sabato 14 marzo 2020

LIBERTA' E LICENZA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS


Sono "ristretto" in casa, come milioni di altri italiani. Non mi associo ai flashmob pseudo-patriottici sul balcone perché li percepisco come una deprimente pagliacciata suggerita da chi ci ha posto in questa situazione e che di "patrio sentire" non ne possiede affatto, ma utilizza dozzinali mezzucci di psicologia di massa per depotenziare il malumore ed il legittimo rancore di chi subisce, probabilmente senza rendersene conto, una immeritata compressione dei propri diritti fondamentali. Nei miei "arresti domiciliari " medito sul concetto di Libertà, un bene prezioso che da troppo tempo vedo vilipeso in ossequio ai valori del "Mercato", della finanza, della sovranazionalitá, della multiculturalità, della mortificazione dell'Ordine Naturale dell'Uomo, a favore dell'interesse di gruppi di potere che sfuggono ad una classificazione convenzionale e che oggi ci gratificano con guerre commerciali e, forse, innaturali pandemie. Penso di non potere uscire di casa senza necessità di una autocertificazione "su Modello Ministeriale" che qualora venisse disgraziatamente contestata nella sua veridicità mi esporrebbe ad una condanna penale per "violazione dell'ordine dell'Autorità". Penso ancora che per tutta la vita ho ascoltato sermoni noiosissimi impartiti da beceri alfieri di una malintesa "libertà" confusa con la licenza, che ho sempre valutato con estremo sospetto perché memore di quando i miei genitori e progenitori mi raccontavano che un tempo la Libertà esisteva veramente. Era una Libertà effettiva, mi chiarivano, anche se limitata da regole rigorose che la rendevano forse attenuata ma apprezzabile perché consentiva ad una persona onesta di programmare la propria esistenza, di creare una famiglia, di condurre una vita serena senza tutte le incertezze derivate da crisi finanziarie, tensioni sociali, conflitti multiculturali, prelievi fiscali al limite della rapina, impunità garantite a ladri, comuni ed istituzionali, che in questi anni abbiamo sperimentato. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno subito i disagi delle guerre, ma vi è da chiedersi se queste siano state davvero provocate dal desiderio di primazia nazionale oppure determinate da interessi esterni che giudicavano intollerabile una compressione del loro potere finanziario. La Libertà non può mai essere intesa come assoluta, perché altrimenti cessa di essere tale diventando lesiva delle altrui libertà e deve essere subordinata alla Legge, ma la Norma non è mai un frutto spontaneo. Viene generata da un Sistema sociale che quando non è improntato a regole etiche non è dissimile dalla peggiore malavita e produce norme criminali.

Claudio Berrino