano improntato il "partito di Fiuggi" discostandolo fortemente dall' impronta "genetica " originaria del Movimento Sociale Italiano. Resterebbe dunque oggi un ampio vuoto politico da colmare attraverso una ricostituzione del Movimento Sociale Italiano, che potrebbe attrarre quanti non si riconoscono in una Opposizione Conservatrice ed estimatrice dell'ex Presidente della BCE, assolvendo ad una importantissima funzione di amalgama politica fra coloro che hanno creduto nella Fiamma generata da una non occasionale base trapezoidale .

Claudio Berrino


sabato 26 dicembre 2020

IL NATALE E LA GUERRA

La tregua , in guerra, rappresenta un momento di sospensione concordata delle ostilità. Una parentesi, tra momenti di vita atroci, necessaria a recuperare le energie, fisiche e psichiche, necessarie per potere affrontare, il giorno successivo, nuove situazioni di contrasto estremo. Così accade in tempo di pace nel giorno di Natale, una sospensione dalla compressione psicologica della fatica fisica derivante da una vita lavorativa che progressivamente ha fagocitato i momenti di libertà personale indispensabili all' Uomo per sopportare il peso dell'esistenza. Oggi, venticinque dicembre, godiamo infatti di un momento di astrazione dalla realtà quotidiana e ci nutriamo di questo bagliore di surrealitá per lenire le ferite, sempre aperte, provocate da una sovraesposizione lavorativa e dalla incertezza derivante da una crisi planetaria inedita. Domani saremo di nuovo in trincea, e vi resteremo sintanto che non troveremo la forza e la determinazione per plasmare la realtà esterna a nostra immagine e dimensione, riportandola ad essere coerente con l'ordine naturale dell'Uomo ed idonea a garantire una vita degna di essere vissuta. 

Claudio Berrino


martedì 8 dicembre 2020

LA CULTURA DEL FARE, E QUELLA DEL MENTIRE

La menzogna è lo strumento con cui le società sceleri, ovvero le società composte da esseri umani che non seguono regole comportamentali rispettose di principi etici e morali condivisi, alterano la realtà fattuale deformandola e rappresentandola nella sua mistificazione come veritiera a cittadini che, sprovvisti di adeguate lenti culturali di lettura, la considerano come plausibile. In questa opera di falsificazione l'attuale regime offre ai propri sprovveduti cittadini risultati immaginari, frutto di edulcorazione semantica ma inesistenti in termini di "quid novi". Ecco allora fiorire nelle differenti regioni italiane delle surrettizie "Città della Salute" composte da strutture sanitarie preesistenti, costruite in ben altra epoca, ed inserite in un'unica rete funzionalmente integrata. In breve, non vengono create opere nuove e di standing adeguato ma, attraverso una mistificazione burocratico- concettuale, viene data alla popolazione l'illusione della sussistenza di una azione politico-sanitaria "costruttiva". A chi realmente volesse aver contezza di cosa significa costruire una "Città Ospedaliera" basterebbe soffermarsi sulla vicenda storica dell'Ospedale Carlo Forlanini di Roma, edificato nell'arco temporale di un quadriennio, progettato grazie ad una donazione della Confederazione Fascista degli Industriali, ed inaugurato in data primo dicembre 1934 dall'allora Capo del Governo, insieme a tantissimi altri nosocomi di moderna concezione. Quello che fu considerato il "più grande Ospedale per malattie polmonari esistente al mondo" venne chiuso definitivamente nel 2015, a seguito della scellerata politica di "tagli" alla spesa sanitaria iniziata dal Governo Monti nel 2012, in virtù del principio "È l'Europa che ce lo chiede". La stessa politica sanitaria che ci ha trovato oggi impreparati a fronteggiare una pandemia di oscure origini e che ha avuto la conseguenza di fare registrare in Italia il più elevato numero di vittime tra tutti i paesi europei.  (Nella fotografia l'Ospedale Carlo Forlanini di Roma, originariamente denominato "Istituto Benito Mussolini", oggi in condizioni di abbandono e degrado).

Claudio Berrino


martedì 27 ottobre 2020

LA RASSEGNAZIONE NON APPARTIENE AGLI UOMINI LIBERI

 

In queste ore di tensione e legittima preoccupazione per il futuro della nostra Nazione ascolto con percezione di crescente fastidio le reiterate doglianze di chi sostiene che " tanto non si può fare nulla ". Chi giunge a questa conclusione conosce male o non conosce affatto la Storia. L'opposizione, quando non viene fatta dai Politici, perché inadeguati o corrotti, può essere realizzata dal Popolo, entità politica per eccellenza, con modalità non violente, fattuali ed efficaci. I precedenti storici sono innumerevoli. La Plebe romana nel 494 ac, vessata fiscalmente dal ceto Patrizio, si ritirò sul Monte Sacro paralizzando ogni attività economica e difensiva di Roma, sintantoché il Senato attraverso la mediazione di Menenio Agrippa convinse i "secessionisti " a rientrare promettendo loro diritti politici attraverso l'istituzione dell'istituto del Tribuno della Plebe. Così pure il Governo cileno di Salvador Allende fu destituito, prima che dai militari di Pinochet, da una prolungata paralisi della distribuzione di generi alimentari organizzata dei gestori dei mezzi di trasporto, penalizzati ingiustamente da provvedimenti governativi. Non faccio menzione delle modalità utilizzate dal Mahatma Gandhi per sottrarre l'India al giogo coloniale inglese in quanto note ai più. In breve, quando un Popolo si organizza e diviene consapevole del proprio ruolo politico è nelle condizioni di gettare pacificamente nella polvere qualsiasi tiranno, italiano o straniero che sia.

Claudio Berrino

domenica 25 ottobre 2020

SECESSIO PLEBIS

La cultura dell'accattonaggio caratterizza il pensiero unico della instaurata dittatura sanitaria. I lacchè territoriali degli interessi stranieri antinazionali berciano il loro invito a distribuire "immediati ristori" alle categorie (produttive) colpite da quel nuovo lockdown simulato che oggi, con buone doti di ripugnante ipocrisia, viene denominato" coprifuoco ". Il cortocircuito mononeuronale del caravanserraglio governativo rende ai propri componenti troppo impegnativo comprendere la circostanza che chiudere attività produttive, ovvero le uniche attività che in questo sciagurato Paese producono gettito fiscale, è fatto incompatibile con l'erogazione dei "ristori", provenienti inevitabilmente dalle "messi" della spremitura fiscale. Gli omuncoli governativi non arrivano neanche a realizzare che non potendo stampare più nuova moneta a ragione della rinuncia alla sovranità valutaria non sarà possibile creare nuovo debito pubblico e quindi aiutare i ceti produttivi strangolati dalla pericolosa insipienza di chi, fallito nella vita privata, ha trovato parassitario sostentamento negli esorbitanti emolumenti erogati a spese dei contribuenti dal Parlamento e dalle Regioni. Ecco quindi che compare quell' "uom dal fiero aspetto " di nobili natali, già Premier di renziana designazione, che propone di tassare anche la prima casa, al fine consentire questa nuova immonda mungitura. In tutto questo contesto di prevaricazione il reale problema dei media è rappresentato dalla asserita presenza di rappresentanti dell'estrema Destra infiltrati nelle manifestazioni antigovernative, riconoscibili certamente dal colore orbacesco delle polo indossate al momento della protesta o dalla mascella ostentatamente volitiva, nonché di "esponenti della Camorra " a loro volta riconosciuti dai cronisti in ragione della presenza di improbabili sfregi malavitosi presenti sui loro volti. In questo contesto di dissoluzione generalizzata, dello Stato e delle Intelligenze, le Opposizioni, la cui presenza nelle piazze a fianco di quei manifestanti che non hanno travalicato il limite della liceità della protesta avrebbe rappresentato atto logico e dovuto, si limitano a esprimere un vacuo dissenso di forma rilasciando interviste telefoniche di raggelante banalità. Si renderebbe a questo punto necessario un appello alle coscienze degli italiani volto a trovare un punto di nuova aggregazione politica finalizzato ad arginare una situazione di dissoluzione statuale che, a breve, supererà il punto di non ritorno, ovvero la costituzione di una nuova Opposizione, disposta a "scendere nelle piazze", che sappia raccogliere l'invocazione di aiuto di un Popolo giunto allo stremo.

Claudio Berrino

lunedì 27 luglio 2020

SOGNI & INCUBI

Pare incredibile come la deformazione onirica possa alterare gli sviluppi logici e prevedibili degli eventi rendendo possibili , nel sogno, situazioni irrealizzabili nel quotidiano. È quanto mi è accaduto la scorsa notte quando, quale conseguenza di una cena non frugale, il mio sonno rem mi ha catapultato in una dimensione fantastica, nella quale un uomo politico che effettuava una generosa donazione di presídi sanitari durante un'epidemia veniva incriminato da una Magistratura degna della miglior penna di Carlo Lorenzini Collodi. In questo sogno convulso, indice di come linguine ai gamberetti e panna non rappresentino un toccasana per il nostro organismo, un altro personaggio politico dal fiero aspetto si peritava di ordinare con denaro pubblico alcune centinaia di migliaia di banchi monoposto ad un costo rilevante finalizzati al raggiungimento dello stesso "distanziamento sociale" che si sarebbe realizzato gratuitamente destinando i preesistenti banchi biposto ad un solo studente. In questo caso la distorsione onirica mi portava addirittura a vedere una rappresentazione mediatica dell'evento nel totale disinteresse della Magistratura intenta, nel frattempo, a perseguire il benefattore reo di avere realizzato la citata donazione di camici e mascherine. Il mio sogno assumeva dunque la caratteristica della irrealizzabilitá per evidente contrasto con il primo postulato aristotelico, ovvero il principio della logicità. Mi risvegliavo fortunatamente da questo sogno, divenuto ormai un incubo, con un senso di amarezza e di affanno ma mi rassicuravo immediatamente consapevole della circostanza di come questi eventi non possano accadere nel mondo reale.

Claudio Berrino

sabato 27 giugno 2020

DISOBBEDIENZA CIVILE, DIRITTO O DOVERE

Dal primo luglio 2020 la nuova soglia per i pagamenti in contanti sarà di 2.000 euro. Il limite scenderà ancora, arrivando a 1.000 euro, a far data dal 1° gennaio 2022. Detti limiti saranno, di fatto, operativi anche in termini di prelievi bancari eseguiti da parte dei titolari dei conti correnti in quanto in virtù di una recente modifica normativa verranno obbligatoriamente  segnalati i nominativi dei loro autori dalla banca alla UIF, ovvero alla Unità di Informazione Finanziaria,  per conseguenti accertamenti fiscali. In breve,  questo significa che la libertà di detenzione legittima da parte della popolazione,  oltreché di uso, di denaro contante verrà affievolita e si attuerà un suo progressivo trasferimento a favore delle Banche che ne acquisiranno la corrispondente disponibilità. I cittadini potranno utilizzare la moneta elettronica ma nei limiti dei volumi di trasferimento quotidiani e mensili consentiti dagli istituti di credito.  I cittadini con sofferenze bancarie in atto o con segnalazioni alla "centrale rischi"  del sistema bancario non potranno essere titolari di carte di credito e, pertanto, saranno votati alla illegalità  per garantirsi la propria sopravvivenza.  Al di là della circostanza obiettiva che viene inibita una libertà fondamentale dei Cittadini, tutelata costituzionalmente dall'art. 42 della Carta Costituzionale che contempla il diritto alla  proprietà privata, la quale può essere mobiliare (denaro) od immobiliare,  e ne sancisce il riconoscimento e la garanzia da parte della legge, non può non sfuggire come attraverso questo provvedimento governativo venga attuato un finanziamento occulto a favore del sistema bancario a spese della popolazione italiana la quale, di fatto,  viene depatrimonializzata per un corrispondente importo. In questi ultimi mesi altre libertà costituzionali fondamentali quali il diritto alla riunione e alla libera circolazione nel territorio nazionale, sono state violate nonostante gli appelli rivolti al Quirinale da costituzionalisti del profilo di Sabino Cassese ma questo ultimo provvedimento, di evidente ed intrinseca illiberalitá,  segnerà lo spartiacque tra la fine dello Stato di Diritto e l'inizio della Tirannia. L'Italia avrebbe in questo momento assoluta necessità di una pacata e consapevole disobbedienza civile e di un personaggio pubblico di comprovate capacità disposto a focalizzarla. Un evento improbabile ma, la Storia ci insegna, non impossibile.

Claudio Berrino

domenica 21 giugno 2020

IL RITORNO DELLA LUCE

Osservo, con malcelata soddisfazione, che oggi molti amici, virtuali e non, solennizzano con i loro "post" inseriti nei social network il Solstizio d'Estate. Un ritorno all'interesse per le Religioni Tradizionali che ben poco ha a che vedere con le tre ortoprassi monoteiste di origine semitica (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) innestate con l'Editto di Costantino prima e quello di Teodosio dopo, innaturalmente, sul tronco di una cultura greco-latina. Nel corso degli ultimi venti secoli il principio panteista della libertà religiosa, ove la religione era una re-ligio ovvero una rilettura di formule sacre finalizzate a creare un "ponte" tra l'immanente ed il trascendente, tra uomo e sacralità anche senza la non necessaria mediazione di una casta sacerdotale, è stato brutalizzato ed annichilito dalle ortoprassi, ovvero da regole comportamentali pseudo giuridiche. Poco importa se questi "codici comportamentali" siano stati formalizzati nei Dieci Comandamenti o nella Sharia, in quanto il risultato è stato null'altro se non la normazione di obblighi che hanno sostituito la naturalità delle scelte autonome dell'Uomo con l'innaturalità delle scelte eteronome imposte da una casta sacerdotale che ha dato pessima prova di sé e che è ormai completamente avulsa dal comune sentire della Popolazione. I segnali di questa progressiva riacquisizione di un ben differente sistema valoriale e religioso, compulsato ma mai annientato da venti secoli di sanguinose persecuzioni, risultano essere ben evidenti nelle manifestazioni di simpatia rivolte nei confronti di Halloween anziché dei riti equinoziali ovvero solstiziali, nella riscoperta di ritualità che sostituiscono l'oppressione del "memento mori" con la gioiosa ricerca del "luccichio" di Divinità che risiede all'interno di ogni essere umano consapevole del suo "sé". Pare dunque riaffermarsi progressivamente la religiosità degli Uomini Liberi sulla ortoprassi degli schiavi.


Claudio Berrino

mercoledì 17 giugno 2020

UNO STATO EXTRAPARLAMENTARE

L'Italia è diventato un Paese extraparlamentare. Non è una esagerazione od una esasperazione concettuale, ma la rappresentazione fotografica di una realtà oggettiva. Le linee programmatiche non vengono più discusse in Parlamento ma decise unilateralmente dai "gestori assoluti " nel contesto lussuoso di una villa privata, affittata a spese dei contribuenti, con ospiti stranieri ben determinati a imporre le proprie decisioni ai loro sudditi italiani. Già....."italiani". Mi chiedo se siamo ancora nelle condizioni di definirci italiani senza timore di offendere i nostri padri ed i nostri avi che, in situazioni analoghe a quelle che stiamo subendo, non avrebbero esitato un secondo a cacciare a pedate nel sedere i "tirannelli", nazionali e non, che avvelenano la nostra esistenza. Personaggi di modesta levatura che non assurgono nemmeno al rango di Tiranni non godendo neppure di quei profili caratteriali negativi ma caratterizzanti che contraddistinguono quella tipologia di prepotenti istituzionali. Ciò nonostante gli italiani (con "i" minuscola) si dolgono, si macerano psicologicamente, si preoccupano ma esprimono gaio buonismo e si prostrano, inebetiti da uno "stile di vita" che li occupa da mattina a sera nella dura lotta per la sopravvivenza a colpi di telefonate, mail, pec, scadenze fiscali, oneri previdenziali, incertezze esistenziali e lavorative, vaccinazioni intorpidenti. Sarà la mutata alimentazione o l'esposizione ai campi elettromagnetici, ma non riesco più a scorgere quella genia di italiani determinati e terribili che negli anni '70 ridimensionavano quotidianamente gli eccessi di potere con modalità talvolta ortodosse, talvolta eterodosse ma comunque mai prive del requisito dell'efficacia. Un mutamento di DNA oppure la sindrome "della rana bollita", poco importa. Le conseguenze sono comunque deplorevoli e deprimenti: uno stuolo di schiavi succubi di altri schiavi di rango superiore, a loro volta asserviti a servitori sovranazionali del potere finanziario globale. Quanta tristezza. 

Claudio Berrino

mercoledì 3 giugno 2020

DUE GIUGNO, LA PERDUTA DIGNITÀ DELLO STATO SMASCHERATO


Oggi la prima pagina del quotidiano "La Stampa" apre i suoi articoli con un "pezzo" di Nicoletti, recante come sottotitolo "Simboli ed istituzioni, la Dignità dello Stato in maschera". L'articolista, con ammirevole ma vacuo impegno, tenta di accreditare al nostro "Stato" l'immagine dignitosa di un 2 giugno governativo contrapposto ad "uno smascheramento collettivo di piazza (che) si è conquistato il primato dell'ignoranza ottusa e supponente ". Quanta tristezza in questa affermazione e quanta inconsapevolezza dello strumento semantico che un professionista dell'informazione dovrebbe conoscere, fare proprio, ritenere, utilizzare. La Dignità era uno uno dei valori fondanti della Cultura Romana, alla quale per discendenza culturale e per stirpe non possiamo non riferirci.  Dignitas era innanzitutto la dignità e la situazione economica sufficientemente decente che conferiva prestigio al cittadino romano. Nulla dunque a che vedere con la cultura della "mancetta", del "bonus", della laida elargizione volta a "contenere le tensioni sociali". Questo aspetto riguarda il rispetto degli altri in senso esterno e non interno come l'auctoritas. Dignitas è uno dei risultati finali volti a visualizzare i valori dell'ideale romano e il servizio dello Stato nelle forme di primato, posizione militare e magistrature. Dignitas è  il valore di reputazione, onore e stima. Così, un romano che mostrasse Gravitas, Constantia, Fides, Pietas e altri valori, sarebbe diventato un romano in possesso di Dignitas tra i propri concittadini. Allo stesso modo, attraverso questo percorso, un romano avrebbe potuto guadagnare auctoritas, cioè prestigio e rispetto. Nulla di quanto oggi viene offerto dal "pidocchiume politico" ad una massa di questuanti condotti deliberatamente all'ignoranza ed alla inconsapevolezza della loro Dignità politica di Popolo d'Italia.

L'articolista avrebbe forse dovuto modificare il proprio titolo, richiamandosi alla "Perduta Dignità di un (ex) Stato in Maschera Carnevalesca".


Claudio Berrino

domenica 10 maggio 2020

LE "CENTO RAGIONI " DI PULCINELLA

In una celebre commedia di Eduardo de Filippo, Pulcinella trova cento scuse per non mangiare, la prima di queste è che "mancano i soldi ". Il Governo Conte, probabilmente in virtù delle suggestioni culturali tratte dalla sua componente partenopea, incarnata da un celeberrimo ex venditore di bibite presso lo stadio San Paolo di Napoli, dichiara che "mancano i soldi" necessari per realizzare aiuti adeguati agli imprenditori gettati sul lastrico a seguito delle "serrate "delle loro attività decretate con una copiosa pioggia di DPCM, peraltro di dubbia legittimità costituzionale, in un clima irreale di limitazioni delle libertà fondamentali e volte a "fronteggiare " l'emergenza epidemiologica Covid 19. Probabilmente se il nostro Premier si fosse dilettato nella lettura della Commedia dell'Arte prima e dei testi delle opere di Eduardo De Filippo dopo, avrebbe compreso come la "mancanza di soldi" produce ineluttabilmente miseria e disperazione. I servili baciamano ad Angela Merkel e gli abbracci etilici al lussemburghese Jean Claude Juncker non rappresentano strategie salvifiche delle sorti del nostro Popolo, al pari della sottoscrizione di accordi internazionali destinati a gettare le attuali e le future generazioni tra le braccia degli usurai dell'Unione Europea. La liquidità finanziaria necessaria per risollevare la nostra economia può trovare origine esclusivamente dal conio di valuta sovrana. Diversamente i lacchè dell' Eurousura, quando il Popolo italiano,a breve, li rincorrerà per dimostrare loro fattivamente la propria riconoscenza, potranno tentare di sedarlo intonando le note dell' "Inno alla Gioia".

Claudio  Berrino

lunedì 27 aprile 2020

LA SATURAZIONE DEI LIQUIDI E LA SATURAZIONE SOCIALE

Ricordo una mia bellissima insegnante di chimica che, mille anni or sono, parlandomi del processo di saturazione mi indicava come fosse la "massima concentrazione di soluto in una soluzione " ed esemplificava, percependo la mia totale incapacità - già allora - di fare proprie le nozioni di carattere scientifico, descrivendomi la sorte dello zucchero sciolto in acqua.
Mi rappresentava pazientemente come la saturazione sarebbe avvenuta allorché nel liquido non fosse stato più possibile sciogliere un ulteriore quantitativo di zucchero. Mi chiedo oggi se lo stesso principio possa valere, oltre che per lo zucchero, anche per il fiele e se, per trasposizione concettuale, l'eccesso di fiele accumulato assistendo a reiterate manifestazioni di malafede frammiste a disarmante sprovvedutezza possa condurre, oltre che me stesso, quella collettività organizzata che è il Popolo Italiano alla saturazione.
Personalmente sono profondamente disgustato da quanto ho visto in questi ultimi mesi e francamente deluso dalla remissivitá dimostrata dai miei connazionali di fronte alla prova provata dell'incapacità del nostro sistema a regger le conseguenze di una emergenza sanitaria determinata, più che dalla diffusione di un virus malevolo, dalla inadeguatezza delle nostre strutture sanitarie distrutte dai "tagli" operati da un premier in Loden acclamato come "salvatore dell'Italia "nel 2012.
Posti in terapia intensiva dimezzati, 8000 medici e 13.000 infermieri in meno, riduzione del numero delle autoambulanze : queste le "glorie " conseguite dai collaborazionisti di Bruxelles.
La scure assistenziale è poi stata seguita dalla devastazione delle libertà individuali e collettive, accompagnata dalla illogicità di provvedimenti di ingiustizia manifesta che hanno regalato la libertà a fior fiori di criminali e l'hanno sottratta ad onesti cittadini.
Per non citare vicende assolutamente opache e inspiegabili, quali la scomparsa di farmaci indicati come salvavita quali la clorochina dalla rete di vendita.
La gestione di una emergenza sanitaria generatrice di morte e disperazione a ragione della inadeguatezza infrastrutturale voluta dall' Unione Europea è stata accompagnata da provvedimenti che hanno demolito l'economia del Paese relegando agli arresti domiciliari la forza lavoro "compensandola" con le stesse elemosine elargite dall'ex M5S (oggi MES) con lo sciagurato strumento del reddito di cittadinanza.
Torno quindi al mio quesito iniziale, ovvero mi interrogo sul "se" e sul "quando" il Popolo Italiano con una resipiscenza operosa comincerà ad acquisire la piena consapevolezza della propria infelice condizione e saprà sostituire una composta e dignitosa Reazione ad un indecente servilismo.
In fondo nulla caratterizza uno schiavo se non l'assenza di orgoglio e l'inconsapevolezza della sua naturale condizione di Uomo libero.

Claudio Berrino

mercoledì 1 aprile 2020

NULLA SARA' PIU' COME PRIMA

Oggi in Italia è stata superata la terribile soglia degli undicimila decessi e dei centomila contagiati. Il numero pare sia stato stimato per difetto in quanto è tratto dalle persone censite dal sistema sanitario come positive al Covid-19, quindi la statistica indica come il numero reale, verosimilmente, possa essere sensibilmente superiore. Viviamo nell'incertezza di quello che potrà essere il nostro futuro, biologico ed economico. Non abbiamo neppure la percezione dell'assetto geopolitico globale con cui ci confronteremo al termine dell' "Armageddon". Pare indubitabile che lo stress esistenziale al quale interi continenti sono sottoposti porterà le popolazioni a raccogliersi in territorialità dimensionalmente contenute, quelle che alcuni di noi chiamano Patrie. Ciò decreterà la fine della globalizzazione, del mondialismo, dell'indistinto a favore dell'identitario, del "caratterizzato " culturalmente, dell'etica di appartenenza anziché della ormai sconfitta morale universale. Siamo alla vigilia di uno snodo epocale che non dovrà però distoglierci, ad emergenza conclusa, dalla consapevolezza che l'ecatombe italiana non è stata frutto di un destino cinico e baro ma conseguenza di errori previsionali e di politica sanitaria che sono ascrivibili a ben precisi nomi e cognomi. Dovranno essere esaminate le singole responsabilità individuali ed i colpevoli chiamati a risponderne.
Lo dobbiamo ai nostri morti!!!

Claudio Berrino

lunedì 16 marzo 2020

LA "DIDATTICA "DELLA MORTE

Gli "arresti domiciliari " da Covid19 proseguono. Trascorro da alcuni giorni la mia vita tra studio professionale e casa. Sono state rinviate le udienze in Tribunale, si sono rarefatti i colloqui con i clienti, lo studio del contenzioso procede con una tranquillità e lentezza che precedentemente non conoscevo. Sono immerso in un microcosmo di cui riesco finalmente a scorgere le sfumature ed a percepire un silenzio ovattato a cui mi sto pericolosamente abituando. Nelle poche centinaia di metri che mi separano dal mio luogo di lavoro riesco addirittura a scorgere taluni aspetti psicologici delle persone che incontro. In questi giorni osservo che anche il loro abbigliamento è cambiato, diventando minormente formale e pretenzioso. Le giacche e le cravatte dei Colleghi hanno ceduto il posto ai maglioncini, le scarpe inglesi a piú confortevoli "polacchine" con suole in gomma. I loro volti tradiscono contemporaneamente paura e tranquillità, due sentimenti contrastanti ma che vedo stranamente coesistere. Percepisco un rallentamento del corso dell'esistenza in me stesso e negli altri e mi interrogo se sia davvero necessario un evento straordinario e gravissimo come quello che stiamo vivendo per spezzare la frenesia consumistica che ci pervade nei tempi normali dilatando patologicamente le nostre ambizioni ed accorciando i contenuti tempi della nostra esistenza. Mi chiedo se solo il pericolo della morte, presente ed avvertibile durante le epidemie e le guerre, possa rappresentare l'antidoto contro il veleno del consumismo e la psicosi dell'acquisire. Posseggo una raccolta fotografica di immagini di Torino scattate all'inizio dello scorso secolo e in esse scorgo che i viali ed i corsi del primo novecento sono sovrapponibili per maestosità e piacevolezza estetica a quelli che osservo oggi, poveri di frenesia, di auto e di persone. Razionalmente non posso ignorare che il rallentamento di una società consumistica determinerà a breve termine tensioni e disperazione sociale, ma mi chiedo se un evento traumatico non possa portare una intera collettività alla acquisizione della consapevolezza che i ritmi del "vivi, produci, consuma e muori" non rappresentano un corretto investimento esistenziale.

Claudio Berrino

sabato 14 marzo 2020

LIBERTA' E LICENZA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS


Sono "ristretto" in casa, come milioni di altri italiani. Non mi associo ai flashmob pseudo-patriottici sul balcone perché li percepisco come una deprimente pagliacciata suggerita da chi ci ha posto in questa situazione e che di "patrio sentire" non ne possiede affatto, ma utilizza dozzinali mezzucci di psicologia di massa per depotenziare il malumore ed il legittimo rancore di chi subisce, probabilmente senza rendersene conto, una immeritata compressione dei propri diritti fondamentali. Nei miei "arresti domiciliari " medito sul concetto di Libertà, un bene prezioso che da troppo tempo vedo vilipeso in ossequio ai valori del "Mercato", della finanza, della sovranazionalitá, della multiculturalità, della mortificazione dell'Ordine Naturale dell'Uomo, a favore dell'interesse di gruppi di potere che sfuggono ad una classificazione convenzionale e che oggi ci gratificano con guerre commerciali e, forse, innaturali pandemie. Penso di non potere uscire di casa senza necessità di una autocertificazione "su Modello Ministeriale" che qualora venisse disgraziatamente contestata nella sua veridicità mi esporrebbe ad una condanna penale per "violazione dell'ordine dell'Autorità". Penso ancora che per tutta la vita ho ascoltato sermoni noiosissimi impartiti da beceri alfieri di una malintesa "libertà" confusa con la licenza, che ho sempre valutato con estremo sospetto perché memore di quando i miei genitori e progenitori mi raccontavano che un tempo la Libertà esisteva veramente. Era una Libertà effettiva, mi chiarivano, anche se limitata da regole rigorose che la rendevano forse attenuata ma apprezzabile perché consentiva ad una persona onesta di programmare la propria esistenza, di creare una famiglia, di condurre una vita serena senza tutte le incertezze derivate da crisi finanziarie, tensioni sociali, conflitti multiculturali, prelievi fiscali al limite della rapina, impunità garantite a ladri, comuni ed istituzionali, che in questi anni abbiamo sperimentato. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno subito i disagi delle guerre, ma vi è da chiedersi se queste siano state davvero provocate dal desiderio di primazia nazionale oppure determinate da interessi esterni che giudicavano intollerabile una compressione del loro potere finanziario. La Libertà non può mai essere intesa come assoluta, perché altrimenti cessa di essere tale diventando lesiva delle altrui libertà e deve essere subordinata alla Legge, ma la Norma non è mai un frutto spontaneo. Viene generata da un Sistema sociale che quando non è improntato a regole etiche non è dissimile dalla peggiore malavita e produce norme criminali.

Claudio Berrino

domenica 23 febbraio 2020

GLI UNTORI GLOBALISTI

Gli effetti collaterali della Globalizzazione si stanno oggi palesando anche a quanti l'hanno voluta e predicata.
L'abbandono della difesa del territorio attraverso le barriere geopolitiche rappresentate dai confini ha determinato disordine sociale e gravi problemi di ordine pubblico nonché la veicolazione di malattie infettive che oggi si dimostrano essere incontenibili.
I gruppi bancari, dopo le fusioni societarie avvenute intorno al 2010, hanno realizzato "economie di scala " riducendo sensibilmente il proprio personale, marginalizzato socialmente, destinandolo all'elemosina del reddito di cittadinanza ed alla disperazione.
La situazione dell'ex ILVA è drammatica e rappresenta una bomba sociale in procinto di esplodere.
Le piccole e medie imprese sono strangolate dall'imposizione fiscale più elevata d'Europa e le loro cessazioni e cancellazioni dalle camere di commercio si succedono con quotidiana frequenza.
La produzione industriale italiana è crollata, al pari del Prodotto Interno Lordo.
L'assenza di Sovranità Monetaria impedisce un necessario e fisiologico indebitamento pubblico, indispensabile per garantire assistenza sanitaria, tutela previdenziale, formazione scolastica e difesa militare.
In questo contesto di generale dissesto viene predicata l'accoglienza di nuovi disperati, sentenziando che "il vero virus è il razzismo ", e che " il reale problema sociale del nostro Paese è il risorgere del Fascismo".
Forse in Italia meritiamo davvero l'estinzione. 

Claudio Berrino

sabato 15 febbraio 2020

L 'OLTRAGGIO ALLA LOGICA

È ufficiale. Un primo caso di Coronavirus è stato accertato in Africa. L'epidemia partita dalla Cina ha raggiunto il continente con il sistema sanitario più debole del mondo. L' Africa non è nuova a pandemie e in Sierra Leone, Liberia e Guinea l'Ebola ha falciato recentemente più di 11000 persone. Il Coronavirus potrebbe trovare in Africa, in ragione della precarietà del suo sistema sanitario, un centro di incubazione e proliferazione devastante. Gli scambi commerciali intensi con la Cina espongono poi il continente africano ad un moltiplicatore di rischio. È nella realtà dei fatti che i flussi migratori incontrollati che portano nella nostra Nazione quotidianamente uomini e donne di dubbia identità dal continente africano possano potenzialmente determinare un vasto ed incontenibile contagio. I confini, storicamente, hanno avuto la funzione di difendere le popolazioni autoctone dai pericoli esterni, di qualunque natura essi fossero. La loro sistematica violazione potrebbe essere prodromica a scenari tragici. In questo contesto di incertezza l'ex Ministro dell'Interno viene processato per avere difeso i confini nazionali da sbarchi di clandestini. Temo che in Italia si stia violando il primo postulato aristotelico. Quello della Logica.

Claudio Berrino