domenica 7 giugno 2026

L'ENUNCIATO NUCLEARE È UNA TESI INNATURALE

Correvano gli anni '70 e il FUAN di Torino, accogliendo con entusiasmo le tesi ambientaliste del GRECE francese (Groupement de recherche et d'études pour la civilisation européenne), costituiva territorialmente un Gruppo di Ricerca Ecologica esprimendo una rigorosa opposizione nei confronti dell'ipotesi di ricorso all'energia nucleare, considerata pericolosa e innaturale espressione di una tecnologia moderna che ben poco aveva a che vedere con la Téchne tradizionale. È purtroppo di questi giorni la notizia di una diffusa volontà di utilizzo del nucleare, presentato mendacemente quale forma di "energia pulita". Un lavaggio del cervello mediatico volto a generare confusione anche nei pochissimi osservatori critici presenti nel tessuto sociale italiano. In particolare, il "nucleare pulito " non esiste poiché se da un lato non produce gas serra durante la generazione di energia, dall'altro genera scorie radioattive che restano pericolose per migliaia di anni. La promessa di un'energia pulita e inesauribile viene impropriamente associata alla fusione nucleare. Tuttavia si tratta di una tecnologia ancora in fase sperimentale che, per una sua realizzazione e per l'accertamento di una effettiva assenza di pericolosità ambientale, richiederà numerosi decenni. E ancora, le centrali a fusione generano comunque scorie radioattive, sia pure in quantità inferiori rispetto al nucleare tradizionale a fissione. Dalla prima rivoluzione industriale a oggi abbiamo assistito ad una progressiva dequalificazione della vita umana che ci è stata presentata sotto il falso nome di "progresso ". L'uomo viveva in armonia con sé stesso e con la Natura anche senza una industrializzazione selvaggia, computer, reti digitali, telefonia portatile, energia nucleare e altre espressioni volgari di un mondo moderno votato alla sua progressiva entropia.

Avv. Claudio Berrino

venerdì 27 marzo 2026

MENSUR - La scelta di non scegliere

Il male è difficile da definirsi, in quanto si traduce contemporaneamente nella violazione della morale collettiva, dell'etica individuale, nell'empietà o nella nocività di una persona, di un sodalizio di persone o di una cosa. In questi giorni si sentono molte persone che, nella scelta tra gli schieramenti politici, invocano "il male minore", quasi che una negatività in ragione della sua minore misura possa o debba essere scelta. Il percorso logico di costoro è carente in quanto mentre in una condizione di patologia biologica è preferibile scegliere l'inevitabile male minore in una dimensione politica si è facoltizzati a non scegliere. Per essere maggiormente chiari, tra andare a votare tra due differenti "mali" è sicuramente più dignitoso scegliere di non scegliere, ovvero di far propria quella che Nietzsche definisce la prima virtù di un aristocratico: "il senso della distanza" (Mensur).

Avv. Claudio Berrino

giovedì 12 marzo 2026

"TERTIUM DATUR"

Stiamo assistendo in questi giorni agli ultimi interventi  a favore del Sì oppure del No al quesito referendario relativo alla separazione delle carriere dei Magistrati.  Reputo opportuno soffermarmi sul "tertium datur" ovvero  il pensiero di quegli italiani favorevoli al Boh, quella esclamazione primaria, usata nel linguaggio informale per esprimere incertezza, dubbio, incredulità o disinteresse. Pare infatti del tutto evidente che la maggioranza numerica degli italiani, che già non vota in occasione delle elezioni politiche o amministrative in ragione dell'inadeguatezza dell'offerta, non si recherà a votare nemmeno per il quesito referendario. Ciò avverrà non per negligenza ma per la maturata consapevolezza che nel nostro sistema di democrazia rappresentativa (che non è certamente il modello ateniese) il diritto di voto serve esclusivamente a un fine di legittimazione del sistema anziché a suo indirizzo. Secondo Ernst Jünger l'atto di votare nelle democrazie moderne è del tutto  inutile perché il sistema elettorale è diventato un automatismo tecnico che annulla la vera libertà individuale e la capacità di incidere sulla realtà. Il passaggio dai sistemi elettorali proporzionali puri a quelli con premio di maggioranza, che vanifica il rapporto tra voti raccolti ed esercizio del potere politico, attesta la correttezza di questa analisi.

Le elezioni moderne non sono del resto un esercizio di libera volontà, ma processi manipolati dalla tecnica e dalla propaganda. Il cittadino crede di scegliere, ma in realtà risponde a meccanismi mediatici prestabiliti dal potere crogiolandosi nell'illusione di una scelta in realtà indotta dalla pressione mediatica che l'ha generata. La verità o il valore di un'idea pare del resto  illogico dipendano dalla quantità di voti ricevuti. Questo "automatismo del numero" sacrifica l'eccellenza e l'autonomia spirituale del singolo. Nello Stato moderno l'apparato burocratico e tecnico è così pervasivo che il voto non può realmente cambiare la direzione della "nave del progresso". La politica istituzionale è vista come una maschera che nasconde il dominio della tecnica sulla vita umana. Jünger contrappone al "voto" ed agli acefali votanti la figura del Ribelle (o colui che "passa al bosco"). La vera libertà, afferma, non si esercita nell'urna, ma nella capacità del singolo di sottrarsi al condizionamento collettivo e di mantenere una propria sovranità interiore inviolabile. In sintesi, per Jünger il voto è un rito di legittimazione di un sistema che ha già deciso la propria rotta con modalità autoreferenziali quando non eterodirette. La vera azione politica e spirituale risiede oggi nella resistenza culturale individuale e nel rifiuto di farsi "catalogare" dalle statistiche elettorali ignorando politiche di convincimento degne dei peggiori piazzisti. Il "Passaggio al Bosco" jüngeriano, l' "Apolitia" evoliana o l' "Esilio Interiore" debenoistiano  in talune situazioni celano un significato etico e un valore politico maggiore di quello esercitato nelle loro tecniche affabulatorie dai professionisti (o meglio, stipendiati) della politica o dagli aspiranti tali.

Avv. Claudio Berrino