lunedì 11 novembre 2019

IL NEGAZIONISMO DELL'INTELLIGENZA

Un sistema giuridico quando introduce il reato di opinione cessa di essere democratico.
La Storia normalmente viene scritta dai vincitori ed un processo di revisionismo, inteso come riesame obiettivo dei fatti occorsi, con l'allontanamento dei coinvolgimenti emotivi determinato dal trascorrere degli anni rientra nella più assoluta normalità.
L'introduzione di divieti, da parte dello Stato, all'analisi dei fatti storici appare una curiosa forma di dogmatismo laico da cui prendere le distanze.
Ricordiamo tutti quando nei decenni compresi tra gli anni '50 e gli anni '70 veniva politicamente negata dal Governo italiano l'esistenza del genocidio del Popolo Fiumano e la stessa esistenza delle Foibe.
Un vergognoso muro di silenzio e di omertà infranto dal coraggio intellettuale dell'allora Presidente della Repubblica Cossiga che però, per quanto ricordo, non produsse condanne giudiziarie per negazionismo a carico di nessuno.
In questi giorni in Germania una signora novantenne è stata condannata a 5 anni di reclusione per negazionismo senza sospensione della pena ed in Italia è stata costituita una Commissione Parlamentare destinata a sanzionare chiunque professi idee considerate idonee a generare razzismo od odio, secondo criteri del tutto imprecisi ed evanescenti.
Al di là della banale considerazione che l'apologia di crimini, al pari della loro negazione, sia destinata comunque a generare indignazione, non vi è chi non comprenda come trasformare una ripulsa etica in una sanzione normativa significhi comprimere un diritto fondamentale quale la libertà di pensiero ed espressione.
L' illogicità dell'iniziativa non può che creare il legittimo timore che, da oggi, vengano usati strumenti parlamentari finalizzati a garantire la cristallizzazione del Potere attraverso la repressione e la criminalizzazione dell'opposizione politica.
Così nascono le dittature. 

Avv. Claudio Berrino